cantelli muccioli

“SONO PARTITO DALL’EROINA IN VENA. MUCCIOLI MI SEQUESTRO’ E MI SPUTTANO’ DAVANTI A TUTTI. IL SUO SCOPO ERA…” - DA ‘SANPA’ AL GRUPPO ABELE DI DON CIOTTI, PARLA IL “TRADITORE” CANTELLI, EX PORTAVOCE DELLA COMUNITÀ, UNO DEI PROTAGONISTI DELLA DOCU-SERIE 'NETFLIX': "DOPO LE CATENE E LE MORTI MI TROVAI IN CONFLITTO ETICO. NON SI POTEVA FINGERE CHE SI TRATTASSE DI “INCIDENTI DI PERCORSO” – LE DROGHE? AI MIEI TEMPI SE TI FACEVI DI EROINA ERI FUORI DALLA SOCIETA’. I TOSSICI SCIPPAVANO LE VECCHIETTE, DISTURBAVANO. ORA SONO INVISIBILI PERCHÉ...” – VIDEO

Angela Gennaro per https://www.open.online/2021/01/06/sanpa-serie-netflix-san-patrignano-muccioli-fabio-cantelli-intervista/

 

 

fabio cantelli

Fabio Cantelli oggi ha 58 anni. Chi ha visto SanPa, la docu-serie di Netflix che tanto sta facendo discutere, ha ben presente il suo viso scavato e il filo dei ricordi, inevitabilmente dolci e amari, che attraversano lo sguardo mentre racconta. A San Patrignano, lui, ci è rimasto in totale per dieci anni. La prima volta che si è fatto – lo racconta nel documentario – è collegata a una donna. Lui voleva andarci a letto. Alla fine è successo, ma prima di farlo lei gli ha iniettato dell’eroina.

 

 

E del sesso poi, racconta Fabio, in verità non gliene fregava più niente. Della comunità fondata da Vincenzo Muccioli e al centro delle cronache per anni, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, Fabio Cantelli è stato il portavoce. E se n’è andato, tagliando i ponti, quando si è trovato in «conflitto etico interiore». I processi, i ragazzi trovati incatenati, le morti. «Ero ormai troppo distante da quello che SanPa era diventata e da come sarebbe andata avanti».

muccioli

 

Oggi vive a Torino ed è vice presidente del gruppo Abele, onlus fondata nel 1965 da don Luigi Ciotti che si occupa di tossicodipendenza, emarginazione, Aids, progetti di aiuto alle vittime di tratta e ai migranti. Della comunità fondata da Vincenzo Muccioli, Fabio ha già raccontato nel 1996 nel libro La quiete sotto la pelle. «Quella di Rimini non è l’unica comunità dove sono stato», racconta.

 

 

Torniamo indietro nel tempo, all’inizio degli anni ’80. San Patrignano nasce per dare una risposta, a detta di Vincenzo Muccioli, al dramma delle droghe che stava sempre più montando e a cui lo Stato mancava totalmente di dare risposte. Qual era il contesto? San Patrignano era l’unica comunità che si occupava di tossicodipendenze?

 

«Non ce ne erano molte, ma posso parlare solo di quello che conosco. Avevo fatto un’esperienza a Le Patriarche (oggi Dianova International, ndr), una comunità internazionale con sede in Francia a Tolosa e con diverse filiali in Europa. Ero finito in carcere nel 1982, e il magistrato disse: “Ti scarcero se vai in una comunità, oppure continui a stare a San Vittore. Decidi”.

 

fabio cantelli

Quella di Le Patriarche era una comunità disponibile ad accogliermi subito, previo il pagamento di una retta molto elevata che la mia famiglia era in grado di sostenere. Sono stato lì per sette mesi, ero stato spostato in Spagna. Poi sono tornato in Italia scappando. Avevano un approccio terapeutico basato sul lavoro e poi facevano queste riunioni serali in cui ci si incontrava, si tiravano fuori i problemi della giornata e si facevano grandi discussioni. Le crisi di astinenza – questo mi è rimasto impresso – venivano curate con metodi naturali, con grandi quantitativi di tisana al tiglio. Tuttora, quando sento l’odore del tiglio penso a quei momenti: in crisi di astinenza, il tiglio faceva vomitare».

