enrico lucci

LUCCI DELLA RIBALTA: ''A ME GLI STEREOTIPI DE SINISTRA ME FANNO ORORE: ER CANNAROLO DEPRESSO, L'INTELLETTUALE FASULLO CHE CHIAMATE RADICALC CHIC. POTREBBERO STARE TUTTI IN SIBERIA A TAGLIARE LE BETULLE''. IL SOCIALISMO HA LOTTATO PER LE CLASSI DEBOLI, CONTRO L’IMPERIALISMO, PER GLI OPERAI… E ORA È FINITO ALLA LEOPOLDA'' - ''LA SERA COSA GUARDO? TUTTI DICONO NETFLIX, A ME PIACCIONO I CICCIONI CHE DEVONO DIMAGRIRE, I CAMIONISTI'' - E SUL PERCHE' NON C'E' PIU' VALENTINA PETRINI...

Maurizio Caverzan per ''la Verità''

 

«La sinistra ha fatto la storia, ora fa la Leopolda»

Enrico Lucci risponde in una pausa di lavoro. Quest’anno ne ha più di prima. Dopo Realiti Sciò, striscia tutta sua su Rai 2 in cui ha raccontato il declino del berlusconismo, nella nuova stagione di Nemo - Nessuno escluso, sempre Rai 2, il più ganzo del bigoncio - uno di sinistra che crede nell’ordine democratico, 54 anni, di Velletri, gavetta nelle tv romane prima di bussare in Viale Mazzini e di approdare alle Iene di Davide Parenti - canta e porta la croce. Incursore, intervistatore, conduttore. Al suo fianco non c’è più Valentina Petrini: «Mi sono attenuto alle scelte editoriali della Rai».

ENRICO LUCCI

 

Sta di fatto che è un nuovo Nemo, con l’intervista politica rivisitata.

«Sono venuti Luigi Di Maio e Antonio Tajani, ma non è detto che debba essere sempre politica».

Però si vede che ti diverti, soprattutto se il soggetto si presta.

«Provo sempre a divertirmi, perciò tutti i soggetti si prestano».

Fai i servizi e conduci.

«Nel tempo spero di ridurre i servizi. Con ’sto mal di schiena…».

 

E il giornalismo di strada?

«È il mio. Se vai dove ci sono le persone sei più libero. In studio devi fare gli onori di casa, non puoi invitare uno e prenderlo a schiaffi. Sono due prospettive diverse».

E tu preferisci?

«Teoricamente, la strada. Solo che ho 54 anni…».

Un ragazzo.

«Anche in studio si può trovare una forma educata pur facendo tutte le domande».

Lilli Gruber o Corrado Formigli a Di Maio e Tajani ne avrebbero fatte altre.

«Ognuno è figlio della propria vita. La Gruber è una cosa, Formigli un’altra, Diego Bianchi un’altra ancora».

 

Tu sei più popolare?

«Non mi auto-intesterò mai la volontà del popolo. È tutto popolo, anche la Gruber e gli altri. Io provo a sintonizzarmi sul linguaggio corrente».

ENRICO LUCCI BERSANI

Appunto.

«Cerco di connettermi, arraffo quello che mi sembra di sentire. Altrimenti, per essere veramente l’uomo della base, dovrei vivere sette anni in Veneto, sette in Calabria…».

Ti sei messo il programma sulle spalle: inviato, intervistatore, conduttore.

«Macché spalle… I pilastri sono altri. Alessandro Sortino, capo progetto. E gli inviati veri, giganti come Daniele Piervincenzi, Laura Bonasera, Selenia Orsella, Marco Maisano e tutti gli altri».

 

Hai cominciato una nuova carriera da anchorman, da giornalista che porta la realtà in tv e la interpreta?

«È la ragione sociale di Nemo: mostrare quello che si muove nel Paese e raccontarlo in tutti i suoi aspetti».

Puoi cominciare a dire «la mia televisione», come i conduttori importanti.

«Io penso sempre la stessa cosa. Che tutti impariamo da tutti e ognuno sviluppa un proprio modo di vedere le cose. Non c’è nessun Leonardo da Vinci in giro, me compreso».

Siete diversi dalle Iene perché meno giustizialisti?

