MEZZO SECOLO DI MUSICA E NON SENTIRLI: LA FILOSOFIA DELL’ETERNO ADOLESCENTE PAUL MCCARTNEY

Andrea Laffranchi per il "Corriere della Sera"

«Arrivederci Roma!». Chissà se poi la canterà. Paul McCartney saluta così prima di imbarcarsi su un aereo. Il sir della musica è in tour: Sud America, Stati Uniti e, da questa settimana, anche l'Europa dove ha previsto soltanto quattro serate, una delle quali sarà all'Arena di Verona il 25 giugno (sold out).

Il pubblico considera questo tour una celebrazione per i 50 anni del primo album dei Beatles. Lo pensa anche lei?
«No. La gente analizza sempre quello che faccio, ma io cerco semplicemente di fare in modo che ogni show sia il migliore che abbia mai fatto. Penso che questo tour sia quello che la gente vuole sentire e quello che noi come band vogliamo suonare. Facciamo canzoni che non abbiamo mai suonato dal vivo in passato, e questo è una sfida interessante».

Ci sono eventi in tutto il mondo per la ricorrenza: lei come ha festeggiato?
«Il fatto è che non sono uno che celebra queste cose. Io non tengo i conti. Intendiamoci, va benissimo che lo facciano altri, ma io non so mai se sono 50 anni o 60 anni da qualcosa... Lo leggo nei giornali che sono i 50 anni di "Love Me Do"...»

Lei è in tour, gli Stones pure e, se guardiamo alla lirica, anche Placido Domingo non si ferma. Siete tutti attorno ai 70 anni, non c'è un limite di età?
«È un discorso che esce spesso anche parlando fra amici. E alla fine la risposta è che suonare dal vivo è quello che abbiamo iniziato a fare ancora prima di incidere dischi».

Se John Lennon e George Harrison fossero ancora vivi questa sarebbe l'occasione per una reunion?
«Quando ci siamo sciolti, ed è un peccato che sia accaduto, sentivamo di aver fatto il giro completo, di aver scritto una grande storia. Ma se George e John fossero vivi una reunion si potrebbe fare. Ma non lo sono, quindi poco importa...».

Il suo ultimo album, «Kisses on the Bottom» era un disco di cover, sta lavorando a nuove canzoni?
«Scrivo sempre. Ho un disco praticamente pronto e sarà molto diverso da "Kisses...". Ci sarà una gran varietà di stili come facevamo con i Beatles».

Cosa l'ha spinta a suonare, a mettere su una band che poi è diventata quello che è diventata?
«Cercavamo quello che la gran parte dei teenager maschi vuole: donne e soldi».

Adesso per le ragazze c'è Facebook, forse non ci sarebbero stati Beatles...
«Non lo so... Immagino che saremmo pieni di entusiasmo come allora. Venivamo da famiglie con pochi soldi ed è naturale che volessimo farne. Credo che sarebbe simile anche la questione ragazze, anche se immagino che bisognerebbe tener conto di Facebook».

Emeli Sandé e One Direction hanno battuto dei record dei Beatles. Come la prende questa continua rincorsa?
«Bene, tiene vivo l'interesse sulla musica. Non abbiamo mai pensato di fare dei record o di battere qualcuno: volevamo solo essere una buona band e avere successo. Però auguro buona fortuna agli One Direction e a chiunque altro faccia bene».

Gli One Direction vengono da un talent. Che ne pensa di questi programmi tv?
«Offrono un'opportunità di cantare e di avere una buona esposizione. Il rischio è non avere abbastanza esperienza per capire quello che ti accadrà, in termini di fama e altro, se vincerai. Non tutti quelli che vincono riescono a durare. È stata dura anche per i Beatles. All'inizio pensavamo che saremmo durati 5 anni, 10 in caso di fortuna...».

Quando ha capito che la vostra musica sarebbe durata oltre il mezzo secolo?
«Recentemente, e grazie a due cose. Quando siamo sbarcati su iTunes si è visto che c'era ancora domanda per la nostra musica e quando ho visto che ai miei show arrivano tre generazioni».

Londra, Milano... le serate con Mersey Beat, lo stile dei vostri esordi, vanno alla grande fra teenager e universitari. Ci vuole qualcosa di spensierato per fuggire dalla crisi?
«La musica è una grande via di fuga quando la recessione si fa sentire. Ti porta in un posto migliore, sicuro e, quando torni alla tua vita normale, ti senti meglio. Capita anche a me quando scrivo».

Se digiti Paul McCartney su Google, il primo suggerimento è Paul is dead, riferito a quella vecchia storia che il vero Macca sia morto nel 1966. Le dà fastidio, la fa sorridere, tocca ferro?
«È un vecchia chiacchiera, ormai dimenticata. Comunque era falsa allora ed è falsa pure oggi».

 

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