 

Poi?

«Ho avuto un approccio anche con il CeIS di don Mario Picchi, ma lì mi sono fermato all’anticamera: a differenza di San Patrignano infatti aveva un filtro. Secondo la loro impostazione, il problema della tossicodipendenza era di contesto famigliare: quindi si entrava in comunità dopo un percorso di preparazione in cui era coinvolta anche la famiglia, con una serie di colloqui con psicologi.

muccioli

 

Bisognava insomma essere molto motivati e questo filtro serviva loro per garantirsi dal fatto che non entrassero in comunità delle persone fuori di testa ma gestibili. A San Patrignano non c’era nessun filtro e per questo era una comunità molto apprezzata: ti prendeva così com’eri».

 

«Medici qui non ce ne sono: ci siamo rivolti ad alcuni di loro ma ci hanno chiuso la porta in faccia», racconta Muccioli nel documentario. Qual è la differenza tra un posto con medici e percorsi e un approccio alla SanPa, dal punto di vista di chi sta fuoriuscendo dalla tossicodipendenza?

«Ho fatto solo San Patrignano, dove la terapia, fondamentalmente, era Vincenzo Muccioli (sorride), la sua forza magnetica e carismatica di seguire ciascuno di noi fino a che fu possibile.

 

Finché la comunità rientrò in certe dimensioni, fino alle 3-400 persone lui, con uno sforzo sovraumano, dedicava anima e corpo e ci seguiva personalmente. Poi, quando ci fu l’esplosione “demografica” degli ospiti a metà degli anni ’80, la situazione gli sfuggì di controllo. Sopperì alla logica della relazione con quella del controllo, ed è lì che iniziano i guai. Comunque non posso dirti quale fosse la differenza, perché non conosco l’altra realtà. Posso dire che se in comunità mi fossi trovato a tu per tu con degli psicologi, avrei detto “ciao e grazie”.

ANDREA MUCCIOLI

 

Avevo già avuto in precedenza esperienze con psicologi, e avevo capito che è gente che vive in un altro mondo rispetto a quello della tossicodipendenza: un conto è conoscerla attraverso i libri o magari anche i tossici, ma sempre dietro a una scrivania, un conto è viverci notte e giorno. E un conto è essere stati tossici.

 

Un momento fondamentale di San Patrignano era quando Muccioli ti chiamava, dopo qualche tempo che eri lì e avevi dato prova di responsabilità, e ti diceva: “Guarda, è arrivato tal dei tali e tu sarai la sua guida qui dentro”. Diventavi tu il custode, come eri stato custodito e accudito».

 

 

Funzionava?

LETIZIA MORATTI E ANDREA MUCCIOLI

«Quella persona sapeva di averne accanto un’altra che poteva decifrarne i moti dell’animo, le paure e le parole rassicuranti che magari nascondono altro. Tra noi tossici ci si intendeva al volo, insomma. I novizi venivano affidati a persone giudicate immuni da pericoli di fuga e da ispirazioni di comunella. E funzionava: non ho mai assistito a fughe a due».

 

Quindi, nella sua prima fase, San Patrignano offriva percorsi validi e più efficaci rispetto a medicalizzazione e psicoanalisi?

«Sì. Tra l’altro all’epoca non credo che le comunità in generale facessero ancora ricorso a figure professionali: era una dimensione pionieristica in cui si andava alla scoperta dei metodi. Tutte, in qualche modo, erano realtà in cui si lavorava, in campagna. E a SanPa la formazione professionale era veramente ad alto livello:

 

Muccioli pensava che fosse fondamentale appassionarsi a qualcos’altro attraverso un lavoro confacente alle attitudini, imparato con maestri che lo insegnassero ai massimi livelli. I lavoratori poi erano produttivi e lavoravano con l’esterno, e c’erano delle ditte che potevano verificare la capacità di un ragazzo quando era ancora dentro e proporgli contratti di lavoro nel momento della sua uscita dalla comunità».

