louis armstrong

LOUIS ARMSTRONG, UN GENIACCIO SEMI-ANALFABETA - LA GRANDEZZA DI “SATCHMO”? LA SUA INTELLIGENZA VIVA - NON AVEVA CONCLUSO LE SCUOLE ELEMENTARI, COME LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI RAGAZZINI DI COLORE AGLI INIZI DEL NOVECENTO MA ERA ABILISSIMO IN ORATORIA E NELLA SCRITTURA – QUANDO ARMSTRONG INVENTÒ LO “SCAT”: UN GIORNO STAVA REGISTRANDO IN STUDIO E…

UN LAMPO A DUE DITA. SCRITTI SCELTI

Helmut Failoni per “La Lettura – Corriere della Sera” del 13 dicembre 2021

 

Sembra paradossale. Un libro che spalanca una finestra - grande, con vista a perdita d'occhio su una vallata piena di suoni - parlando di un aspetto sconosciuto ma indissolubilmente legato all'«inventore» del jazz - un signore che si chiamava Louis Armstrong (1901-1971) - è stato messo insieme e pubblicato solo una trentina d'anni dopo la sua morte. 

 

Quel lato così poco noto e indagato del jazzista è subito chiaro dal titolo del libro che porta la sua firma, Un lampo a due dita. Scritti scelti, a cura del musicologo Thomas Brothers (1955), appena tradotto e pubblicato nella serie Chorus (ideata da Fabio Ferretti) della casa editrice Quodlibet, con la traduzione di Giuseppe Lucchesini e la curatela di Stefano Zenni. 

 

È dunque un libro legato alla scrittura, a lettere, memorie, articoli battuti a macchina o vergati a penna e firmati da colui che nel 1952 i lettori della storica rivista americana «Down Beat» elessero «personaggio musicale più importante di tutti i tempi». E quella per la scrittura fu un'autentica ossessione per Armstrong, quasi quanto quella per la musica. Scrivere è stato per lui un modo - senza andare a scomodare la psicoanalisi - legato molto probabilmente anche a una volontà di affermare la propria esistenza di essere umano, il proprio pensiero, in un mondo in quegli anni ancora profondamente razzista. 

LOUIS ARMSTRONG

 

Oggi Armstrong - chissà - sarebbe forse onnipresente sui social a pubblicare i suoi pensieri e le immagini colte al volo da uno smartphone... Il linguaggio diretto, confidenziale, la leggerezza di alcuni pensieri, a volte anche banali, espressi nelle sue missive, assomiglia infatti non poco - in quanto a trasparenza - a quello che si può per esempio leggere in tanti post di illustri sconosciuti, su Facebook o Instagram. 

 

Il libro di Brothers è importante per diversi motivi. Ne citiamo uno: perché attraverso gli scritti di Armstrong possiamo ricostruire, oltre naturalmente al suo pensiero più schietto, semplice, diretto, non filtrato da censura alcuna, anche una storia parallela dell'America dei suoi tempi, quelli delle grandi migrazioni. Sulla sua sfrenata e incontenibile passione per la scrittura, in una delle numerose lettere indirizzate a Joe Glaser - il manager storico di Armstrong - si legge: «Mi spiace di dover scrivere questa lettera con la penna, ma ieri, quando sono arrivato, all'aeroporto di Las Vegas, la Mia macchina per scrivere è caduta dal mucchio di bagagli che erano sul carrello. E la "Scossa" si è Tirata Dietro' tutto. Tch Tch, non è Una Scocciatura? E sì che volevo "swingarti" di brutto di Ticchettii» .

louis and lucille armstrong 2

 

No, non sono errori di trascrizione quelli che avete appena letto. Erano sue scelte precise. Armstrong non aveva concluso le scuole elementari, come la stragrande maggioranza dei ragazzini di colore che vagavano agli inizi del Novecento per le vie chiassose di New Orleans in mezzo a papponi, prostitute, gangster e dove si potevano incrociare neri, ebrei, creoli, spagnoli, francesi, italiani, irlandesi, inglesi; ma era per questo piuttosto orgoglioso della sua abilità oratoria e di scrittura: «Ciò di cui sono realmente fiero è la mia capacità di parlare e di scrivere in buon inglese».

 

louis armstrong con la macchina da scrivere

 Quel buon inglese lo fondeva con il jive talk , il dialetto dei jazzisti. Quando un intervistatore gli chiese se fosse vero che ovunque andasse si portava dietro un vocabolario e un dizionario dei sinonimi e dei contrari, lui rispose: «Ma certo (...). A portata di mano quando scrivo delle lettere. Così se salta fuori una di queste parole difficili io ho già la risposta in tasca». Armstrong in tasca, se andava a cercare per bene, aveva il jazz, ma non ne era pienamente cosciente. Eppure fu lui a portare questa musica nel mondo, a presentarla con la sua leggendaria fragorosa risata. 

 

Il primo ad accorgersi di una mole di migliaia di lettere scritte dal trombettista nel corso della sua vita è stato il critico Gary Giddins, autore di Satchmo (Doubleday, 1988). Dieci anni dopo, nel 1999, un altro studioso, Thomas Brothers, ha raccolto il testimone, ampliando le ricerche e pubblicando infine (per Oxford University Press) Louis Armstrong in his Own Words. Selected Writings , un volume per la prima volta interamente dedicato agli scritti di Satchmo, che è quello ora tradotto e portato sugli scaffali delle librerie da Quodlibet. 

 

louis armstrong

Le narrazioni di Armstrong sono vivissime, coinvolgenti, a volte surreali. Piene di enfasi e di giochi semantici. Le parole, le pause, gli accenti hanno un ritmo sincopato. La punteggiatura è quella tradizionale, ma l'uso che ne fa è liberissimo, come quando con la tromba usava accenti in battere o in levare su una linea melodica di improvvisazione. Gli apostrofi danno spesso una spinta ritmica alle sue frasi. Aveva uno stile solo suo. 

 

Masticava le parole, le degustava, sgranandole sillaba dopo sillaba, oppure tutte d'un fiato. Le sue frasi prendono direzioni sorprendenti, inattese, come durante un'improvvisazione, quando stupiva l'ascoltatore portando la linea melodica dove solo i più esperti si sarebbero aspettati. Fu in quel modo che inventò accidentalmente lo scat, il modo di cantare in cui le parole sono sostituite da una serie di suoni onomatopeici, sillabe senza significato, ma servite da una spinta ritmica che fa sobbalzare l'ascoltatore. 

LOUIS ARMSTRONG King Oliver’s Creole Jazz Band

 

L'antefatto: era il 1926 quando Armstrong entrò in studio di registrazione per incidere Heebie Jeebies. A un certo punto gli cadde il foglietto con il testo che si era trascritto. Ma non voleva interrompere una registrazione che stava andando alla grande. Decise di improvvisare le parole dimenticate con il suono della voce, proprio come fosse uno strumento solistico, facendo sfumare una sillaba nell'altra. 

louis armstrong ph elio vergati

 

Nacque così lo scat. Sapeva giocare con le connessioni verbali e grammaticali, le prosciugava. Dice bene Brothers nell'introduzione al libro: «La sua prosa acquisì una voce riconoscibile quanto la sua voce musicale». È vero: andavano di pari passo. Siamo nella preistoria dello stile di scrittura dei reading della Beat Generation, delle frasi ritmiche dell'hip-hop ma anche, volendo, dell'oralità percussiva che il poeta Edoardo Sanguineti interpretò in Rap (1996). 

 

I racconti di Armstrong fanno spesso (sor)ridere, come quelli legati alla stipsi (nelle lettere dichiarava quale fosse il migliore lassativo, secondo la sua esperienza) o quando l'adorata madre May Ann interruppe un concerto del figlio salendo sul palco dopo un viaggio da New Orleans a Chicago, perché le avevano detto che Louis non se la passava benissimo. Sospinto da urgenza espressiva, girava spesso intorno a sé stesso nei suoi scritti (pubblicò, fra l'altro, due autobiografie, nel 1936 e nel 1954). 

 

louis armstrong in congo 5

I riferimenti alla sua vita non mancavano mai: il richiamo ai «bei vecchi tempi» nella sua New Orleans era costante. In una lettera - ricordando un consiglio di un amico ricevuto prima di partire alla volta di Chicago - scriveva che Black Benny gli disse: « Dipper ( Dipper Mouth , bocca a mestolo, era un altro suo soprannome, ndr ), Finché vivrai, non importa dove ti troverai - tieniti accanto un Uomo Bianco (che ti sia simpatico), che possa + voglia metterti una Mano sulla spalla e dire: " Questo è il 'mio' 'Negro' ", e nessuno Ti Farà del Male». 

PIPPO BAUDO E LOUIS ARMSTRONG

 

Ed è proprio quando abbandonò New Orleans alla volta di Chicago che il jazz, da espressione collettiva divenne individuale e fu lui a consolidarne la qualità solistica. Tempo dopo, con il bebop prima e in un modo più definito negli anni Sessanta, il jazz diventò rivendicazione intellettuale di un'emancipazione nera. Ma è solo grazie a un (forse) inconsapevole Armstrong, snobbato proprio dagli esponenti dell'avanguardia, che il jazz aveva già conquistato il mondo.

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE...

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?