giampiero mughini indro montanelli

“HO AMATO MONTANELLI PIÙ DI CHIUNQUE ALTRO, A PARTE MIO PADRE” - MUGHINI: “ALTRO CHE AMMIRAZIONE LA PIÙ SFRENATA, NELL’AREA LARGHISSIMA DEL SENTIR COMUNE DI SINISTRA INDRO ERA REPUTATO UN REIETTO. UN BIECO REAZIONARIO, A DIRLA IN PAROLE SEMPLICI” - “TUTTO IN LUI RACCONTAVA IL BORGHESE CHE ERA, UN SAPORE UMANO CHE ERA ANCHE QUELLO DI MIO PADRE, UNO CHE ERA STATO FASCISTA NEGLI ANNI VENTI E TRENTA. MAI UNA VOLTA INDRO MI CHIESE DI SPOSTARE UNA VIRGOLA IN UN MIO PEZZO…”

Giampiero Mughini per www.huffingtonpost.it

giampiero mughini

 

Il 22 luglio 2021 saranno vent’anni dacché Indro Montanelli ha chiuso la sua esperienza umana. E sui media sarà un tripudio di ricordi, di elogi, di ammirazione la più sfrenata quale si addice a quello che nel Novecento è stato il sovrano indiscusso nel mestiere di battere ai tasti della macchina da scrivere un articolo da pubblicare l’indomani su un giornale di carta.

 

Dubito che nel bel mezzo di quel tripudio a qualcuno sfuggirà un accenno al fatto che ancora negli anni Ottanta del secolo scorso non era affatto così, tutto il contrario. Che da tantissimi lui era bestemmiato e maledetto, almeno quanto lo sono stati più tardi Silvio Berlusconi, Bettino Craxi, Matteo Renzi.

INDRO MONTANELLI

 

Altro che ammirazione la più sfrenata, nell’area larghissima del sentir comune di sinistra Indro era reputato un reietto. Un bieco reazionario, a dirla in parole semplici. Uno che aveva osato confessare che turandosi il naso avrebbe votato per la Dc anziché per il toccante comunismo alla Enrico Berlinguer.

 

Un mio amico e collaboratore di punta del “Giornale” mi raccontò che il suo edicolante il quotidiano di Montanelli lo nascondeva e lo tirava fuori solo se un cliente glielo chiedeva espressamente. Una mia amica, quanto di più radical chic, mi chiese una volta “Ma come fai a scrivere su quel giornale fascista?”.

 

giampiero mughini

Le cose erano andate così. Nei primi anni Ottanta avevamo fatto comunella un drappello di personaggi irrequieti che sino a quel momento avevano percorso i vari sentieri di quel bosco che era la sinistra italiana.

 

Eravamo però tutti giunti a una latitudine in cui non ci identificavamo più con lo scontro bipolare destra-sinistra. Il mensile “Pagina” (creato da Aldo Canale) divenne il trampolino da cui far scoccare il nostro essere “né di qua né di là”. C’era Ernesto Galli della Loggia, Paolo Mieli, Massimo Fini, il sottoscritto.

 

mieli paolo

Uno dei collaboratori più assidui della rivista sarebbe stato l’allora giovanissimo Pigi Battista, che avevo conosciuto perché amico fraterno di Franco Moretti, il fratello maggiore di Nanni e a sua volta mio amico fraterno. Mi spiace che “Pagina” venga citata raramente nelle ricostruzioni culturali e “sentimentali” di quel periodo, del resto non si può pretendere che siano in molti a sapere ogni volta come siano andate le cose.

 

Avevamo dunque deciso di mandare su ciascun numero una sorta di “lettera aperta” a un personaggio comunque rilevante della scena politico/culturale italiana del tempo. Se non ricordo male fui io a proporre, col pieno assenso di Paolo ed Ernesto, una “lettera aperta” a Montanelli, a quello che agli occhi della gran parte della nostra generazione passava né più né meno come un fascista.

 

enzo biagi e indro montanelli

Badate bene, non era una lettera in cui volevamo convertirlo al Bene, o in cui ravvedevamo in lui qualità appetibili alla sinistra in quanto tale. No, no. Sarebbe stata una lettera in cui dicevamo che Montanelli ci piaceva esattamente per quello che era davvero, un borghese, un toscanaccio, un tantino conservatore.

 

Era il fatto che lui testimoniasse alla grande questi tre atteggiamenti che ci piaceva. (A me personalmente ma anche ad altri di “Pagina” sarebbe poi piaciuto meno il duello mortale che lui ingaggiò a un certo punto con il Silvio Berlusconi senza i cui denari “il Giornale” non sarebbe arrivato a tre anni di vita, quel duello che agli occhi della sinistra trasformò un mostro in un santo).

 

ernesto galli della loggia foto di bacco

Quella “lettera aperta” non ricordo più se del 1982 o del 1983 la scrissi io, e ancor oggi ne sono orgoglioso. Per darle ancora maggiore risalto decidemmo di “lanciarla” fin dalla prima pagina del mensile. Indro mi telefonò dopo qualche settimana e mi invitò di andarlo a trovare nella redazione romana del suo quotidiano.

 

Andai, e dire che ero commosso è dire niente. Aspettai un attimo nella sala di ingresso presidiata da una vistosa segretaria di redazione di cui sapevo che Mario Praz (una delle grandi firme del “Giornale”) arrivava con una scusa o un’altra pur di sedersi innanzi a lei e rimirarla. Indro mi propose di collaborare al suo quotidiano a mezzo di una rubrica cui aveva dato per titolo “L’invitato” . Lo feci per tre o quattro anni (dopo di me Indro avrebbe invitato Ernesto e Barbara Palombelli).

 

INDRO MONTANELLI

Lo incontravo di tanto in tanto durante quegli anni, a Milano o a Roma. Lo ricordo ciondolante mentre se ne stava andando in redazione dopo un pranzo che avevamo fatto nella trattoria toscana da lui prediletta a Milano.

 

Tutto in lui raccontava il borghese che era, un sapore umano che era anche quello di mio padre, uno che era stato fascista negli anni Venti e Trenta. Mai una volta Indro mi chiese di spostare una virgola in un mio pezzo.

 

indro montanelli gambizzato 1

E siccome tutto finisce, anche la mia collaborazione al “Giornale” finì. Poche settimane dopo Vittorio Feltri mi chiese di collaborare all’ “Indipendente” che vendeva in quel momento 18mila copie stentate e di cui lui aveva appena assunto la direzione. Temo che Indro abbia pensato che ero andato a quel giornale magari perché mi avevano offerto di più, il che non era vero affatto. Da allora non l’ho mai più sentito, del resto sarebbe stato impossibile farlo. I suoi figli sempre lui li aveva divorati. Resta che l’ho amato più di chiunque altro, a parte mio padre.

giampiero mughiniindro montanelli gambizzato 2LA STATUA DI INDRO MONTANELLI IMBRATTATA DI VERNICE DALLE FEMMINISTEINDRO MONTANELLIINDRO MONTANELLI IN ABISSINIAINDRO MONTANELLIINDRO MONTANELLIMargarethe de Colins de Tarsienne e Indro MontanelliINDRO MONTANELLICOLETTE ROSSELLI INDRO MONTANELLIstatua indro montanelli

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