LINDSAY LOHAN, MALEDETTA E DIVINA: ORGE SUL SET, BOTTE FUORI

1. VIDEO - IL PRIMO FRAMMENTO DI "THE CANYONS" CON LINDSAY LOHAN E JAMES DEEN

 

2. VIDEO - TRAILER DI "THE CANYONS" CON LINDSAY LOHAN IN STILE ANNI ‘70


3. LINDSAY MALEDETTA E DIVINA
Stephen Rodrick per "The New York Times Magazine"
Traduzione di Matteo Colombo per "D - la Repubblica"

Lindsay Lohan si sposta per lo Chateau Marmont come fosse suo, ma in modalità "detenuta per debiti": deve all'hotel 46mila dollari. Le teste si girano impercettibilmente mentre scivola verso il tavolo dove ha appuntamento con un giovane produttore e un vecchio regista. La madre, Dina, siede al tavolo accanto. Più in là, un signore attende paziente l'attrice, per cui ha portato un cumulo di regali. Lohan si siede, sorride e salta i convenevoli: «Ciao, come va? Nel tuo film voglio fare Tara, la protagonista». Braxton Pope e Paul Schrader annuiscono soddisfatti.

A loro sembra un'idea stupenda. Schrader la ritiene perfetta per la parte, ma non tutti sono d'accordo. È l'uomo che ha scritto Toro scatenato, Taxi Driver e diretto 17 film, ma c'è chi teme che Lohan segni la sua fine. Lei ha alle spalle arresti domiciliari, incidenti d'auto e ingestioni di polverine bianche. E poi c'è il contenuto del film, molto esplicito. Nudi integrali e sesso, un sacco di sesso.

Schrader oggi è un regista a corto di possibilità. L'ultima l'ha avuta una decina d'anni fa, quando lo scelsero per un remake dell'Esorcista. In un'intervista disse: «Se riesco a non mandarlo a puttane, può darsi che arrivi a fine carriera sulle mie gambe anziché chiedendo monetine per strada». Di lì a poco fu rimpiazzato dal Renny Harlin. Oggi Schrader ha 65 anni, e deve chiedere monetine per strada. Camicia a quadretti e cravatta sottile, Braxton Pope ha proprio l'aria di un produttore. È lui che ha messo in contatto Schrader con lo scrittore Bret Easton Ellis.

Insieme avrebbero dovuto realizzare Bait ("Esca"), un thriller con squali basato su una sceneggiatura di Ellis, ma poi i finanziamenti si sono volatilizzati. Schrader allora ha suggerito di fare una cosa al risparmio, ma che non lo sembrasse. Pope ha attivato i suoi canali con l'agente di Lohan, ed ecco l'attrice seduta qui. Il film, intitolato The Canyons, ha un budget minuscolo, sui 250mila dollari. Ellis Pope e Schrader ce ne mettono 30mila a testa, i rimanenti verranno raccolti con una colletta sul sito Kickstarter. L'attrice riceverà 100 dollari al giorno e una percentuale dei profitti, ma non avrà voce in capitolo su alcuna decisione.

Schrader ribadisce a Lohan alcune regole: niente roulotte sul set e una scena di sesso a quattro obbligatoria per contratto. Ah, e un'altra cosa, aggiunge: non cercherà di portarsela a letto. Lei si alza e saluta, dicendo quant'è emozionata, ed esce dal ristorante seguita dalla madre e dal tipo con i regali. Pope si raddrizza la cravatta. «Che ne pensi?». Schrader sa che dovrebbe essere terrorizzato, invece è euforico. Con le bizzarrie comportamentali ha una certa dimestichezza.

Trent'anni fa diresse un George C. Scott alcolizzato in Hardcore e maneggiare persone come lui, o come Lindsay Lohan, è la sua vocazione. Come Schrader, anche Ellis si trovava a un bivio. Dopo i primi successi, i suoi libri non avevano più venduto granché e si era trasferito a Los Angeles con l'idea di darsi al cinema. Il compito di mettere in pratica il progetto sarebbe toccato invece a Pope.

È stato lui a suggerire di trasformare The Canyons nel film più «aperto» di tutti i tempi. Ci sarebbero stati aggiornamenti su Facebook e attori scelti dai video spediti al sito del film. L'idea di Pope era che un simile approccio «populista » si potesse applicare anche ai finanziamenti. Ha spiegato a Schrader cos'era Kickstarter, il sito di crowd funding: Dovevano solo inventarsi qualche premio e anche i ragazzini avrebbero offerto denaro per vedere il loro nome associato a quello di artisti "contro" come Schrader e Ellis. In un mese, hanno racimolato 150mila dollari. Bret Easton Ellis ha sfornato una prima stesura in un mese e mezzo.

Di recente aveva cominciato a interessarsi a James Deen, 26enne «pornostar della porta accanto». Deen, il cui vero nome è Bryan Matthew Sevilla, ebreo e figlio di due ingegneri aerospaziali, con i suoi 4mila film si è guadagnato un seguito di culto in quanto ben dotato e con un'aria da ragazzo sensibile. Ellis ha scritto la sceneggiatura pensando a lui nei panni di Christian, un figlio di papà sociopatico nella più classica tradizione ellisiana, convinto che «dietro quel bel faccino si nascondesse un demonio».

