francesca alfano miglietti

‘’NON ABBIAMO FUTURO PERCHÉ IL NOSTRO PRESENTE È TROPPO MUTEVOLE’’ – FRANCESCA ALFANO MIGLIETTI, TEORICO E CRITICO D’ARTE: “COME ORA SIAMO COLONIZZATI DA BATTERI E VIRUS, NEL FUTURO SAREMO RI-COLONIZZATI DA COMPUTER, SENSORI E NANOROBOT. IL CORPO DIVENTERÀ OSPITE PER LE MACCHINE INTELLIGENTI CHE ABBIAMO CREATO. PERCHÉ CREDO CHE SIA ORMAI EVIDENTE A TUTTI CHE IL NOSTRO STILE DI VITA SI TROVERÀ SEMPRE DI PIÙ A COMBATTERE VIRUS E BATTERI…’’

Intervista di Massimo Melotti per Il Giornale dell’Arte

Francesca Alfano Miglietti

 

Francesca Alfano Miglietti, detta FAM, è teorico e critico d’arte. Insegna Teorie e Metodologie del Contemporaneo all'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1992 fonda VIRUS Mutations, rivista che diviene ben presto il punto di riferimento in Italia del dibattito internazionale che vede il corpo umano al centro delle culture radicali e della mutazione. Nelle sue pagine s’indaga sulla body e la performance art, si dibatte di filosofia e di controculture, anticipando temi che influenzeranno i mass media, il cinema, il teatro, la moda, il design, l’architettura.

 

Su queste tematiche FAM ha inventato scenari e nuovi luoghi di un immaginario della mutazione, dai convegni alle performance a rassegne teatrali e di cinema.

Francesca Alfano Miglietti - foto di giuditta fullone

Nel 1998 al Teatro Oltre di Milano cura FLESH and BLOOD e nel 1999 PELLE, LATTICE e METALLO, rassegne che presentano 12 ore di incontri, performance e film. E’ stata ideatrice e curatrice del festival di contaminazioni ART LIVE arte, moda, musica, teoria, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino.

 

Dal 2013 è direttore artistico dello spazio Nonostante Marras a Milano. Attualmente dirige il magazine free press RE-VOIR.  Dal 2010 cura, al Palazzo del Cinema Anteo, di Milano, la rassegna cinematografica ARTE E CINEMA BRERA, giunto alla decima edizione. Come curatore ha realizzato mostre di artisti di tendenza e rassegne collettive come Rosso Vivo,  al PAC di Milano ma anche di maestri del Novecento come la rassegna Fabio Mauri. The End al Palazzo Reale di Milano.

Francesca Alfano Miglietti

 

FAM ha pubblicato numerosi libri nei quali ha trattato le molteplici tematiche di trasformazione del contemporaneo, le contaminazioni di linguaggi, il corpo e le sue modificazioni, con incursioni nell’ arte urbana, le nuove tecnologie, la moda e il design, tra i quali possiamo ricordare: ORLAN (Virus Production) e Identità Mutanti, edito da Costa&Nolan per la quale ha curato anche la collana di monografie Estensioni - Contaminazioni di Inizio Millennio. Ed ancora Nessun tempo, nessun corpo e Virus Moda per Skira.

 

Francesca Alfano Miglietti -monica castiglioni

In particolare Francesca Alfano Miglietti ha approfondito la ricerca sull’opera e il pensiero di Fabio Mauri, artista con il quale ha collaborato dal 1985, raccogliendone gli scritti e curando la pubblicazione del volume Fabio Mauri: Scritti in mostra, per i tipi de Il Saggiatore, che ha avuto recentemente una seconda edizione.

 

Francesca Alfano Miglietti

Il rapporto tra visibile e invisibile come frontiera di nuove poetiche contemporanee viene approfondito nel volume edito da Skira A perdita d’occhio. Visibilità e invisibilità nell’arte contemporanea dove tratta le poetiche di artisti come Fabio Mauri, Tehching Hsieh, Gino De Dominicis, Jannis Kounellis, Félix González-Torres, Oscar Muñoz, Claudio Parmiggiani, Roman Opalka, On Kawara.

