nicoletta romanoff

“MIO FRATELLO SI TOLSE LA VITA A 21 ANNI E LA MIA PARTE MIGLIORE ANDO' VIA CON LUI” – NICOLETTA ROMANOFF SI RACCONTA IN UN LIBRO E IN UNA INTERVISTA AL "CORRIERE DELLA SERA": “PER MOLTO TEMPO MI SONO SENTITA MUTILATA E DIVISA IN DUE, DOPO LA MORTE DI MIO PADRE NEL 2024 LA MIA SOLIDITÀ SPIRITUALE SI È SGRETOLATA” – LA DISCENDENZA DAGLI ZAR (“DAI RUSSI HO EREDITATO LA SPIRITUALITÀ”), IL PROVINO CON MUCCINO (“MI FECE URLARE”), IL “VERO CEFFONE” DATO A LAURA MORANTE, VERDONE E I RACCONTI “ESILARANTI” SULLA IPOCONDRIA – LA RELAZIONE CON PASOTTI: “NON MI VA DI PARLARNE. È STATA UNA STORIA IMPORTANTE, PERCIÒ VOGLIO..." - VIDEO

 

 

Giovanna Cavalli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Era una principessina.

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«Sarà che per dieci anni ho praticato ginnastica artistica, avevo un bel portamento, dritta, spalle aperte, mi dava una certa allure».

 

Però?

«In realtà mamma mi tagliava i capelli a caschetto, corto e pratico, forse per questo da grande li ho sempre voluti lunghi. Anche le mie due bimbe le chiamano “principesse”, che poi invece sono due guerriere». Suonano alla porta. «Mi scusi, è arrivata la spesa. Ecco come sono davvero nella vita».

 

Nicoletta Romanoff, 45 anni, attrice e ora scrittrice, ride, si alza e va ad aprire al fattorino. «Sono stata cresciuta con un grande senso pratico della realtà».

 

Eppure ha un albo d’oro degli antenati niente male. Discendente degli zar di tutte le Russie.

«Ho ricevuto un’educazione attenta alla tradizione, ma il sangue blu si è trasferito più che altro a livello culturale. Mio nonno Nicola, il capofamiglia, era un grande storico.

Diceva: “Se non hai letto un libro almeno 8 volte, lo hai solo sfogliato”. Parlava sempre e soltanto di Russia. Nonna Sveva della Gherardesca sbuffava. “Basta, lasciami un po’ spettegolare con le mie nipoti!”».

 

Cosa c’è di russo in lei?

«I russi hanno grandi sentimenti e profondità d’animo. La spiritualità l’ho ereditata da loro».

 

 

Nel libro «Come il tralcio alla vite», che esce domani per Rizzoli, nelle prime pagine c’è un rapido flash di quando, diciottenne, si preparava al ballo per il debutto in società con una «famiglia perfettamente intatta».

nicoletta romanoff cover

«Eravamo tutti, non mancava nessuno, guardandoti indietro ti rendi conto di quanto eri fortunata. Avevo due genitori giovani e bellissimi e tutti e quattro i nonni. Se non era perfetto quello».

 

Fino alla mattina del 26 maggio 1997, quando suo fratello Enzo Manfredi, 21 anni, si tolse la vita.

«E qualcosa in me si è spezzato per sempre».

 

Prima volta che ne parla.

«Sì».

Eravate molto legati.

«Quando litigavamo, poi ci scrivevamo lunghe lettere per fare pace, ce le infilavamo sotto la porta. Le ho conservate. Eravamo complici».

 

(...)

 

La tragedia familiare.

«Non ci sono risposte, non esiste una spiegazione. Con la sua morte per me si è capovolto il mondo e ho avuto ancora più bisogno di Dio nella mia vita. Ho trovato la mia pace nel percorso di fede».

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«Da quel giorno la parte migliore di Nicoletta andò via con lui».

«Avevo 18 anni e 12 giorni, per molto tempo mi sono sentita mutilata e divisa in due. Enzo Manfredi si è portato via una parte di me e io ho dovuto sviluppare una parte di lui per fare sopravvivere i miei genitori».