Il Christian di Ellis amava portare uomini e donne nella sua villa di Malibu per fare sesso con la fidanzata Tara; insieme, si sarebbero ritrovati coinvolti in un sordido triangolo con Ryan, giovane attore belloccio. Ci sarebbe stato sesso, un omicidio, poi altro sesso. Nello stesso periodo, Pope si era messo in contatto con la Lohan. Ellis era scettico, temeva il fattore melodramma. Pope e Schrader gli ricordarono ciò che lui stesso aveva scritto sul Daily Beast: «Gli americani vogliono davvero le buone maniere? No. Vogliono la realtà, poco importa quanto sia fuori di testa la celebrità che deve procurargliela ».

In quel pezzo Ellis divagava su Charlie Sheen, ma avrebbe tranquillamente potuto parlare di Lindsay Lohan. Primogenita di un operatore di borsa con la fedina penale sporca, dopo essere sopravvissuta all'infanzia a Long Island, Lohan ha trasvolato a Hollywood, diventando una delle giovani attrici più amate, con ruoli in Genitori in trappola e Mean Girls. Ha inciso un album che è diventato disco di Platino. E nel 2006 era la cosa migliore di Radio America di Robert Altman. Poi tutto è precipitato. Ma Pope era convinto che il talento ci fosse ancora.

L'inizio delle riprese è fissato tra meno di una settimana, Schrader organizza un incontro con Deen e Lohan per ragionare sulle scene di sesso. Lohan disdice, promettendo che ci sarà il giorno dopo. Ma non si presenta. Schrader si chiede cosa fare, ha ancora il coltello dalla parte del manico: c'è un'attrice che aspetta a Parigi. Una volta cominciate le riprese, però, perderebbe questo potere. Lohan rischia di mettere sotto scacco l'intera produzione. E così la licenzia. Torna nella sua stanza all'Orlando Hotel di Beverly Hills, lasciando a Pope il compito di recapitare la notizia. Lohan prende e va all'Orlando, attacca a bussare di qua e di là finché non trova la stanza di Schrader.

Lo tempesta di messaggini. Schrader la sente piangere, non le apre. Risponde anche lui con un sms: «Lindsay, tornatene a casa». Lohan rimane a singhiozzare nel corridoio per un'altra oretta, infine se ne va. Più tardi il regista telefona a Pope e gli chiede di radunare tutti per riguardare i provini di Lohan e dell'attrice francese. Il giudizio è unanime: Lohan è infinitamente meglio. Schrader decide di darle un'altra chance. Non pensa che il punto debole di Lohan siano le droghe, ma la paura della solitudine. L'indomani lei si presenta al trucco quasi in orario.

Seduta a un tavolino con una lattina di Sprite, sfodera un sorriso smagliante. Schrader mi prende per un braccio e la indica. «Vede? Per questo sopportiamo tante stronzate. Uno può girare film pessimi con attrici puntualissime. Però poi, guardi! Il resto è solo rumore di fondo». La sfida di The Canyons era far sembrare un film da 250mila dollari una pellicola da 10 milioni. Un donatore di Kickstarter ha regalato 10mila dollari alla produzione e altri 10mila a un designer perché permettesse di girare nella sua splendida villa a Malibu.

Qui, il primo giorno di riprese, Deen e i suoi modi discreti rompono il ghiaccio. Il ragazzo non è un marcantonio, eppure tutti lo guardano con meraviglia. A pranzo, uno della troupe gli domanda: «Ma tu con quante donne avrai fatto sesso?». Deen ride e si gratta la testa. «Oddio, non ne ho idea. Sul serio». A esibirsi ha imparato da ragazzino, «facendo i numeri» con le ragazze davanti ai suoi amici. Si è sempre vantato della sua professionalità. Emana però una certa solitudine. Sul set è l'unico a non ricevere mai visite.

Il primo giorno solo la Lohan ne riceve una. È Steve Honig, il suo ufficio stampa, un tipo tozzo e semicalvo in camicia di jeans. Dice a Schrader che la presenza sul set di un giornalista è inaccettabile. «Non voglio che l'unico argomento diventino i ritardi di Lindsay», mi dice. «Le attrici sono sempre in ritardo. Julia Roberts arriva in ritardo». A metà settimana, tra Schrader e Lohan è ormai guerra aperta. Bisogna provare una scena di scontro fisico, in cui Christian aggredisce Tara accusandola di infedeltà. Schrader tenta di spiegare a Deen come vuole che la spinga a terra.

Deen fa sì con la testa, poi esegue la scena alla metà della velocità (motivo di attrito costante, questo, tra Deen che risparmia le energie e Lohan che pretende il massimo). Dopo un po', Schrader dà lo stop per mostrare a Deen cosa vuole che faccia: «Capito come?». Deen annuisce, afferra Lohan e la sbatte sul pavimento. Lei caccia un urlo, la troupe trattiene il fiato. Ma subito si rialza sorridendo. «Così è fantastico! Vuoi rifarlo? ». Qualcuno le fa i complimenti.

