gubitosi maggioni

MAI DIRE RAI! LA GIRAVOLTA DELLA MAGGIONI: OGGI DA PRESIDENTE TANTO CARA A GASPARRI AFFONDA IL PIANO NEWS BY GUBITOSI, MA UN ANNO FA, QUANDO ERA LA DIRETTORA PREFERITA DELL’EX DG E CORREVA PER LA MEGA POLTRONA DELLA NEWSROOM 2 (TG3, RAINEWS E TGR), LO MAGNIFICAVA…

1 - NEWS, LA GIRAVOLTA DELLA MAGGIONI

Aldo Fontanarosa e Leandro Palestini per “Repubblica.it”

 

monica maggioni (2)monica maggioni (2)

Attentissima alla riforma delle news progettata da Gubitosi (a novembre 2014). Contrarissima invece un anno dopo, a novembre 2015.

La giravolta di Monica Maggioni è tutta qui.

 

Un anno fa la Maggioni dirigeva Rai News 24, Rainews.it e Televideo. E venne ascoltata in audizione dai parlamentari della Commissione che vigila sulla Rai.

Interrogata sull'ipotesi di accorpare Tg1, Tg2 e Rai Parlamento nella Newroom 1; Rai News 24, Tg3 e TgR nella Newsroom 2, la giornalista non alzò le barricate.

Certo, le sue parole non grondavano entusiasmo per il progetto di Luigi Gubitosi, allora direttore generale in carica. Ma le obiezioni al piano furono molto caute.

 

Un anno dopo, indossato il vestito di presidente della tv di Stato, per ruolo più attenta agli umori della politica, la Maggioni si è scatenata. Al Consiglio di amministrazione del 26 novembre 2015, la dirigente ha bocciato il piano Gubitosi, senza appello.

maggioni campo dall ortomaggioni campo dall orto

 

La riforma dell'informazione - ha detto simbolicamente - deve partire da contenuti e non certo dalle mura (cioè dalla ristrutturazione delle palazzine di Saxa Ruba che avrebbero ospitato le redazioni unificate). Maggioni ha anche ricordato che viviamo una delle crisi internazionali più gravi della storia moderna e la Rai - se impegnata per 27 mesi a riorganizzare i suoi telegiornali - potrebbe perdere colpi, slancio e dinamismo.

 

monica maggioni e sabrina floriomonica maggioni e sabrina florio

E non avrebbero aiutato gli eventuali scioperi delle redazioni, visto che l'accorpamento dei Tg avrebbe comportato degli esuberi tra i giornalisti (160 i posti a rischio nelle simulazioni più aggiornate). A proposito dell'audizione di un anno fa in Commissione di Vigilanza, la Maggioni ha tenuto il punto. Ha spiegato che, un anno prima, aveva semplicemente incoraggiato una riforma che liberava Viale Mazzini dalla palude dell'immobilismo. Ma già allora - a volerle leggere bene - le sue parole tradivano molti dubbi.

Ora, che è presidente, finalmente le idee di Maggioni sulle news vengono fuori con maggiore chiarezza.

 

2 - A CONTI FATTI: CHIUDERLO NON RISOLLEVERÀ IL FALLIMENTO DELLA GESTIONE LEONE

Da “Cinquequotidiano.it”

 

Luigi GubitosiLuigi Gubitosi

“Un giorno tutto questo sarà tuo”. Cosi disse il vecchio leone al giovane e gli disse anche “essere Re vuol dire molto più che fare ciò che vuoi”. È questa la parte che deve essergli sfuggita. Perché diciamoci la verità, in questi tre anni di regno il “Leone” di Raiuno non ha brillato affatto. La fiction ha portato dei risultati ma anche lì con alti e bassi. Nel computo totale ha perso punti quasi dappertutto  rispetto all’anno precedente e non è certo per una fuga della platea sul satellite. La crisi avrebbe dovuto segnare il trionfo della tv generalista free e invece l’emorragia è costante e se non fosse che Mediaset vive una crisi ancora più profonda sarebbe davvero da intonare la marcia funebre.

 

luigi gubitosi con moglieluigi gubitosi con moglie

Il nuovo DG/AD, che più che un manager sembra la sigla della corrente continua e alternata, in attesa che giunga la legittimità dei suoi super poteri esercita la sua funzione principalmente rilasciando interviste nelle quali tratteggia la sua visione della Rai che verrà parlando di grandi cambiamenti, di una presunta volontà di riappropriarsi di target ormai perduti da tempo (quello dei giovani), di qualità, di innovazione, addirittura di una “Pay per Rai”, smentendosi poco dopo per evitare di perdere il canone, rimarrà (o forse è già rimasto) molto deluso dalla bozza di palinsesto che gli capiterà tra le mani. Rimanendo in tema di felini sembra che il DG/AD proponga, citando il Gattopardo, l’ennesima versione di: “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, Leone invece lo supera in fantasia e non cambia nulla se non due cose.

 

carlo conti e arisa con la tetta in libertacarlo conti e arisa con la tetta in liberta

A conti fatti, il programma condotto da Elisa Isoardi, il prossimo anno non ci sarà, o, almeno, per adesso non occupa la sua casella e così anche, lo avevamo già anticipato, l’anteprima de “La vita in diretta”.  Quindi, per Leone, tutto il resto va bene così. Va bene Unomattina che nel triennio ha perso almeno 2 punti, va bene Verdetto finale che non schioda dal suo 12-13% scarso di media a fronte di una produzione esterna che costerà all’azienda tanto oro quanto pesa ogni punticino di quello share. Vanno bene le fallimentari prime serate affidate a Paola “Frozen” Perego, una conduttrice talmente di successo da farle meritare la conduzione di Domenica In per il secondo anno consecutivo vista la memorabile performance dello scorso anno.

 

ELISA isoardi ELISA isoardi

E vogliamo parlare di Antonellina Clerici? L’artista più pagata dell’azienda mostra il fiato corto nel quotidiano e in prima serata, con ospiti da capogiro porta a casa ascolti mediocri rispetto alla concorrenza. Uniche eccezioni, le produzioni del “diversamente bianco” Carlo Conti con i suoi diamanti “Tale e Quale show” e “Sanremo”: un po’ poco per non esprimere un giudizio pesante come una pietra tombale.

 

E a fronte di uno scenario da film catastrofico il giovane Leone dell’etere, pardon, del Multiplex televisivo, che fa? Cancella due programmini che vanno certamente male ma la cui sostituzione non risolleverà certo l’immagine scialba di un triennio che verrà trascritto nella storia della tv ma di certo non celebrato.

selfie giancarlo leoneselfie giancarlo leone

 

Ma ritorniamo ai due leoni e al loro dialogo che finisce così: “Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Come Re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature”. Le scelte del nostro giovane Leone sembrano invece dettate da simpatie e antipatie fin troppo chiare e questo non è in linea con la storia di chi è cresciuto a Montecitorio all’ombra di quello scudo crociato che faceva dell’equilibrio la sua stessa essenza.

 

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