mika

MIKA STIAMO A PETTINA’ LE BAMBOLE! HA DUETTATO CON ARBORE, INTERVISTATO STING AL GRIDO DI “I SELFIE SONO UNA MERDA” E INFINE SI E’ TRASFORMATO IN UN TASSINARO TIFOSO DELLA ROMA: “CASA MIKA” SBANCA L’AUDITEL - SEMBRA DI ESSERE TORNATI IN UN VARIETÀ ANNI '70 - LA COSA CHE RIESCE PEGGIO ALLO SHOWMAN DI BEIRUT E’ CANTARE (VIDEO)

 

 

MIKA-RENZO ARBORE - VIDEO

 

Francesco Specchia per “Libero quotidiano”

 

MIKA ARBOREMIKA ARBORE

Signori, il nuovo Fiorello timido e un po' esotico. Mika che duetta, -allegra incoscienza- col mostro Renzo Arbore, in napoletano, e in ricordo di Genny Cesarano (il giovane ucciso per errore dalla camorra). Mika che omaggia gli anni 60 e la sua cointerprete Malika Ayane nell' Io che non vivo di Pino Donaggio. Mika che intervista Sting rendendolo simpatico, al grido di «i selfie sono una merda!», una ribellione sociologica.

 

Mika che esalta l' eclettismo dell' Ugo Tognazzi che non ha mai conosciuto. Mika che canta, che balla, che cazzeggia in un lettone sulle note finali di Gloria Gaymor. Mika che si trasforma, perfino, nel tassinaro della Roma delle anime belle e raccoglie nell' abitacolo di un taxi più materiale umano di tutte candid camera di Nanni Loy, anche se probabilmente non sa chi diavolo sia, Nanny Loy. Ecco.

MIKAMIKA

 

Tutto questo è stato Stasera Casa Mika, su Raidue, l' one man show costruito sul talento del giudice di X Factor, che ha registrato il boom sui social con oltre 40 mila cinguettii -trend topic mondiale- il cui più significativo è un Bignami di critica televisiva: «Mika inanella un ospite dietro l' altro: sembra di essere tornati in un varietà anni '70. E non mi dispiace per niente». Non dispiace affatto neanche a noi.

 

 

Ma, certo, la vera sorpresa è stato l' ottimo ascolto della trasmissione: 14.4% di share, battuto solo dalla partita delle Nazionale con cui il programma ha bruciato la concorrenza di Canale 5 dove il film-pur bello- Tutta colpa di Freud si è fermato a quota due milioni e mezzo (11.1% di share). Il primo pensiero è: alla fine ce l' abbiamo fatta. Siamo riusciti a farci insegnare come si fa il varietà televisivo da un anglo-libanese cittadino del mondo con l' arte nel cuore e un rutilante senso del pop nel taschino. Il secondo è che, nonostante, la grande produzione Bibi Ballandi e la schiera di autori avezzi da sempre, astutamente, al sentiment popolare, il talento di Mika, showman totale è la chiave del primo vero successo stagionale di Raidue.

MIKAMIKA

 

Mika è come Fiorello, appunto. Scintilla in tutto, è uno stroboscopio di genialità; anzi, probabilmente, per assurdo, la cosa che gli riesce peggio è cantare (e canta bene). Mika ha ripescato un nostro genere storico, l' ha attualizzato attingendo a un pubblico giovane e in parte inedito -quello che scorazza nel web e, di solito, rifugge la tele- e l' ha internazionalizzato. Ho osservato il ragazzo in un imprevedibile e vaporoso stato di grazia. Tra l' altro, per essere qui da soli quattro anni parla un italiano forbito e articolato, con estremo rispetto dei congiuntivi. Noi qui siamo abituati a Dan Peterson e Don Lurio. Rispetto, dicevo. In realtà, la chiave di Mika è proprio questa: il rispetto.

 

Rispetto dell' interlocutore (con Sting il suo entusiamo non sforava nella piaggeria); rispetto dell' ambiente di lavoro e dei fan (divertente quando un trio di bambine lo riconosce in taxi a Roma); rispetto della nostra musica (con Arbore, con Renga); rispetto dell' altrui sentimento, indipendentemente dalla scelta sessuale.

 

MIKA ARBOREMIKA ARBORE

In questo senso commovente è stata la riproposta della scena del caffè del Vizietto con Gianmarco Tognazzi -ruolo che fu di papà Ugo-; e il monologo sull' importanza delle parole sulle note di Hurts con il coro delle voci bianche. «Le parole sono un vecchio ponte pericolante in mezzo a un bosco...», dice Mika, percorrendo quel ponte con una danza di rara efficacia, e raccontando con levità la sua infanzia da ragazzino dislessico; e complimenti agli autori.

 

Certo, la cornice del programma era lavoratissima. C' era Sarah Felberbaum, e la vicina di casa Paola, interpretata da Virginia Raffaele; c' era, ovviamente, la folla di ospiti vip che s' ingrosserà nelle prossime puntate. Certo, ogni cosa era illuminata, calcolata, oliata come in un grande show del sabato sera su Raiuno (e non è detto che non lo diventerà...). Però tutto s' è poggiato sulle spalle all' apparenza fragili di Mika.

L' unico dubbio è la capacità di riuscire a ripetersi al top. Come Fiorello, appunto...

mika2mika2

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…