 

Scoprì «la forza di restare aggrappata a Dio, come il tralcio alla vite».

«La fede è parte integrante della mia esistenza, come mangiare bene e allenarmi.

La vita spirituale va di pari passo con il resto. La mia è una storia quotidiana di amicizia con Dio. Ci parli, gli confidi i tuoi problemi».

 

Il primo figlio a 19, il secondo a 21.

«Diventare madre così giovane ha cambiato la mia vita, è stata una scelta decisiva, che mi ha rimesso al mondo, mi ha ridato speranza».

 

Per caso, arrivò il cinema .

«A 18 anni vivevo a Parigi, avevo preso contatto con un’agenzia di moda. Però mi scartavano: non ero abbastanza alta e magra. “Ma con quella parlantina da qualche parte arriverai”».

 

Infatti. Sul set con Muccino per «Ricordati di me».

«Mi recai al provino di nascosto, con un’amica. Non avevo nulla da perdere. C’erano 600 ragazze».

 

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Fu scelta lei. Come andò il primo giorno di riprese?

«Sono perfezionista, che è anche un difetto, perché non ti godi le cose. Concentratissima, sapevo la parte a memoria, avrei potuto dire le battute pure al contrario. Gabriele mi fece urlare tante volte per scaricare la tensione».

 

Recitava con Laura Morante e Monica Bellucci.

«Sono state meravigliose, mi hanno insegnato tanto, con delicatezza. In una scena dovevo dare uno schiaffo a Laura. Alzavo la mano e mi bloccavo. Non ci riuscivo.

Muccino esasperato gridò: “Dai, le devi dare un vero ceffone!”. E alla fine mi è partito uno sganassone tremendo.Ho fatto tanto sport, avevo molta forza nel braccio. Abbiamo dovuto interrompere.Ero mortificatissima».

nicoletta romanoff

 

Muccino era esigente 

«Emotivo, istintivo, cerca di tirare fuori dagli attori quello che ha in testa, per ottenerlo ti sbatte come un polpo sugli scogli».

 

Verdone l’ha diretta in «Posti in piedi in Paradiso».

«Gli voglio un gran bene, come regista è serio, pacato, un maestro gentile. Poi nelle pause tornava il Carlo di sempre, con i racconti esilaranti della sua ipocondria».

 

Nel 2004, girando la fiction «Un anno a primavera», conobbe Giorgio Pasotti.

«Da poco è mancato il regista Angelo Longoni, che ci ha unito come coppia sul set. Gli rivolgo un pensiero affettuoso. Ha reso possibile la nascita di mia figlia Maria».

 

Tutto qui sull’uomo con cui ha vissuto 10 anni d’amore? Eravate una coppia da copertina.

«Eravamo, appunto. Non mi va di parlarne. È stata una storia importante, perciò voglio proteggerla».

 

Vi sentite ancora?

«Siamo in ottimi rapporti, cresciamo nostra figlia».

 

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Ne ha 4. Per loro ha fatto molte rinunce.

«E non me ne sono mai pentita. Mi costa fatica stare lontana da loro. A 25 anni ho detto tanti no e questo mi ha portato a lunghi periodi in cui non ho lavorato. I registi non ti aspettano, a parte Quentin Tarantino con Uma Thurman».

 

L’occasione persa.

Un film francese con Daniel Auteuil. Storia di un’attrazione fatale. C’era molto eros. Oggi mi do una pacca sulla spalla, per i miei figli forse sarebbe stato scomodo».

 

Suo marito Federico 

«Lo conoscevo da sempre, i nostri nonni abitavano nella stessa palazzina, lo scoprimmo trent’anni dopo. Per noi è stato più un rincontrarsi, un’amicizia che si è consolidata con la persona che ho scelto per tutta la vita».

 

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Suo padre Giuseppe Consolo è morto il 20 luglio 2024, dopo un tuffo in mare.

«E la mia solidità spirituale si è sgretolata. Credevo di essere altamente vaccinata dal dolore, non lo ero. Ha rinnovato quello per la mancanza di mio fratello. Lo sto ancora elaborando. Lo strazio è l’amore che provi e non puoi più dare».

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