1. “IO HO AVUTO UNA VITA CHE ALTRI AVREBBERO BISOGNO DI TRE PER PROVARE LE STESSE EMOZIONI. E SE PENSO CHE SAREI DOVUTO MORIRE NEL 2002 E IN QUESTI 12 ANNI HO FATTO LE COSE A CUI TENEVO DI PIÙ, DEVO RITENERMI L’UOMO PIÙ FORTUNATO DEL MONDO” 2. A QUASI UN MESE DALLA MORTE, SUA MOGLIE ROBERTA RICORDA I LORO 14 ANNI INSIEME: ‘’A GENNAIO, QUANDO SEPPE DEL CANCRO, DISSE SOLO “CAZZO”. POI CI SIAMO PRESI QUALCHE GIORNO PER DECIDERE CHE COSA FARE, IO E LUI. LA NOSTRA DECISIONE DI CURARCI IN AMERICA ERA DETTATA DALLA NECESSITÀ DI AVERE UN PO’ DI PRIVACY” 3. ”NELL’ULTIMO MESE GIORGIO FATICAVA A CAMMINARE… A PARLARE… HANNO FATTO DIVERSI ESAMI PRIMA DI CAPIRE CHE AVEVA METASTASI AL CERVELLO. ERA IL 20 GIUGNO” 4. ‘’LUI FACEVA COMODO AGLI EDITORI E AI FESTIVAL, PERCHÉ PORTAVA PUBBLICO E FACEVA VENDERE TANTE COPIE. PERÒ GLI INTELLETTUALI NON LO HANNO MAI ACCETTATO”

 Luca Bianchini per Vanity Fair

 

roberta moglie di falettiroberta moglie di falettigiorgio faletti e la moglie roberta 4giorgio faletti e la moglie roberta 4

«Per lo più piango. Un’amica psicologa mi ha detto di non trattenere niente. Così, una sera sono uscita sul terrazzo e ho rotto un servizio di piatti orrendo, che non piaceva neanche a Giorgio. Mi ha fatto sentire meglio».

 

A quasi un mese dalla morte di Giorgio Faletti, sua moglie Roberta sceglie Vanity Fair e un amico scrittore, Luca Bianchini, per ricordare i loro 14 anni insieme. A partire dal primo invito a cena: «Ero un po’ agitata perché pensavo di non aver argomenti di conversazione per via della differenza di età. Invece fu tutto facile, poi io sono sempre sembrata più adulta e lui più bambino, per cui la distanza era minore. Però ci vollero altre cene prima che ci baciassimo, finalmente, a casa sua. E dopo un po’ mi chiese di andare a vivere da lui a Milano». Ecco un estratto dell’intervista, pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 30 luglio.

giorgio faletti 7giorgio faletti 7

 

giorgio faletti e la moglie roberta 1giorgio faletti e la moglie roberta 1

Poi, un giorno del 2002, l’hai ritrovato disteso in camera per via dell’ictus

«Sì, era il giorno in cui avrebbe dovuto fare la sua prima presentazione di Io uccido alla Mondadori di via Marghera. Per fortuna ebbi la lucidità di descrivere bene i sintomi al pronto soccorso, per cui lo portarono al Niguarda. Poco dopo, però, dovetti prendere la decisione più difficile della mia vita». 

 

Cioè?

«C’era un farmaco che poteva sbloccare la situazione, ma in Italia era ancora in via sperimentale. E, non sapendo bene da quanto tempo Giorgio era in coma, avrebbe potuto essere letale. Più il tempo passava, più aumentava il rischio. Il medico mi lasciò dieci minuti per decidere, e io rischiai. Ho sempre pensato che per avere risultati si debbano correre rischi». 

 

Come reagì Giorgio quando lo seppe?

«Mi chiese di sposarlo. Parallelamente, la sua guarigione venne accelerata dai risultati clamorosi delle vendite di Io uccido».

 

giorgio faletti 6giorgio faletti 6

Il mondo letterario però non l’ha mai apprezzato veramente.

«Infatti ne soffriva. Lui faceva comodo agli editori e ai festival, perché portava pubblico e faceva vendere tante copie. Però gli intellettuali non lo hanno mai veramente accettato».

 

Quando ha scoperto di avere un tumore?

«A gennaio, per caso. Doveva fare una risonanza magnetica perché aveva un’ernia da controllare, e da un po’ aveva un fastidioso mal di schiena».