 

Francesca Alfano Miglietti è stata insignita nel 1990 del Premio Luigi Carluccio alla Critica d’Arte. Nel 1993 è stata Commissario alla Biennale Arti Visive di Venezia e nel 2017 ha fatto parte della Giuria del Leone d'Oro della Biennale di Venezia.

 

barthes

  1. Questa intervista fa parte di una serie che s’intitola Eretici e Profeti. Di solito alla fine dell’intervista chiedo all’intervistato una scelta di campo.  Ma con lei, che abbina l’insegnamento all’Accademia e lo studio (se non la frequentazione) con eretici e con le situazioni creative di relazione o border line, vorrei anticipare la domanda: si sente più profeta o eretico e che significa oggi essere eretico?   

Questa è una domanda veramente complicata, anche perché io penso che sia molto difficile riuscire a definirsi…L’unica definizione che mi sembra possa appartenermi è una definizione presa a prestito da Roland Barthes ed è quella di soggetto impuro, spurio, indefinito...

 

Francesca Alfano Miglietti

Nella sua lezione inaugurale della cattedra di Semiologia letteraria al Collège de France, Barthes rivendica il diritto, anarchico, a spostarsi, ossia “trasferirsi dove non si è attesi o ancora più radicalmente abiurare da ciò che si è scritto...” e aggiunge: “C’è un momento in cui si insegna quel che si sa; ma subito dopo ne arriva un altro in cui si insegna quello che non si sa: questo si chiama cercare. Arriva forse ora il momento di un’altra esperienza: quella di disimparare, di lasciar lavorare la modificazione imprevedibile che I'oblio  impone alla sedimentazione dei saperi,  delle culture, delle credenze che si sono attraversate.”. Questo è essere eretici? Forse… certamente non mi sento profeta…

 

Francesca Alfano Miglietti

La parola eretico viene da un verbo greco α?ρεσις, derivato dal verbo ?ιρ?ω, scegliere, significava originariamente “scelta, elezione, inclinazione, proposta”. In seno alla chiesa l’ eretico (che era in genere un seguace) o l'eresiarca (che è invece l'iniziatore di un movimento ereticale) era scomunicato e privato, se ecclesiasta, di ogni beneficio, dignità, incarico o pensione, negata loro la sepoltura ecclesiastica e dichiarati infami. In alcuni periodi erano condannati alla pena di morte sul rogo.

 

Qual è il meccanismo specifico dell'eresia? Si potrebbe pensare a una contrapposizione all'ortodossia: l'ortodossia è retta da credenza o da conformità ai principi di una determinata dottrina. L'opposto di ortodossia è però eterodossia, che è dottrina o opinione diversa da quella definita come vera. Invece eresia si oppone alla dottrina rivelata come vera. 

Ma se gli eretici sono invece, come in origine, coloro che scelgono con la propria testa, io di eretici ne conosco molti….

 

William Gibson

2) Oggi, in un momento in cui la società dello spettacolo ha raggiunto uno sviluppo imprevedibile e il mondo virtuale delle nuove tecnologie apre scenari inesplorati, mentre il ruolo del profeta è molto richiesto, soprattutto nei talk show (se non hai una visione non sei nessuno), in un mondo di immagini e di messaggi massmediali, di chat, di social e di fake news l’eretico non corre il rischio di restare soffocato e quindi inascoltato, come può un eretico farsi sentire?

Continuando a scegliere e a fare, a parlare, a scrivere…. Il problema dell’eretico non è esserci a tutti i costi, sa benissimo, un eretico, di dire cose impopolari… anzi, capita che la metodologia di un eretico sia proprio la clandestinità….

Francesca Alfano Miglietti

Un eretico utilizza metodi di una disciplina capace di penetrare il visibile fino a caricarlo di allegorie: quotidianità e tematiche legate alla sfera della natura e degli orizzonti convivono, così come lo fanno visioni apocalittiche, ma anche luoghi della solitudine e caotiche ossessioni.