 

gian marco e letizia moratti con vincenzo muccioli

Nella prima puntata della docu-serie parli del “ciocco” e di quella volta in cui Muccioli prese i tuoi scritti di diciottenne, che gli avevi affidato, e li lesse pubblicamente in comunità. Con scherno. Erano i primordi, episodi controversi non ce ne erano stati. Eppure come gesto, visto dall’esterno, è molto pesante.

«Nudo, inerme e fragile: solo allora potevi essere riaccolto come il figliol prodigo. Smascherato, ‘sputtanato’ davanti a tutti. A quel punto abbassi la testa, perché senti di essere il corpo estraneo, e vuoi salvarti la pelle. Non è un calcolo, chi si è trovato in quelle situazioni può capirlo. Ho visto tante persone che dopo un “ciocco” si sono messe in discussione.

 

vincenzo muccioli SAN PATRIGNANO

Al di là della drammaturgia, il metodo, impressionante ed efficace, a volte nasceva anche in reazione a fatti gravi avvenuti. Vincenzo valutava – ed era lui l’unico metro di giudizio su questo – che il ciocco (gesto estremo, non quotidiano), era il mezzo per ripristinare una situazione che cercava di sfuggire di mano. Secondo lui io avevo una personalità posticcia, ed era il suo modo per far crollare questa presunta maschera».

 

Ci è riuscito?

vincenzo muccioli 1

«No (ride). Il grande limite di SanPa – e in questo senso forse un professionista di psicoanalisi e psicologia avrebbe forse aiutato – è che Vincenzo non considerò la nostra tossicomania come qualcosa che avesse una radice profonda. Per lui la personalità del tossicomane era presa in prestito, non era quella vera. E il suo scopo era demolire questa presunta personalità posticcia per far emergere quella autentica sotto. Guarda caso però quella autentica era per lui quella che ti prestava la comunità: dovevi diventare un bravo ragazzo. Il problema è che le cause profonde della tossicomania rimanevano intatte, non venivano affrontate. Quindi il meccanismo funzionava fino a che restavi dentro alla comunità e facevi il bravo ragazzo. Poi uscivi all’esterno, la maschera crollava e iniziavano i guai. Molti uscivano, ricadevano, venivano riaccolti e ricominciavano daccapo».

 

vincenzo muccioli 2

E poi è la volta della fase di quello che viene chiamato il “gigantismo” di San Patrignano (che arriva, tra l’altro, ad avere fino a 2mila ospiti). Senza spoiler, come finisce la tua esperienza lì?

«Finisce quando mi trovo in conflitto etico rispetto al mio ruolo di capo ufficio stampa della comunità, con il tormento interiore per i fatti accaduti. Fatti – tra cui un omicidio – che, per quanto le sentenze giudiziarie potessero essere pesanti ma non troppo, erano troppo gravi per non comportare una messa in discussione di quello che eravamo diventati.

 

Non si poteva fingere che non fosse accaduto niente, che si trattasse di “incidenti di percorso”, credendo a una teoria della scheggia impazzita. Per me non era così, e quando mi sono reso conto che la comunità non era intenzionata a questa radicale messa in discussione mi sono detto che non potevo più dire pubblicamente cose che non pensavo».

 

Con la morte di Muccioli, SanPa scompare dai radar della cronaca.

«Perché la comunità si normalizza. Muccioli è insostituibile: il leader carismatico viene una sola volta. E poi è cambiata la tossicodipendenza: i tossici, l’età media, le modalità di assunzione».

 

 

In che modo?

VINCENZO MUCCIOLI

«Le droghe sono oggi “integrate” e incluse nella società, non hanno più il significato di rottura del patto sociale che avevano ai miei tempi. Allora ti facevi di eroina ed eri fuori dalla società. Ora invece no. E poi c’è l’aspetto economico: sono rimasto allibito quando ho scoperto, nell’ambito di alcune ricerche che stavo facendo sulla droga, che adesso per farsi di eroina un ragazzo deve recuperare cinque, addirittura tre euro. Ti bastano dieci minuti di richieste in strada. Per noi non era così. Era il 1981 ed ero appena tornato a Milano da una vacanza in Grecia.

 

vincenzo muccioli

Erano 40 giorni che non mi facevo, e sono andato dal pusher con le 25mila lire che avevo tenuto da parte dalla vacanza. “Non posso darti quella quantità”, mi disse il pusher. E perché? “Perché adesso abbiamo l’ordine di vendere solo buste da mezzo grammo, a 50mila lire”. Io mi facevo un grammo, un grammo e mezzo al giorno: voleva dire tirare su 150mila lire al giorno. All’epoca, uno stipendio buono era pari a un milione di lire: e io dovevo tirare su un milione alla settimana, ogni mese quattro volte lo stipendio buono di un italiano. E allora che fai? Devi imparare a rubare, scippare, rapinare, prostituirti: i soldi li devi trovare.

 

La tua biografia di tossico cambia rispetto a chi si droga oggi. I tossici scippavano le vecchiette, rapinavano, puntavano la siringa dicendo che lì c’era sangue con l’Hiv. Disturbavano. Ora sono invisibili perché non danno noia a nessuno. Si muore meno di overdose e si muore in casa. Negli anni ’80 succedeva in mezzo alla strada».

 

Ti aspettavi che questa serie sarebbe diventata un caso? Quarant’anni dopo e con un target di utenti under 30 che di San Patrignano non aveva mai sentito parlare?

vincenzo muccioli san patrignano

«No. La storia di San Patrignano è molto complessa, bisogna indagarla senza preconcetti, e la serie lo fa. Non ci sono buoni e cattivi: è un concentrato simbolico pazzesco, perché c’è dentro tutto. Il potere, la vita, la morte, la sofferenza, la malattia: significati simbolici universali ed eterni che attraversano le epoche».

 

CANTELLI

Da il napolista.it

Tra l’83 e l’84 scappai sei volte. Mia madre mi tese una trappola d’accordo con Muccioli. Mi chiese di andare a casa a Milano, io arrivai e mi trovai due marcantoni che di notte mi portarono a San Patrignano.

Un sequestro.

Sì. Mi misero in una casetta di cemento di tre metri per tre, e mi chiusero dentro.

vincenzo muccioli 1

Quanto sei rimasto?

Diciotto giorni con la doppia crisi di astinenza: eroina e cocaina. Tentai il suicidio. Non c’erano oggetti quindi sbattevo la testa contro la porta di ferro. Mi resi conto che il mio corpo facevo resistenza, non volevo morire soffrendo, avevo sofferto già troppo nell’anima. Se ci fosse stata una finestra mi sarei buttato.

Ti sei arreso?

Il quindicesimo giorno l’angoscia fu tale che mi abbandonai disteso sul pagliericcio, e nella disperazione mi pervase un senso di pace. Mi guardai dal di fuori per la prima volta e scorsi un esserino di 50 chili in mutande. Provai pena per me stesso.

VINCENZO MUCCIOLI

 

Un momento felice.

Il Natale del 1984. Ero ancora inquieto. Arrivai in ritardo in mensa per la cena natalizia, c’erano le ragazze vestite da angeli, un regalo per ognuno di noi della comunità, quando entrai mi sentii investito da un’onda di affetto: era un assembramento di naufraghi che si abbracciavano, felici di aver trovato la terraferma. Cominciai a piangere in maniera incontrollata. Avevo capito cosa fosse una comunità.

vincenzo muccioli san patrignano vincenzo muccioliSANPA - LUCI E TENEBRE DI SAN PATRIGNANOsanpa luci e tenebre di san patrignanofabio anibaldi all'epoca della comunita'fabio anibaldi sanpa luci e tenebre di san patrignano 3sanpa luci e tenebre di san patrignano 2RED RONNIE VINCENZO MUCCIOLI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO