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"COME RAPPER MI SENTO UN OUTSIDER, USO UN LINGUAGGIO PULITO E NON MI DROGO" - MR. RAIN, UNA DELLE SORPRESE DELL'ULTIMO FESTIVAL DI SANREMO CHE STA CONQUISTANDO LE CLASSIFICHE CON "SUPEREROI": "DICONO CHE SONO STATO FURBO AD USARE UN CORO DI BAMBINI? NEL 50-60 PER CENTO DELLE MIE CANZONI C’È UN CORO, CHE SIA DI ADULTI O DI VOCI BIANCHE. SCRIVO SOLO QUANDO PIOVE? LE COSE SCRITTE CON IL BEL TEMPO NON MI PIACCIONO. IL DISCO È IN RITARDO PROPRIO A CAUSA DELLA SICCITÀ…" - VIDEO

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Estratto dell'articolo di Andrea Laffranchi per il “Corriere della Sera”

 

[…] Mr. Rain — una delle sorprese dell’ultimo Festival di Sanremo dove […] è arrivato al terzo posto con «Supereroi» e ora è al secondo posto della classifica ufficiale e al quinto fra i più trasmessi dalle radio — traballa.

 

Ma come, dice che si chiama Mr. Rain perché scrive solo quando piove...

«Diciamo che le cose scritte con il bel tempo non mi piacciono. Non ne ho mai pubblicata una. Spero di migliorare e soprattutto di capire il perché. Sono un maniaco del controllo e non saperlo mi fa impazzire. Comunque il disco è in ritardo proprio a causa della siccità...».

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Tiene d’occhio il meteo?

«Non sono fan delle previsioni meteo, guardo fuori dalla finestra e vedo se piove».

 

[…] nei suoi testi non gira tanta droga, non c’è ostentazione di soldi e marchi, non si respira l’odore della strada. Ha senso un rapper buono?

«È tutta la vita che mi dicono che non sono un rapper e infatti ho fatto pochissime collaborazioni, ma non mi interessa. Mi sento un outsider. Racconto quello che vivo e voglio essere sincero. Quel mondo non mi appartiene, non mi rappresenta. La musica è un mezzo per portare messaggi positivi. Evito di dare il cattivo esempio».

 

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Potrebbe?

«Sono stato fan di Eminem: lui parlava di droghe e psicofarmaci e anche se sono stato un ragazzo normale, basic, qualche incontro con le droghe l’ho avuto anch’io proprio perché emulavo il mio rapper preferito. Quando sei molto giovane sei fragile, sei vulnerabile e ti fai condizionare dalla persona che hai come riferimento. Per questo cerco di dare messaggi positivi».

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Più che del buono però le hanno dato del furbo per aver portato un coro di bambini all’Ariston. Una mossa acchiappa voti?

«Nel 50-60 per cento delle mie canzoni c’è un coro, che sia di adulti o di voci bianche.

Penso dia un senso di unione. […]Credo però che “Supereroi” sia arrivata per altro. Lo capisco dalla gente che mi ferma, mi parla e mi lascia qualcosa. Sapere che verranno a cantarla in tour, magari per aiutarsi a superare un periodo duro come quello che canto nel brano, è la cosa più bella che mi potesse accadere».

 

Il brano parla della necessità di chiedere aiuto per uscire da un periodo buio. Ne ha avuto uno anche lei?

«Tutto è cominciato prima del Covid. Ho passato due anni in cui facevo fatica a dormire, non scrivevo, non parlavo con nessuno... mi ero chiuso in una bolla creata da me stesso. Ho iniziato un percorso di terapia per capire cosa non funzionasse in me. Ho avuto il supporto della mia famiglia, del mio team ma soprattutto della mia ragazza che vive con me da 6 anni. Adesso riesco a spiegare quello che provo e solo così non mi sento solo e non ho vergogna dei miei dubbi e delle mie paure».

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  […]

 

Le sue passioni musicali?

«Come dicevo, ero fan di Eminem. I capelli biondi vengono da lì. Mi sono fatto anche dei tatuaggi per lui. Uno con la sua faccia, ma è così brutto che sembra suo cugino di terzo grado. E come lui aveva la D e il 12 (la sua crew ndr ) io mi sono fatto M e 19, iniziale del nome e data di nascita».

 

[…]

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Rapper anomalo non solo nel linguaggio pulito: c’è molta musica suonata nei suoi dischi più che basi elettroniche...

«Non avevo soldi per iscrivermi a un corso di produzione per crearmi le strumentali da solo e allora ho iniziato a seguire tutorial di pianoforte, chitarra e Logic, un software. Il mio mood era quello di Macklemore, un modo pop di fare rap e con strumenti veri. Poi ho iniziato anche a farmi i video da solo. Per me immagini e canzone sono un pacchetto unico. A volte addirittura parto dall’idea del video. Mi piacerebbe provare a fare qualcosa al cinema, magari dirigere un corto».

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[…]Prima che la musica diventasse una professione?

«Ho vissuto fra Desenzano dove sono nato nel 1991 e Brescia, dove ho fatto le superiori. Ho fatto il portapizze, il giardiniere, aiutato papà che fa il fornaio, aggiustavo pc mettendo in pratica il diploma di perito informatico, foto e video ai matrimoni... Con i guadagni compravo strumenti e tecnologia». […]

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