 

Qual è stata la tua reazione? 

«Ho detto solo: “Cazzo”. Poi ci siamo presi qualche giorno per decidere che cosa fare, io e lui. Ci hanno consigliato un medico di Los Angeles che lavorava con le eccellenze di tutto il mondo (...) Ma la nostra decisione di curarci in America era dettata soprattutto dalla necessità di avere un po’ di privacy». 

giorgio faletti 5giorgio faletti 5

 

Quando è precipitata la situazione?

«Nell’ultimo mese. Ha iniziato a non sentirsi più bene… faticava a camminare… a parlare… hanno fatto diversi esami prima di capire che aveva metastasi al cervello. Era il 20 giugno». 

giorgio faletti 2giorgio faletti 2

 

È lì che ha deciso di tornare?

«Lui aveva già deciso di tornare per fare la radioterapia in Italia, ma sono sicura che in cuor suo avesse capito che non c’era più nulla da fare. Desiderava tantissimo tornare in Italia, lo desiderava con tutto se stesso. Tant’è che ha tenuto duro fino a che siamo arrivati qui. Poi ha mollato. Vorrei però che tutti sapessero che non ha mai avuto un momento di rabbia o di sconforto. Mi diceva: “Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni. E se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo”»

 

http://www.vanityfair.it/people/italia/14/07/29/giorgio-faletti-ricordo-moglie-roberta-intervista-luca-bianchini

 

INTERVISTA INTEGRALE ALLA MOGLIE DI GIORGIO FALETTI

 

 

i funerali di giorgio faletti ad asti  9i funerali di giorgio faletti ad asti 9

È la prima volta che la vedo senza Giorgio e senza sorriso, anche se si è sforzata per due ore di regalarmene almeno uno. Chi la conosce sa che Roberta era più che «l’altra metà di Faletti»: lo completava, lo accudiva, lo rispettava, lo ascoltava e lo amava in un modo che era subito evidente a tutti. Quando erano insieme la differenza di età sembrava svanire, così come la differenza di altezza – lei lo superava – amalgamati com’erano nella conversazione, quasi sempre davanti a una tavola imbandita dove amavano ricevere e ospitare gli amici.

i funerali di giorgio faletti ad asti  8i funerali di giorgio faletti ad asti 8

 

Oggi però mi sembra fin piccola, seduta sul divano, con un piede che si è slogata proprio alla vigilia dei funerali, scendendo dal letto dopo una notte insonne. Come se la sua vita si fosse azzoppata e ora fosse lei ad avere bisogno di sostegno. E una stampella non può bastarle. Da quando la notizia della morte si è sparsa, l’affetto per fortuna l’ha travolta, e la sua casa è diventata «un porto di mare», come dice lei stessa, costringendosi a volte a non rispondere al citofono per restare un po’ sola.

La incontro proprio a casa di un’amica a Milano, in questi giorni in cui deve risolvere molte questioni burocratiche rimaste in sospeso. Fa di tutto perché sembri un incontro normale – «Ci prendiamo un caffè?» –, ma sappiamo benissimo che Giorgio non farà capolino dalla cucina per dire che la pasta è quasi cotta. E anche se le lacrime ogni tanto interromperanno la conversazione, lei andrà avanti lo stesso, come una guerriera innamorata.

 

Come fai a essere così forte?

i funerali di giorgio faletti ad asti  20i funerali di giorgio faletti ad asti 20

«Avendo vissuto 15 anni di fianco a un attore, ho imparato un po’ a recitare. Al funerale ad Asti, mi sembrava di vedere un film, e non potrò mai dimenticare la folla silenziosa e partecipe all’uscita della chiesa. Peròmi riesce bene recitare solo di giorno. Il dramma arriva la notte e la mattina».

 

E che fai?

«Per lo più piango. Un’amica psicologa mi ha detto di non trattenere niente. Così, una sera sono uscita sul terrazzo e ho rotto un servizio di piatti orrendo, che non piaceva neanche a Giorgio. Mi ha fatto sentire meglio».

 

Come vi eravate conosciuti?

«A cena da amici comuni, in provincia di Asti. Era il giugno del 2000 e c’era una partita degli Europei di calcio. Io l’avevo già incontrato in precedenza perché era un cliente dello studio di progettazione dove lavoravo. Lì capii il primo tratto del suo carattere: la gentilezza».

