minoli arbore

MINOLI HA UN SOLO DIFETTO, LA MODESTIA: ‘’HO INVENTATO “QUELLI DELLA NOTTE” (AVVISATE ARBORE!) – E POI: BIANCA BERLINGUER (‘’AMBIZIOSA AI LIMITI DELL'ARROGANZA’’), GABANELLI, GILETTI, FUNARI, ETC. MANCA SOLO IL TELEVISORE – QUEGLI SPOT PER CRAXI FATTI QUANDO ERA IL DIRETTORE DI RAI2? ‘LI RIFAREI. CI MISI LA FACCIA, A DIFFERENZA DI CHI LA CAMPAGNA ELETTORALE AI PARTITI LA FA SUBDOLAMENTE, MISTIFICANDO, E INFATTI È ANCORA IN RAI”

minoli

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera

 

Minoli, come si fa un faccia a faccia?

«Ponendo tutte le domande ed esigendo le risposte, senza inutili durezze».

 

Le è capitato di essere inutilmente duro?

«Sì. Con Berlusconi. Era l' intervista della discesa in campo: 14 milioni di spettatori. Si sapeva che avrebbe vinto le elezioni, e questo mi diede una carica ulteriore. Alla fine mia moglie Matilde mi disse: sei matto, è finita. Infatti ero direttore di rete e mi fecero fuori. Sono sempre stato un perdente di successo».

 

Le è capitato invece di essere troppo morbido?

«Mai».

 

Nemmeno con Craxi?

«Vada a rivedersi quel faccia a faccia».

 

Mi riferisco agli spot.

arbore quelli della notte

«Li rivendico e li rifarei. Ci misi la faccia, a differenza di chi la campagna elettorale ai partiti la fa subdolamente, mistificando, e infatti è ancora in Rai. Uno può essere socialista e perbene.

Io sono un socialista perbene, aspirante cristiano».

 

Ora le sue interviste ricominciano su La 7.

«Sono l' unico uomo di tv ad aver fatto per quarant' anni sia l' autore-conduttore, sia il dirigente-manager. Questo mi ha consentito di esorcizzare la vanità e di lanciare alcuni tra i migliori giornalisti televisivi d' Italia».

 

Chi?

«Bianca Berlinguer, Milena Gabanelli, Massimo Giletti, Gianfranco Funari, Annalisa Bruchi, Myrta Merlino, Massimo Bernardini, Alan Friedman, Piero Marrazzo, Duilio Gianmaria, Patrizio Roversi e Susy Bladi, Sara Tardelli. Sveva Sagramola, da 23 anni pilastro del preserale di Rai3. E Alessandra Cravetto».

 

Chi è Alessandra Cravetto?

«Lo vedrà. Mi affianca nel nuovo programma. Bravissima. Come Giovanna Corsetti, con le sue inchieste».

 

Com' era la Berlinguer da ragazza?

«Molto bella e intelligente. Ambiziosa ai limiti dell' arroganza. Primo incarico, la sigla di coda di Mixer ».

 

E la Gabanelli?

«Me la segnalò Alberto La Volpe, direttore socialista del Tg2. Fece reportage strepitosi: ricostruì la storia degli ammutinati del Bounty, smascherò il traffico di organi in India. In Jugoslavia salì sul carro armato della tigre Arkan».

 

Giletti?

MATTEO RENZI GIOVANNI MINOLI

«È l' unico che mi segnalò mia mamma, volontaria con sua nonna alla Cucina ammalati poveri di Torino. Massimo lavorava in fabbrica a Pollone con il padre, industriale tessile del Biellese. Ogni anno mi chiedeva appuntamento, e ogni anno lo rimandavo da papà. Fino a quando mi disse che aveva preso casa a Roma. Primo incarico, ufficio stampa a Mixer ».

 

E poi?

«Chiesi a Michele Guardì, grandissimo uomo di tv, di sottoporlo a uno dei suoi provini.

Lo massacrò. Alla fine mi disse che aveva stoffa. La sera dell' avviso di garanzia ad Andreotti gli dissi di dormire in macchina sotto casa sua; all' alba lo accompagnò a messa, fu l' unico a intervistarlo».

 

La Merlino?

Gianfranco Funari

«Cominciò come pr di Un posto al sole , a Napoli, poi la misi al fianco di Friedman in Maastricht Italia . Myrta ha una determinazione feroce, che è la sua forza e un po' il suo limite».

 

Funari?

