cesare de michelis

LA VERSIONE DI MUGHINI - GABER DICEVA CHE ''LA NOSTRA GENERAZIONE HA PERSO'', MA CESARE DE MICHELIS HA VINTO, NEL VOLER ESSERE UN EDITORE LIBERO E INDIPENDENTE, INIZIANDO DA RAGAZZO DI BOTTEGA CON IL FRATELLO GIANNI. UN ALTRO CHE, PUR ESSENDO STATO CANCELLATO DALLA STORIA DEL PARTITO SOCIALISTA, NON HA AFFATTO PERSO. E SO GIÀ CHE IL FIGLIO LUCA…

 

Lettera di Giampiero Mughini a Dagospia

 

GIAMPIERO MUGHINI E I SUOI LIBRI

Caro Dago, tra le tante cose che Giorgio Gaber cantava e ragionava sino a ipnotizzarmi ce n’era una sulla quale non sono mai stato d’accordo. Lì dove cantava che “La nostra generazione ha perso”, e si riferiva alla generazione di quelli che eravamo nati a cavallo dei Trenta e dei Quaranta. Gente come l’editore veneziano Cesare De Michelis, nato il 19 agosto 1943 e morto oggi.

 

Ho sempre pensato, diversamente da Gaber, che ciascuno di quella generazione risponde di sé e del suo destino e non di altri. Ora, non c’è dubbio che Cesare De Michelis abbia vinto, abbia insistito e abbia vinto nel voler essere un editore libero e indipendente, un editore che nel suo catalogo vantava i saggi puntuti di Massimo Fini e i romanzi “femministi” di Margaret Mazzantini e i cataloghi d’arte e i “gialli” di Roberto Costantini.

 

Gianni e Cesare De Michelis

Aveva cominciato da ragazzo di bottega, lui e suo fratello Gianni, il futuro ministro socialista. A Venezia si conoscevano tutti, e quando nei primissimi anni Sessanta nacque la Marsilio i due fratelli De Michelis ne vennero coinvolti. Della cultura irrequieta e altamente ideologizzata emersa all’alba dei Sessanta, Venezia e Mestre e Padova erano una roccaforte.

 

La famiglia De Michelis a parte, roteavano in quell’ambito personaggi come Toni Negri e Massimo Cacciari (futuro sindaco di Venezia). La rivista trimestrale “Contropiano” fu l’espressione più lampante di quella cultura, e naturalmente era una delle riviste che io ventenne leggevo con la matita rosso e blu a segnarne i passaggi che reputavo i più importanti.

 

Strainnamorato della letteratura e dei libri (mostruosa la sua biblioteca, e lo dice uno che di biblioteche se ne intende) Cesare De Michelis non si lasciò imprigionare dall’ideologia, come del resto non se ne sono lasciati imprigionare suo fratello Gianni e Cacciari. Cesare costruì mattone su mattone una casa editrice che aveva i colori del suo tempo ma che era aperta a ogni ipotesi e avventura culturale.

giampiero mughini era di maggio

 

E’ stata la Marsilio a scovare la pista del romanzo “noir” alla svedese. Sono stato felice e orgoglioso quando un anno fa il figlio di Cesare, Luca De Michelis, mi ha proposto di scrivere un librino sui cinquant’anni del “maggio francese”. Era una gran bella idea. Quanto a Luca, ce l’ha stampato in faccia il voler fare e il voler fare bene tipico della famiglia De Michelis.

 

E a questo proposito, sono arcisicuro che uno come Gianni De Michelis non è stato uno che ha perso e sebbene sia stato cancellato quel Partito socialista di cui negli anni Ottanta lui era un vistoso rappresentante. Anche lì non sono d’accordo col grande Gaber quando cantava che in Italia abbiamo avuto “il peggior partito socialista al mondo”. Il peggior Partito socialista il partito di Pietro Nenni, di Riccardo Lombardi, di Bettino Craxi, di Giuliano Amato, di Giuliano Vassalli, di Gino Giugni?

 

CESARE LUCA DE MICHELIS

Al De Michelis ministro verrà un giorno restituito il suo onore, di uno da ministro dell’Industria che sapeva fronteggiare gli operai furibondi e dir loro che non c’è nessuno che può moltiplicare i pani e i pesci. E che se vi si presenta qualcuno che vi fa questa promessa, come sta avvenendo nella politica italiana di queste settimane, vuol dire che avete di fronte un cialtrone.

 

Io che sono sempre andato a letto presto perché alla mattina successiva mi svegliavo presto, non ho mai fatto parte dei giri romani che De Michelis ravvivava con la sua personalità e con la sua irresistibile voglia di vivere tutti e 360 gradi del vivere.

 

E comunque, le poche volte che l’ho incontrato ho ben tastato di che pasta fosse fatto, lui che veniva dalla grande scuola politica della nostra generazione, la politica universitaria e l’Ugi e quelle assemblee furibonde dove i radicali alla Marco Panella andavano all’arrembaggio contro i comunisti di Achille Occhetto.

 

La scuola che aveva modellato i due fratelli De Michelis, due fra i migliori della nostra generazione pur tanto vilipesa.

 

giorgio gaberMASSIMO CACCIARI

 

GIAMPIERO MUGHINI

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