 

Come andò quella sera?

i funerali di giorgio faletti ad asti  1i funerali di giorgio faletti ad asti 1

«Ci ritrovammo a parlare di musica, e ci fu subito una certa sintonia. Ma io sono timida e all’epoca avevo 29 anni, per cui a fine serata ci salutammo normalmente».

 

Quando vi siete rivisti?

«Un po’ di mesi dopo chiamò il mio studio e casualmente risposi io. Mi disse che avrebbe passato del tempo ad Asti e m’invitò per una pizza».

 

Come fu la pizza?

«In realtà fu una cena molto carina a Costigliole d’Asti. Ero un po’ agitata perché pensavo di non aver argomenti di conversazione per via della differenza di età. Invece fu tutto facile, poi io sono sempre sembrata più adulta e lui più bambino, per cui la distanza era minore. Però ci vollero altre cene prima che ci baciassimo, finalmente, a casa sua. E dopo un po’ mi chiese di andare a vivere da lui a Milano».

 

giorgio faletti con jane butlergiorgio faletti con jane butler

Che tipo era, in casa, Giorgio?

«Ha sempre adorato cucinare. La sua genialità la esprimeva anche lì, ed essendo io buona forchetta gli fornivo diversi stimoli. Sono molto legata al suo pollo con pesto e latte di cocco, e alla passata di ceci con gamberi che gli aveva insegnato Pierangelini».

 

Poi un giorno l’hai ritrovato disteso in camera per via dell’ictus.

«Sì, era il giorno in cui avrebbe dovuto fare la sua prima presentazione di Io uccido alla Mondadori di via Marghera. Per fortuna ebbi la lucidità di descrivere bene i sintomi al pronto soccorso, per cui lo portarono al Niguarda. Poco dopo, però, dovetti prendere la decisione più difficile della mia vita».

 

Cioè?

«C’era un farmaco che poteva sbloccare la situazione, ma in Italia era ancora in via sperimentale. E, non sapendo bene da quanto tempo Giorgio era in coma, avrebbe potuto essere letale. Più il tempo passava, più aumentava il rischio. Il medico mi lasciò dieci minuti per decidere, e io rischiai. Ho sempre pensato che per avere risultati si debbano correre rischi».

 

Come reagì Giorgio quando lo seppe?

giorgio faletti con beppe grillo in sardegnagiorgio faletti con beppe grillo in sardegna

«Mi chiese di sposarlo. Parallelamente, la sua guarigione venne accelerata dai risultati clamorosi delle vendite di Io uccido».

 

L’ictus aiutò le vendite?

«Forse i primi giorni. In Italia quando c’è un dramma si svegliano tutti… Ma non vendi cinque milioni di copie se non arrivi al cuore dei lettori».

 

Come fu il vostro matrimonio?

«Come lo volevamo: bello e semplice, a Capoliveri, Isola d’Elba (nella foto a destra). Invitammo solo gli amici più cari. Io avevo un abito di seta blu elettrico, Giorgio un completo di lino nero. Poi tutti a mangiare da Pilade, che aprì per pranzo solo per noi».

 

Avete mai pensato di avere figli?

«A me sarebbe piaciuto, soprattutto all’inizio. Giorgio invece non si riteneva abbastanza adulto per occuparsi di persone che dovevano dipendere così tanto da lui. Non era un discorso egoistico, anche se può sembrarlo, ed è stato molto onesto a dirmelo apertamente».

giorgio faletti al derby di milanogiorgio faletti al derby di milano

 

Che cos’era la casa di Capoliveri per lui?

«Il posto più bello del mondo. Abbiamo visto tanti tramonti nei nostri viaggi, ma per Giorgio niente batteva Capoliveri. Quella casa è un luogo magico, la vedi una volta e ti entra nel cuore. Lì lui amava scrivere romanzi, comporre canzoni, dipingere».

 

Com’era durante la fase creativa?

«Aveva il modo di creare dei geni, e non lo dico perché era mio marito. Era quotidianamente attraversato dalla realtà, senza filtri. Pezzi di vita che restavano imbrigliati nella sua testa e li trasformava attraverso la sua immaginazione. In quei momenti entrava in catalessi. A volte gli dovevo chiedere qualcosa di urgente, lui mi fissava e non mi vedeva. E poi non si rendeva conto della bellezza delle sue cose. Non ne era consapevole».

 

Il mondo letterario però non l’ha mai apprezzato veramente.

giorgio faletti a teatrogiorgio faletti a teatro

«Infatti ne soffriva. Lui faceva comodo agli editori e ai festival, perché portava pubblico e faceva vendere tante copie. Però gli intellettuali non lo hanno mai veramente accettato. Forse ha avuto più riconoscimenti dalla musica. De Gregori gli dedicò un bellissimo tributo, e la sua amicizia lo gratificò molto».

 

Credi che tornerai a Capoliveri?

«Sì, ad agosto, con un’amica e i suoi figli. Suo marito è morto d’infarto a 63 anni la stessa settimana in cui hanno diagnosticato il tumore a Giorgio. Una coincidenza che, se la metti in un film, pensi che lo sceneggiatore si sia fumato una canna».

 

Quando ha scoperto di avere un tumore?

«A gennaio, per caso. Doveva fare una risonanza magnetica perché aveva un’ernia da controllare, e da un po’ aveva un fastidioso mal di schiena. Una sera a Roma conosciamo un radiologo, e il giorno dopo gli fa fare gli esami nella sua clinica. Purtroppo non c’era solo un’ernia».

giorgio faletti a teatro da ragazzogiorgio faletti a teatro da ragazzo

 

Qual è stata la tua reazione?

«Ho detto solo: “Cazzo”. Poi ci siamo presi qualche giorno per decidere che cosa fare, io e lui. Ci hanno consigliato un medico di Los Angeles che lavorava con le eccellenze di tutto il mondo, lo abbiamo incontrato a Losanna e abbiamo deciso di provarci. Ma la nostra decisione di curarci in America era dettata soprattutto dalla necessità di avere un po’ di privacy. Chiunque avesse visto Giorgio entrare in un centro di chemioterapia avrebbe capito che non aveva solo mal di schiena».

 

A quante persone l’avete detto?

«Pochissime. Ce la siamo vissuta io e lui. Il primo mese siamo stati a Newport, poi abbiamo preso una casa a Santa Monica. Volevamo un posto dove stare tranquilli durante i cicli di chemio. Abbiamo trascorso molti momenti belli insieme, perché lui reagiva bene alle cure e il male sembrava ridursi. Certo era un po’ affaticato, però non ha mai avuto l’atteggiamento del malato né della vittima. Mai».

 

Quando è precipitata la situazione?

giorgio faletti  al derby di milanogiorgio faletti al derby di milano

«Nell’ultimo mese. Ha iniziato a non sentirsi più bene… faticava a camminare… a parlare… hanno fatto diversi esami prima di capire che aveva metastasi al cervello. Era il 20 giugno».

 

È lì che ha deciso di tornare?

«Lui aveva già deciso di tornare per fare la radioterapia in Italia, ma sono sicura che in cuor suo avesse capito che non c’era più nulla da fare. Desiderava tantissimo tornare in Italia, lo desiderava con tutto se stesso. Tant’è che ha tenuto duro fino a che siamo arrivati qui. Poi ha mollato. Vorrei però che tutti sapessero che non ha mai avuto un momento di rabbia o di sconforto. Mi diceva: “Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni. E se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo”».

 

Credeva in Dio?

«Non era religioso, però in fondo un po’ sperava che la vita non finisse. Come canta nell’Assurdo mestiere, quando chiede a Dio: “Mentre decidi se son buon o son cattivo, fa che la morte mi trovi vivo. E se questo avverrà, io ti prometto che mille e mille volte ti avrò benedetto”».

giorgio faletti in concerto  5giorgio faletti in concerto 5

 

Qual è il suo libro a cui sei più legata?

«Fuori da un evidente destino, perché l’ho visto nascere. Sono stata al suo fianco per tre mesi in Arizona, Utah, New Mexico per fare ricerche. Bellissimo».

 

Il tuo ultimo ricordo?

«Gli ultimi giorni in America Giorgio non riusciva più a parlare e faceva fatica a deglutire. Io ero un po’ cieca, nel senso che non mi volevo rendere conto della situazione, quindi mi ostinavo a cucinare otto ore al giorno per inventarmi cose che gli stimolassero l’appetito. Avevo preparato un passato di zucchine, e lui dopo due cucchiai si arrese. Io avevo quasi le lacrime agli occhi per la rabbia, perché non volevo ancora arrendermi. Lui mi accarezzò il viso e fece un’espressione come per dire: “Stai tranquilla, non importa”».

giorgio faletti in concerto  2giorgio faletti in concerto 2giorgio faletti in concerto  3giorgio faletti in concerto 3

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...