«Quando arrestarono Tortora, della cui innocenza non ho mai dubitato, a Rai2 eravamo disperati: la rete si reggeva su di lui. Per fortuna mia moglie mi aveva regalato un televisore Nordmende, l' Assoluto, con quattro schermi: mi cadde l' occhio su Telemontecarlo, dove Gianfranco faceva Torti in faccia . Lo "comprai" con un' offerta da calciomercato: trenta film a Telemontecarlo in cambio di trenta puntate di Funari. Lo portai a casa mia a Sabaudia, parlammo per giorni. A bocca aperta nacque così. Ma quando il direttore, Pio De Berti, volle dargli una striscia quotidiana, litigammo: Funari tutti i giorni era troppo. Così lo prese Freccero a ItaliaUno».

 

Matilde è una dei nove figli di Ettore Bernabei, il padre della Rai, «l' uomo di fiducia» di Fanfani.

«Fanfani veniva a casa di mio suocero quasi ogni domenica. Una volta per fare un po' il figo gli chiesi se avesse letto un certo articolo, mi pare di Scalfari.

Lui mi guardò come si guarda un cretino e rispose: "Io i giornali non li leggo, li scrivo"».

 

Quanto l' ha avvantaggiata avere come suocero Bernabei?

«Per la mia carriera è stato un limite».

 

MASSIMO GILETTI

Suvvia

«È stato uno strumento per attaccarmi: ho fatto Mixer , Blitz, Quelli della notte , Un posto al sole , La storia siamo noi , premiata in America come miglior programma di divulgazione; e mi additavano come un raccomandato. Ma quando ai tempi del primo governo Prodi si parlò di me come direttore generale, dissi che la Lux non avrebbe più potuto lavorare per la Rai; il che per la Rai oggi sarebbe un disastro Pensi se avessi chiamato con me mia figlia Giulia, come ha fatto Piero Angela con Alberto, che peraltro è bravissimo: mi avrebbero massacrato. Il vantaggio è stato potersi confrontare con un genio. Bernabei è uno dei due Gramsci inverati della storia d' Italia».

 

Chi è l' altro?

«Berlusconi. Uno che ha capito che l' egemonia culturale non si conquista con i tg, ma con i varietà, il linguaggio. La differenza è che Bernabei aveva in mente il cittadino; Berlusconi il consumatore».

 

Cosa pensa davvero di lui?

Bettino Craxi e Giovanni Minoli

«Un gigante tra i nani. In politica estera le ha azzeccate tutte. E ha dimostrato una tenuta pazzesca, in un Paese sempre alla ricerca di capri espiatori da eliminare a piazzale Loreto: dopo il Duce, Moro e Craxi. Lui ha resistito».

 

Berlinguer a Mixer definì Craxi «un giocatore di poker».

«Berlinguer stesso notò che aveva risposto a sessanta domande in mezz' ora; fino a quel momento aveva fatto solo conferenze stampa in cui impiegava mezz' ora a rispondere a sei domande. Tornato a Botteghe Oscure nominò Veltroni capo della comunicazione».

 

Agnelli definì De Mita «intellettuale della Magna Grecia».

«E Montanelli chiosò che c' era una parola di troppo: la Grecia».

 

De Mita rispose che l' Avvocato era «un mercante moderno, con poche idee e tanti interessi particolari».

«Dopo la registrazione lo riaccompagnai alla macchina, e lui continuava a ripetermi: "Come sono andato?". Capii l' antifona e sparii, andai al cinema.

GABANELLI

Rientrai a casa solo quando la trasmissione era ormai cominciata. Matilde mi chiese se ero matto: "De Mita ti cerca da ore!". Il giorno dopo mi chiamò: "Delinguente!". Poi ammise: "Sono contento che sia andata in onda". Dimostrò di avere doti da leader».

 

Renzi le ha?

«A un leader servono coraggio e disegno. Renzi ha coraggio; ma il disegno non si è visto.

È venuta fuori soprattutto la faziosità del toscano».

 

Anche Fanfani e Bernabei erano toscani.

bianca berlinguer

«Ma dietro avevano la Chiesa. E il pensiero keynesiano di Gemelli, La Pira, Dossetti: il socialismo fatto dai cristiani. Mattei, l' Iri, la Stet».

 

Grillo?

«Simpatico. Sorpreso da se stesso. Spaventato dal proprio successo. All' origine molto legato a Di Pietro: fu Casaleggio a insegnargli a usare il computer per le indagini, la vera svolta di Mani Pulite».

 

Lei portò in tv anche Borges e Garcia Marquez.

«Ma più di tutti mi colpì Marguerite Yourcenar: un' intelligenza prodigiosa. Volle essere intervistata in italiano, lingua che non conosceva, e intanto si scriveva sulle cosce la traduzione di un testo in aramaico. E Brigitte Bardot: Gigi Rizzi l' aveva portata via a Gunter Sachs, che ogni giorno mandava un aereo a bombardare la Madrague di rose. Invano».

LETTERA DI GIOVANNI MINOLI A CRAXI

 

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...