«Raccontiamo le cose con un linguaggio più disteso. Il nostro montaggio è attento ai particolari, come la fotografia. Ma Le Iene fanno bene il loro mestiere».

 

Hanno il gusto di stanare il furbetto e la doppia morale.

«Noi proviamo a essere più letteratura. Senza tirarcela».

Ti trovi bene in Rai o qualche volta hai la tentazione di tornare a Mediaset?

«Tutto dipende dalle persone. In Mediaset ho lavorato con grandi professionisti come Davide Parenti o Giorgio Gori. Sono venuto in Rai perché c’era Ilaria Dallatana. Anche con Andrea Fabiano mi sono trovato bene. Io ho iniziato in Rai con Claudio Ferretti, un fratello maggiore».

Siete diversi anche da Propaganda Live, perché meno autoreferenziali de sinistra?

ENRICO LUCCI CUPERLO ORLANDO

«Un po’ sì. Diego Bianchi si è inventato un programma che non esisteva. All’inizio era molto elitario, adesso è più universale. Pensavo che avrebbe faticato fuori dalla Rai, invece su La7 ha ritrovato il suo pubblico. Se non c’è NemoPropaganda me lo vedo».

 

Anche tu de sinistra

«Ci sono mille modi di esserlo. A me tutti i stereotipi de sinistra me fanno orore».

Per esempio?

«Er cannarolo depresso, l’intellettuale fasullo che chiamate radical chic… Potrebbero stare tutti in Siberia a tagliare le betulle».

Sinistra sovietica?

ENRICO LUCCI

«Ma no. Detesto pure certe macchiette nostalgiche che identificano il passato col paradiso. Essere di sinistra significa esprimere la critica continua allo stato presente delle cose. Non incasellarsi su figurette da quattro soldi su cui gli altri speculano».

 

Nella prima puntata hai detto che il socialismo ha lottato per le classi deboli, contro l’imperialismo, per gli operai… e ora è finito «alla Leopolda», pronunciata in falsetto.

«La sinistra ha scolpito la storia del Novecento, i laburisti hanno inventato il welfare… Tutto questo movimento ciclopico si è ridotto alla Leopolda. Mentre il resto del Pd litiga nel miglior modo possibile».

Tu cosa ci hai capito?

«Son passati otto mesi da quella scoppola elettorale e fino all’altro giorno non c’era traccia del congresso. Invece, dopo un mese avrebbe dovuto esserci un nuovo segretario e un nuovo programma. Devono reinventarsi e organizzare una proposta interessante per gli italiani. Cosa che non si sa quando accadrà, perché serve uno che comanda e decide cosa fare».

 

ENRICO LUCCI E VALENTINA PETRINA

Uno come Marco Minniti?

«Come si fa a dire, c’è anche Nicola Zingaretti. Vediamo chi si presenterà e con quali contenuti».

Sicurezza e ordine sono valori di sinistra?

«Certo».

Che cos’ha Nemo in più degli altri programmi?

«Dovrebbero dirlo Sortino e gli autori. Comunque, la novità sono quelli che vengono in studio e in tre minuti dicono quello che devono dire. Poi c’è il tentativo di fare servizio pubblico, raccontando il mondo che c’è adesso nel modo più neutro possibile perché la neutralità assoluta non esiste. Cioè, con lo stile nostro, riflessivo e rispettoso di vari punti di vista».

 

Il mondo che c’è adesso sono le app del sesso delle ragazzine: degrado morale o evoluzione di costume?

«Qualsiasi cosa dipende da come la fai. L’importante è escludere violenza fisica e morale. Ognuno si può scegliere la vita che vuole, basta che non rompa i coglioni agli altri».

enrico lucci nemo

Il bene e il male però esistono e ogni azione ha conseguenze in te e negli altri, o no?

«Certo. Se stai sempre sulle app del sesso ti rovini. Anche l’uso compulsivo del cellulare è deleterio. Il vino è buono, ma se cominci a berlo di prima mattina finisci sotto i ponti».

Che Italia è quella di Nemo?

«È l’Italia contemporanea, dove tutto è mobile, suscettibile di cambiamenti secondo la tendenza sostenuta dai social. Tutto può diventare il contrario di ciò che era il giorno prima».

 

Società liquida?

«Gassosa. Che si sposta a seconda di come tira il vento».

Vista da qui quanto è distante la politica?

«Si è ricalibrata sulle nuove usanze. Matteo Salvini fa un tweet o un video ogni mezz’ora, Di Maio anche. Mentre gli altri non sanno come prendere il toro per le corna».

enrico lucci tinto brass e cicciolina

Anche Renzi governava con i tweet.

«Con risultati inferiori. Salvini è il più bravo di tutti. Peccato che poi alla fine tutto cozza con la realtà. Tipo: in due settimane bloccheremo la Tap, poi vai al governo, ti accorgi che devi farla e quelli che ti avevano votato t’inseguono coi forconi».

 

La politica quanto è distante dalle situazioni tipo Gela?

«Gela sta laggiù. Se quei livelli d’inquinamento si trovavano a Milano vedi come correvano i politici. Dovrebbero avere in mano la situazione e trascinare tutto il Paese verso una vita migliore. Invece inseguono il consenso e stanno sempre a guarda’ i sondaggi».

L’informazione quanto è lontana dalla gente reale?

«Tutti parlano della gente, presumono di rappresentarla. Ma lo fanno per mettersi al centro della fotografia».

Con l’occhio ai sondaggi.

«Per me un vero politico non si dovrebbe far vedere né sentire. E dopo due anni ci dovrebbe mostrare quello che ha fatto».

 

L’informazione televisiva è pregiudizialmente contraria al governo attuale?

«Pregiudizialmente lo si poteva dire dopo un mese. Adesso che ne sono passati cinque si possono dare dei giudizi. E poi vedo spesso Mario Giordano e Marco Travaglio che un po’ bacchetta e un po’ no. Le posizioni sono variegate».

Meno tra i conduttori.

INTERVISTA DI ENRICO LUCCI A MASSIMO DALEMA

«Se conosci la loro opinione ti regoli. Si sapeva che Michele Santoro era di sinistra, però lo vedevano anche quelli di destra. I conduttori non possono essere neutri».

 

Ma nemmeno tutti d’opposizione. Non sarà perché i legastellati contestano l’establishment?

«Quanto influisce sull’opinione pubblica l’orientamento dei conduttori? Quando parlavano Enzo Biagi o Indro Montanelli si stava a sentire. Oggi è tutto cambiato. I giovani stanno sui social e i nuovi media sono talmente diversificati… Se vedi Giovanni Floris sai che la sua non è la verità… Scusa, ho citato la vostra testata».

Molto controcorrente. Anche Nemo escluderebbe qualcuno, tipo Roberto Spada o gli aguzzini di Desirée Mariottini?

«Agli aguzzini di Desirée che vuoi chiedergli: cosa pensano dell’amore? La militante di Forza nuova con la maglietta di Auschwitzland, per esempio, non la vorrei. Certe persone vanno ignorate per non legittimarle».

 

Fabrizio Corona?

Enrico Lucci

«Anche quella è televisione. Puoi pure chiamarlo, per capire perché uno così rappresenta un modello per tante persone».

Ultimo libro letto?

«Ho sempre amato la poesia. Da poco ho scoperto Wislawa Szymborska: scrive poesie che si capiscono al volo. La gioia di scrivere è un libro bellissimo».

Ultimo film visto?

«Non vado al cinema da due anni. Uscivo quasi sempre deluso. Stare seduto al bar a guardare la gente è il film più bello».

 

Serie tv?

«A ’sto punto tutti dicono Netflix (con la vocina): io non so manco cos’è. Si va a mode: due anni fa la città più bella era Barcellona, ora è Berlino. La sera accendo la tv e mi fermo dove mi va. Guardo i ciccioni che devono dimagrire, i camionisti…».

Se avessi un figlio adolescente che cosa gli diresti?

FABRIZIO CORONA

«Che la vita non ha alcun senso tranne quello che riesci a dargli tu. E spero sia un senso di felicità. Già sono tante le rogne quando uno viene al mondo… Passalo pure male, sto periodo».

montanelliBLOCCO CAMIONISTI TIRfloris mezzelani gmt027

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