luc merenda

CAVOLI A MERENDA (LUC): "I MIEI POLIZIOTTESCHI? BELLI, SPORCHI, SCORRETTI. COME GLI ANNI '70" - L'ATTORE FRANCESE LUC MERENDA VINCE IL PREMIO "STRACULT": "ALTRO CHE FILMETTI, QUELLI ERANO OPERE POLITICHE. GLI STUDENTI DEL ’68? COME I GILET GIALLI, SI PARTE DA UNA GIUSTA RIVENDICAZIONE E SI FINISCE CON LA VIOLENZA" – LA CARRIERA DA FOTOMODELLO (“A ME SEMBRAVA UNA COSA DA FROCIO”), IL RIFIUTO DI FARE 'ER MONNEZZA' (“TROPPO TRASH"), ORNELLA MUTI “STRAFIGA” E TARANTINO – VIDEO...

 
Luigi Mascheroni per il Giornale

luc merenda

Una carriera dietro le spalle che continua a passargli davanti agli occhi, una vita da splendido 75enne e una filmografia lunga 40 titoli, una nuova casa con terrazza sulla laguna di Ville de Sète, 30 km da Montpellier («L'ho acquistata da 15 giorni, ho venduto il casale del '700 che avevo fuori Parigi, che sarà pure Parigi, ma volevo il mare, il sole e le ostriche di Bouzigues...»), una moglie (molto gelosa), una figlia di 33 anni («Si chiama Divina.

 

Macché attrice... Ha 185 di quoziente intellettivo. Significa che rompe i coglioni a tutti, nessuno è mai alla sua altezza, io volevo lavorasse nella finanza, lei ha scelto il bio, e ha fatto bene: produce succhi di frutta e verdura straordinari»), e un viso icona. Titoli di testa: Luc Merenda. Sparatorie, inseguimenti, belle donne, commissariati e drammi morbosi.

 

luc merenda

Scorrevano gli anni Settanta. Quando l'Italia produceva 350 film all'anno ed era la seconda cinematografia occidentale dopo gli Stati Uniti. Gli effetti speciali erano scarsi ma avevamo gli stuntman migliori del mondo. E trionfava il cinema di genere. A Milano c'erano ancora i barconi di sabbia sui Navigli, si parcheggiava in piazza Duomo (che meraviglia!), la polizia aveva la Giulia verde e il poliziottesco virava tra il giallo e il rosso. Inchieste, night e Soleil rouge.

 

Il B.A. Film Festival la premierà come «eroe del cinema popolare italiano».

«Gli eroi veri non fanno cinema. I filosofi che condannano le guerre, i generali che cercano di renderle meno sanguinose e i politici che provano a evitarle. Ma ormai i politici sembrano servire poco, sia lì in Italia sia qui in Francia».

Lei è francese, Nogent-le-Roi, valle della Loira. Di nonno italiano.

«Svizzero italiano, Lugano. Ma io da piccolo ho seguito i miei genitori in Marocco: Agadir. Sono rimasto 13 anni e quando sono tornato a Parigi mi sentivo a disagio. Io, selvaggio cresciuto per strada e in spiaggia, parlavo con l'accento dei pied-noir. I miei compagni mi dicevano: Sei arabo?. E io li menavo».

 

Si preparava ai film d'azione...

«Mentre studiavo alle scuole superiori mi sono appassionato di paracadutismo, moto e savate, la boxe francese. Era un periodo strano...».

luc merenda 2

Era maggio, del '68.

«Ho visto gli studenti manifestare. All'inizio erano ragazzi ribelli, ma dopo pochi giorni erano già diventati solo gente che tirava sanpietrini. Casseurs... Come dite voi? Teppisti... Cinquant'anni dopo è la stessa cosa. Li vede i gilet jaune? All'inizio cittadini arrabbiati che chiedono il minimo sindacale, una cosa legittima visto che in Francia ci sono 10 milioni di persone che vivono con mille-1200 euro al mese. Poi si sono trasformati in vandali. Non cambia niente. I meccanismi sono gli stessi. Si parte da una giusta rivendicazione e si finisce con la violenza».

 

Lei dove finì?

«In America. Mi dissi: Questo Paese del cazzo non mi piace. Vendetti l'Honda S800 Coupé e comprai il biglietto per New York. L'idea era frequentare un master alla Columbia University, ma non avevo molta voglia di studiare. Ho fatto mille lavori senza soddisfazioni, tra cui cameriere in un locale per i minchioni del cinema e della moda, e una sera, in mezzo a donne bellissime che neanche mi guardavano, trovo una bimba che mi chiede: Perché non fai il fotomodello?. A me sembrava una cosa da frocio...».

luc merenda

Non siamo più negli anni '70... Ieri sera ho rivisto Il poliziotto è marcio. Lei dopo aver sparato a una banda di rapinatori dice: «Erano quattro terroni morti di fame».

«Je comprends... Volevo dire effeminato... Comunque, mi pagavano bene e così iniziai, le mie foto finirono su After dark, una famosa rivista per gay, e dopo mi pagarono ancora meglio. Però non riuscivo a ottenere la green card. È il 1970, e torno in Francia».

 

E lì gira OSS 117. Cos'è?

«Un James Bond dei poveri. Girato in Brasile. Ma almeno ero la star».

Poi arrivano i film importanti.

«Ma non da protagonista. Le 24 Ore di Le Mans con Steve McQueen, e Sole rosso con Charles Bronson, Toshiro Mifune, Alain Delon, Ursula Andress... in Francia non andavo da nessuna parte».

 

E arriva in Italia.

luc merenda 8

«Roma, 1971. Capisco subito che è il mio Paese. Mi sento a casa: la gente, i colori, tutto. In 12 anni sono tornato in Francia solo per i funerali di mio padre».

Con Maurizio Merli diventa l'icona del poliziottesco. Titoli cult.

«Milano trema. Il poliziotto è marcio. La città gioca d'azzardo... Tutti fra il '73 e il '75».

Tutti girati da Sergio Martino o da Fernando Di Leo.

«Martino bravissimo, pariolino, una grande voglia di fare generi diversi, e infatti alla fine ci è riuscito. Di Leo uomo del Sud, sensibilità enorme. Sergio voleva sembrare forte, Fernando lo era».

 

I vostri film sembravano intrattenimento, invece erano politici e anticonformisti. Corruzione, potere, mafia...

«Infatti poi li hanno rivalutati. Quando li giravo pensavo di essere un ladro: mi appropriavo dei soggetti che gli altri rifiutavano. La polizia accusa parlava dei servizi deviati: nel 1975. Ha presente? Anni di piombo, strategia della tensione... Il poliziotto è marcio è la storia di un commissario corrotto, ed ebbe guai con la distribuzione. E in Italia: ultimo atto?, di Massimo Pirri, un gruppo di terroristi fa una strage per uccidere il ministro dell'Interno. Uscì nel '77, pochi mesi prima del sequestro Moro. Lo sceneggiatore era un genio».

luc merenda 6

 

O uno vicino alle Br.

«È che all'epoca non piacevano a tutti quei film».

A Lei piaceva girarli?

«A un certo punto avrei preferito fare il regista. È che volevo cambiare... Maurizio Merli fece trenta film identici, io mi sono sforzato di fare altro. Martino mi diceva: Sei ricco, conosciuto... Cosa vuoi di più? Continua a fare il commissario».

Risposta?

«Gli dicevo che se avessi voluto fare il commissario tutta la vita, sarei entrato in polizia».

 

Rifiutò di fare Er Monnezza.

«Lessi il soggetto. Due pagine. Troppo trash. Dissi no, e feci la fortuna di Tomas Milian».

E passò alla commedia: ha lavorato con...

«Enrico Maria Salerno, Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi... forse il più grande. Uno che passava dal dramma al comico sempre a livelli altissimi. Un gigante».

luc merenda 5

I film erano un po' piccini.

«Ma no... Facevano grandi incassi, non erano così male, anche se la critica li snobbava».

 

Il pubblico li adorava. C'erano sempre belle donne.

«Ursula Andress era molto naturale, non presuntuosa, cosa rara nel giro. La Fenech invece ha dimostrato di essere una grande produttrice, donna d'affari, cosa che nessuno avrebbe immaginato. Poi Ornella Muti. Strafiga. Deliziosa e forse ingenua. E Dayle Haddon, bellezza assoluta: non era nata per avere a che fare con questi animaletti selvaggi che bazzicano il cinema, un mondo in cui il talento migliore spesso è la cattiveria».

 

luc merenda 7

A volte lo è solo la bellezza. Anche per gli uomini. Per Lei?

«Essere belli a volte è utile, altre meno. Ho perso molti film perché il regista non voleva un altro maschio alfa sul set».

Ci ritornerebbe? Sul set, dico.

«In Francia ho fatto una serie tv in 26 puntate, molto popolare».

 

Nel cinema intendo.

«... dovrei trovare un regista che rispetto, e un copione che mi piace».

Tarantino ha detto che Lei è uno degli attori che gli ha fatto venire la voglia di fare cinema.

«Ecco, se mi chiama lui sì».

Se no?

«Resto in terrazza a prendere il sole».

luc merenda 4luc merenda 1luc merenda 2

 

luc merenda 3

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO