DIVINO CON LODE - IL MAGO OTELMA INCASSA LA SESTA LAUREA, STAVOLTA IN FILOSOFIA, CON IL MASSIMO DEI VOTI (MA DAVANTI ALLA COMMISSIONE NON S’AZZARDA A USARE IL “NOI”)

Alessandro Dell'Orto per "Libero quotidiano"

Quando il divino Otelma - nel pomeriggio del 15 gennaio nell'anno del Signore 2014 - si palesa agli umani dell'Università di Genova, il salone del Gran Consiglio della facoltà di filosofia - puff - si illumina di luce riflessa. Quella dei flash di fotografi, cronisti e operatori tv radunatisi per il magico evento: la sesta tesi di laurea di Marco Amleto (leggete al contrario questo suo secondo nome e vi si aprirà un mondo...) Belelli, 65 anni a maggio, testualmente (così si autodefinisce) «conte di Quistello, Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi, Gran Maestro dell'Ordine Teurgico di Elios, Presidente Europeo dell'Ordre des Occultistes d'Europe e Nazionale dell'Ordine degli Occultisti d'Italia, del Centro Italiano di studi Astrologici e dell'Unione Astrologico- Occultista d'Italia, Fonte di Vita e Salvezza, dispensatore di Verità Archetipa, Luce dei viventi».

In due parole, il Mago Otelma. Eccolo, il divino. Sobrio. Sorridente. E nero, completamente in nero da testa a piedi come se fosse uscito da una terrena sfilata di Pitti a Firenze («Sa che ci siamo stati per davvero nei giorni scorsi? Il colore degli abiti noi però li scegliamo la mattina in base all'umore, all'ultimo minuto»): una papalina traforata («È un copricapo marocchino»), camicia («Per questo appuntamento abbiamo optato per vestiti casual, niente giacche o cravatte»), comodo pantalone largo e scarpe da ginnastica Superga da adolescente anni Ottanta.

Già, quasi da non crederci e chi si aspettava pailettes, strani cappelli e anelli spaziali resta stupefatto. Otelma ha le dita nude. Tutte («Non abbiamo voluto mettere anelli perché essendo all'Università volevamo evitare strumentalizzazioni o battute fuori luogo. Noi non abbiamo bisogno di un costume per attirare l'attenzione»), che si muovono agilmente attorno a un foglio ben in mostra.

E' la copertina della tesi di laurea specialistica del corso di Metologie Filosofiche intitolata «Nec verum illum atque onnipotentem summum deum curare opinaretur ista terrena (De Civ. Dei 3,11) - Dei, angeli e demoni nel pensiero di Agostino di Ipponia». Perché proprio questo argomento? «Perché S. Agostino é un argomento interessante, abbiamo ripreso la sua idea di demoni, angeli e divinità. Partendo dal De Civitate Dei abbiamo scoperto che per lui non c'è differenza tra loro, per lui il diavolo non è un concetto ma è una presenza, una entità fisica reale.

Nella tesi abbiamo riportato anche alcuni brani di messaggi papali di Wojtyla e Bergoglio». In attesa di discutere il lavoro che lo porterà alla sesta laurea («La prima nel '75 in Scienze politiche, poi nel 2003 in Storia, poi 2006, 2008 e 2011 in antropologia»), il Mago si concede alla folla. Che non è certo da grandi occasioni: gli studenti si fanno gli affari loro e a fare compagnia a fotografi e giornalisti ci sono giusto un paio di pensionati di passaggio. I quali - ovviamente - fanno la domanda migliore mentre i cronisti zerbini prendono appunti che non capiranno mai e ogni tanto si prostrano urlando qua e là un «Maestro ci dica » piuttosto che un «Divino ci illumini».

Si diceva dei pensionati. Sul più bello una signora dall'abbigliamento variopinto dà di gomito alla vicina: «Ma questo qui dice sempre noi facciamo, noi pensiamo, noi andiamo. Ma noi chi???». Finalmente un quesito interessante che l'esperto di turno risolve seccato: «Ma come, non lo sa? Il divino è la reincarnazione di Dio e fa uso del plurale maiestatis nelle sue apparizioni pubbliche!». Sticazzi.

Nel frattempo Otelma - del quale tutto si può dire tranne che non sia gentile e disponibile -disquisisce a richiesta di religione («Papa Francesco? Ci è molto simpatico, è un soggetto molto interessante e affabile. Farà bene alla Chiesa»), di politica («Renzi spinge e chiede l'abolizione del reato di immigrazione clandestina e della Bossi-Fini, questo inevitabilmente porterà al crollo del Governo. Naturalmente il vero scopo di Renzi, a cui a nostro avviso non importa nulla della Bossi- Fini, è buttare giù il suo concorrente da Palazzo Chigi.

Il Governo Letta rischia da qui ad aprile, ma non cadrà nel 2014») e di programmi futuri («Nei prossimi giorni partiremo per l'India, dove probabilmente incontreremo i due marò. Poi torneremo in Italia il 20 febbraio per il Festival di Sanremo, perché dobbiamo assistere dei cantanti in gara e faremo un salto al Casinò per assistere altre persone.

Poi valuteremo l'ipotesi di un'altra laurea specialistica, magari alla Sorbona»). Finché, alle 16.12 del 15 gennaio nell'anno del Signore 2014, arriva il tanto atteso momento: «Sono emozionato, ma non chiedetemi una previsione. Le previsioni si fanno sugli altri, mai su se stessi». La commissione è riunita e il relatore Daniele Rolando regala subito una magia: «Parto parlando dei difetti della tesi del candidato Marco Belelli: la biografia di S. Agostino è unpo ristretta e poi ci sono un paio di refusi inaspettati».

Ops. Ma è solo un modo per stemperare la tensione e per poi celebrare i pregi del lavoro. Che, a dire del professore, sono molti. Quando la parola passa a Otelma, però, la seconda sorpresa. «Questa frase è emblematica secondo me...». E ancora: «Questo passaggio io l'avevo già trovato nella precedente tesi del 2011».

Sì, avete capito bene: clamoroso, niente più plurale maiestatis! Dopo mezzora di dibattimento, tutti fuori in attesa del voto. Il mago Otelma è teso e - chissà se per scaramanzia - inciampa nel pronostico: «Mi aspetto il peggio, sono pessimista ». Erroraccio, perché invece sarà un trionfo da 110 e lode. «È proprio una grande soddisfazione, grazie a tutti. Venite con me nell'atrio che festeggiamo». E via con un brindisi divino. Bianco frizzante, ovviamente. Cin Cin.

 

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