«È che ho fatto un sacco di esperienza con mio padre». La sera dopo, è il momento della scena di sesso a quattro. Fatta nel modo sbagliato, potrebbe far guadagnare al film la "pernacchia d'oro" del premio Razzie. Ma se Schrader la azzecca potrebbe di colpo far funzionare tutto il film. Pope ha trovato due attori porno. La donna si presenta completamente nuda. Lohan va nel panico e va a chiudersi in uno stanzino. Schrader aspetta mezz'ora, poi va a vedere se si sente pronta. Lavorare con dei pornoattori la mette a disagio. Schrader dà di matto. Aspetta un'altra ora. Torna a parlare con Lohan, fa il cattivo, si mette a gridare alla porta.

«Hai firmato! Sapevi che c'era anche questo!». Passa un'altra ora, finalmente Lohan si avvicina al letto, ma senza togliersi l'accappatoio. Schrader pensa di mandare a casa tutti quanti, poi si rende conto che gli resta ancora una strada. Si spoglia completamente: «Lins, voglio che tu ti senta a tuo agio. Sù, giriamola ». Lohan si fa scivolare di dosso l'accappatoio. E la scena viene girata in un unico ciak di 14 minuti. Da allora le cose cominciano a complicarsi sul serio. Allo Chateau alloggia Lady Gaga, e per The Canyons non è una buona notizia.

Un giorno Lohan non si presenta, poi abbandona il set per pranzare con degli amici, accumulando un conto di 600 dollari in sushi e vodka. Il mattino dopo dovrebbe girare al Café Med, ma quando arrivo trovo Pope sull'orlo del panico. «Lindsay ha fatto le 5 e mezza di mattina con Lady Gaga». Lohan è stesa su un divanetto, con le mani si ripara gli occhi da una luce del sole inesistente. Un medico le misura la pressione, poi va da Pope e Schrader: infezione dell'orecchio interno. Rimane un'ultima scena. Lohan seguita da uno stalker mentre fa shopping al Santa Monica Promenade.

Il problema è che hanno chiesto 10mila dollari per autorizzare le riprese. Viene decisa una mossa rischiosa: girare con telecamere a spalla. Schrader fa un sopralluogo, teme di attirare l'attenzione delle guardie. Un'ora dopo, Lohan arriva sulla sua Porsche nera, seguita dai paparazzi. Entra nel centro commerciale, Schrader comincia a girare. Subito, però, la corpulenta capa della sicurezza li blocca: «Dovete fermarvi». È finita. Sconfitto, Schrader torna in albergo.

Qualche giorno dopo, riprende Lohan al Century City Mall, dopo aver pagato 3mila dollari per l'autorizzazione. Il film, come per magia, è finito. Dopo tre settimane ricevo una mail in cui Schrader mi dice che hanno terminato. Lo raggiungo a New York, al Brill Building, dove si sono radunati alcuni amici esponenti del cinema indie. La prima scena si trascina all'infinito, ma dopo un quarto d'ora qualcosa scatta. Deen emana una cattiveria sommessa, è nato per interpretare un personaggio alla Bret Easton Ellis. Lohan esprime vulnerabilità a dissolutezza.

Dopo la proiezione, gli amici non si sbilanciano, lui è al settimo cielo. Di lì a qualche giorno, torno a Los Angeles per rivedere il film con Pope ed Ellis, il più perplesso. «È fiacchissimo. Dura un'ora e mezza, ma sembrano tre». È la prima scena che non funziona. Pope chiama Schrader proponendogli di rigirarla, lui rifiuta rabbiosamente. Ci sono voluti due mesi perché l'attrice portasse a termine due ore di scene!

Nel frattempo, Lohan ha preso a pugni una medium, è stata accusata di aver investito un pedone, è indagata dal fisco e ha visto la madre farneticare in tv, forse ubriaca, durante una puntata di Dr. Phil. Mentre Ellis, Pope e Schrader litigavano sul montaggio definitivo. Pope ne ha mostrato uno a Steven Soderbergh. Intrigato, Soderbergh si è offerto di realizzarne uno alternativo, a patto che gli mettessero a disposizione il girato per 72 ore. Schrader ha detto di no.

Lo incontro ancora una volta a Toronto, dove sta lavorando alla colonna sonora. Il film non è stato accettato al Sundance ed è di un umore più nero del solito. «La cosa delle 72 ore era una boiata. Gli ci vorrebbero solo per visionare tutto il girato. E poi ha presente come reagirebbe Soderbergh, se un altro regista si offrisse di rimontargli il film?». Si appoggia allo schienale e mi fa un gestaccio. «Ecco, come reagirebbe».

Inevitabilmente, la conversazione si sposta su Lohan. Schrader ha fatto vedere il film a Lindsay e alla madre. Si sono così infuriate per quanto la cinepresa si sofferma su Deen che Schrader ha dovuto far spostare Dina in un'altra stanza. Gli chiedo se si è pentito di aver scelto Lindsay Lohan. Scuote la testa. «No, nel film è fantastica».

 

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