“NEVO” PROFETA IN PATRIA – ROBERTO COTRONEO: “CHE ESHKOL NEVO SIA RIMASTO TRA I RELATORI DEL FESTIVAL DI POLIGNANO ERA DEL TUTTO EVIDENTE. MA LA GRAVITÀ DI QUELLO CHE È ACCADUTO RESTA: MOLTI AMMINISTRATORI E UN ARCIVESCOVO CHE CHIEDONO L’ESCLUSIONE SONO DAVVERO TROPPO” – “SI LANCIANO SOLTANTO ANATEMI. RACCOLTE FIRME, DECISIONI GOFFE. LA SOCIETÀ ITALIANA È DIVENTATA BINARIA E IGNORANTE. SEMPLIFICATA. OGGI È TUTTO UN: TALK & GO. SI LITIGA E SI PASSA AD ALTRO. UN IMBARBARIMENTO CHE VIENE DAL CINISMO DILAGANTE E DALL’IGNORANZA. QUESTO SENTIRSI PIÙ BRAVI, PIÙ INTELLIGENTI E PIÙ COLTI DI TUTTI, QUESTO CREARE BOLLE CULTURALI MISERABILI CHE NON PORTANO A NIENTE. NON SI SONO SALVATI RIAMMETTENDO NEVO. QUELLA STORIA DELLE FIRME, NON DOVEVA NEPPURE ESSERE PENSATA...”
Estratto da “Con un filo di voce”, la newsletter di Roberto Cotroneo
Che Eshkol Nevo sia rimasto tra i relatori del festival di Polignano e Vieste era del tutto evidente. Credo che alla fine la decisione sia stata presa dal presidente della Regione Antonio Decaro, e i vertici del Festival si sono dovuti attenere. Ma qui non era pensabile un epilogo diverso [...].
La gravità di quello che è accaduto però resta: molti amministratori e un arcivescovo che chiedono l’esclusione sono davvero troppo.
Ho la sensazione però che sia un problema di classi dirigenti del tutto inadeguate e superficiali. Dirigere dei festival vuol dire dare un indirizzo politico alle cose, nel rispetto del denaro [...] che proviene in gran parte dalle tasse dei cittadini.
[...]
L’ossessione del talk ha conquistato anche le antiche casalinghe di Voghera. È sempre tutto un uno contro l’altro. Tutte chiacchiere e distintivo. È una semplificazione e banalizzazione del mondo quella del modello talk.
Invece intellettuali e scrittori devono tenere una lectio magistralis, per insegnarci qualcosa, mostrarci dove va il loro sguardo [...] e non la banalità detta ieri: «ascoltiamo cosa ha da dire Nevo…», come fosse una deposizione spontanea. No, ascoltiamo cosa ha da insegnarci Nevo, cosa ci dice che lui sa e noi non sappiamo.
E questo da chi sta a Gaza come da chi sta a Tel Aviv. Se dobbiamo spendere denaro per i festival, allora che sia ben speso. Ognuno parla al pubblico. E il pubblico ascolta e riflette. [...]
Purtroppo però si lanciano soltanto anatemi. Raccolte firme, decisioni goffe. La società italiana è diventata binaria e ignorante [...]. Semplificata. Dipende dall’abbassamento del livello culturale che è sempre più evidente. Dipende da quello che si legge.
Giangiacomo Feltrinelli [...] diceva: «Il grado di civiltà del nostro paese dipenderà anche, e in larga misura, da cosa, anche nel campo della letteratura di consumo, gli italiani avranno letto». Ecco: negli ultimi anni cosa hanno letto? E cosa hanno letto nella letteratura di consumo? Hanno letto generalmente libri banali, schematici, semplici, che non richiedono impegno, hanno scelto l’intrattenimento culturale, è inutile girarci attorno.
L’imbarbarimento dipende da questo. La semplificazione, la banalizzazione culturale travestita da qualità sta cancellando identità e ragionamento. Gli autori di cassetta che circolano ovunque, il culto del successo in libreria come fosse un indice di qualità, la semplificazione della saggistica, ormai in mano a divulgatori e a personaggi televisivi, ha disabituato ai distinguo e ci ha privati di strumenti di comprensione.
Ha portato a un crollo morale, prima ancora che culturale. Si impara a capire leggendo, si impara a riconoscere la complessità facendosi guidare dall’esperienza di intellettuali e scrittori attenti e seri.
Oggi è tutto un: talk & go. Si litiga e si passa ad altro. [...] Come si può pretendere qualcosa di meglio nella tenuta culturale del paese con quello che si legge e non si legge (non si legge al sud, purtroppo) in Italia?
[...] Questo imbarbarimento viene dal cinismo dilagante e dall’ignoranza. Questo sentirsi più bravi, più intelligenti e più colti di tutti, questo creare bolle culturali miserabili che non portano a niente. No, non si sono salvati riammettendo Nevo. Quella storia delle firme, non doveva neppure essere pensata.






