NEL GIORNO DELLA FINALE DI “XFACTOR”, MORGAN CI SPUTA SOPRA (COME SEMPRE): “MI TOGLIE LA VOGLIA DI FARE TV. SONO TALENTI CRISTALLIZZATI, BAMBINI SPROVVEDUTI” - E ATTACCA MARIA LA SANGUINARIA

Marco Molendini per "Il Messaggero"

Inquieto, ambizioso, onnivoro dissipatore. Con Morgan si può andare alle lunghe cercando di definire il suo instabile profilo. Ne ha fatte di tutti i colori per mascherare il suo talento che ha trovato rifugio fra le pareti di X Factor, prima a casa Rai, ora a casa Sky. Un rapporto di forzosa dipendenza a cui il quarantunenne, due volte papà, ex leader dei Blue Vertigo, Marco Castoldi dice ancora oggi (e siamo alla vigilia della sua sesta finale, su sette edizioni) che sfuggirebbe volentieri: «X Factor mi ha tolto la voglia di fare televisione» spara, tanto per cominciare.

Scusi Morgan, ma chi la costringe? Che ci vuole a dire basta?
«Invece sono costretto, specie se questa diventa l'unica possibilità. Dico di sì perché voglio lavorare e la sola chance sembra essere quella di fare tv. E, invece, vorrei elegantemente sfilarmi. Ho voglia di tornare allo studio che è l'unico modo per essere competenti. Proprio ora mi sono rimesso a suonare in modo profondo Debussy e Ravel. Poi, però, arrivano le lusinghe».

Non possono fare a meno di lei e lei cede: ha praticamente fatto tutte le edizioni di X Factor, tranne una.
«C'è voluta la necessità di uno scandalo per fermarmi, per farmi tornare coi piedi per terra, solo che sono finito sottoterra. Poi mi hanno ripreso per la mia competenza musicale e per la mia capacità di esprimermi, perché ad arricchire il pop con la mia cultura musicale sono molto bravo. Nel mio campo sono come Maradona che viene messo a fare l'allenatore quando ancora può giocare».

Sta dicendo che non le danno il giusto spazio nel mondo della musica?
«So che gente come De Gregori e Fossati, che sono più anziani di me, lavorano alla grande».

Insomma, questo sarà il suo ultimo X Factor?
«E che ne so. Ora mi gioco questa ultima puntata. Farò un duetto con Mika e poi punto molto su Michele, il mio ragazzo».

In questi anni le è andata sempre bene, è stato lei il coach di molti vincitori. Se dovesse scegliere qual è quello che preferisce?
«Antonio Maggio mi piace molto. Mi è piaciuto anche a Sanremo. A suon di spartiti e arrangiamenti gli ho fatto vincere la prima gloriosa edizione. È molto bravo. E il suo gruppo, l'Aram quartet, era fortissimo. Come erano ottimi i Cluster. Ma ci sono altri che mi piacciono».

Per esempio?
«Noemi, con cui ho avuto un bellissimo e continuo conflitto. E anche Marco Mengoni e Chiara sono due molto dotati».

E quest'anno?
«A me piacciono i talenti versatili, non quelli cristallizzati di quest'edizione: il cristallo si può rompere, è frangibile. Sono bambini e sono sprovveduti. Io a 10 anni avevo già tradotto tutto Lou Reed e i King Crimson. Questi non sanno nemmeno chi è Lou Reed».

Ha scritto un pezzo, "Spirito e virtù", che esce ora. Non è che ne ha un altro da portare a Sanremo?.
«Finché c'è il regime De Filippi io non posso esserci».

Che vuol dire?
«Che aleggia un torpore defilippico, c'è un regime nell'ombra. Amici, l'ho sempre detto, per me è un po' una baracconata. Ricordo che il mio scandalo è nato dopo una mia intervista in cui parlavo male di quel talent. La De Filippi mi rispose dicendo di non conoscermi».

Diciamo che lei è uno spirito conflittuale. Ha litigato anche con Mika?
«No, siamo amici, è un tipo simpatico. Penso che a X Factor dovrebbero chiamare un altro come lui, così io posso riposare. Anzi ci vorrebbe una specie di Mirkan, uno un po' Morgan e un po' Mika».

Dicono che dopo tanti litigi sia tornato il sereno tra lei e Asia Argento.
«Con Asia ci sono sempre stati alti e bassi. Ma perché la gente invece di pensare a questo non va a studiare i testi dei Pink Floyd?».

Morgan se dovesse definirsi come si definirebbe?
«Sono uno che ha vissuto almeno 4 volte e della mia vita si conosce solo l'uno per cento. Sono materia che scompare. Per questo ho avuto voglia di scrivere tutto quello che mi passata per la testa, anche i miei fatti personali, in un mio libro».
Dimenticavamo a gennaio esce una sorta di autobiografia di Morgan, pubblicata da Einaudi. Il titolo è tutto un programma: "D'io".

 

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