  1. Quali artisti e intellettuali della fine del secolo scorso a oggi di cui lei si è occupata come storica e teorica dell’arte si potrebbero catalogare nei due schieramenti anche se mi rendo conto che in qualche caso l’eresia sconfina nella profezia?

jg ballard

…difficile anche questa domanda… probabilmente Beuys era più vicino ai profeti che non agli eretici…e anche Warhol… ma anche moltissimi curatori che si sono auto proclamati salvatori del mondo e delle sue specificità…

Mi viene più facile individuare degli eretici… per me sono eretici Mario Perniola e James G.Ballard, Lea Vergine e David Hammons, Enzo Mari e Roland Barthes….

Philip Dick e Susan Sontag…..

Beh, forse sono di parte… quelli che mi interessano di più sono certamente eretici….

 

joseph beuys

3) In tempi non sospetti lei inventò “VIRUS” una rivista che ha precorso i tempi sulle tematiche postumane e sulla relazione uomo-macchina. Quali sviluppi hanno avuto le predizioni di allora e avrebbe mai pensato che la parola Virus avrebbe preso oggi un tutt’altro significato?

VIRUS è stata una rivista di contaminazioni, di mutazioni, di relazioni. Ma soprattutto una rivista che ha intrecciato arte, moda, cinema, musica, video, teoria, con le tensioni che restituiscono lo spirito di un tempo… Una collezione di incontri straordinari.

William Gibson

 

VIRUS era diventata in pochi anni lo strumento della con-fusione di generi, stili, linguaggi, mitologie, corpi, biologie, culture. Un termometro per capire cosa accadesse ma anche per indicare e progettare come sarebbe stato…dopo… “Una rete di collegamento tra esistenze attive, straniere e sottratte”, avevamo scritto nel numero zero. Questo è stato quello che di volta in volta si è cercato di fare dando visibilità a una serie di eventi culturali che proprio perché dirompenti o troppo ‘eretici’ non trovavano spazio nei sistemi di comunicazione del settore.

 

Quando è nata la rivista Virus il nome scelto era già volutamente impopolare: i due virus di cui molto si parlava erano i virus dei computer e l’Hiv….due virus che avevano iniziato a modificare radicalmente la vita quotidiana…

Burroughs

 

Il linguaggio è un virus…ha scritto Burroughs… ed è palese la differenza di approccio dell’arte e della scienza… L’arte è qualcosa che è legata al fatto di porsi delle domande rispetto all’approccio scientifico che, invece, cerca risposte. L’arte è interessante solo quando genera più domande che risposte poiché essa dovrebbe essere un’interpretazione instabile del mondo che apre ad altre forme d’investigazione e altre scoperte, conducendoci verso direzioni totalmente inaspettate.

 

In alcune aree scientifiche possiamo trovare delle similitudini con l’approccio artistico come, ad esempio, nella meccanica quantistica dove la teoria dipende molto da una valutazione immaginaria e da speculazioni sui possibili modi in cui è strutturato l’universo.

 

intelligenza artificialesusan sontag

Per esempio, già da alcuni decenni un artista come Stelarc teorizza e sperimenta protesi che possono sopperire all’obsolescenza del corpo umano in un contesto completamente mutato. Stelarc teorizza che la tecnologia sarà capace di ri-colonizzare il corpo umano. Come ora siamo colonizzati da batteri e virus, nel futuro saremo ri-colonizzati da computer, sensori e nanorobot.

intelligenza artificiale 1

 

Forse nel futuro, il corpo diventerà ospite per le macchine intelligenti che abbiamo creato e di tutta la tecnologia del futuro che diventerà invisibile perché sarà all’interno del corpo umano. Questo è un possibile scenario, ma ce ne sono molti altri.

Francesca Alfano Miglietti

Perché credo che sia ormai evidente a tutti che il nostro stile di vita si troverà sempre di più a combattere virus e batteri…

  1. Lei come critico d’arte è attenta ai più recenti sviluppi dell’arte contemporanea, tra l’altro è stata nel 2017 membro della Giuria Leone d'Oro alla Biennale d'Arte di Venezia, quali differenze vi sono, se vi sono, tra l’artista  pre-internet e le ultime generazioni?

Io credo che ci saranno sempre degli artisti, a prescindere dalle tecniche che decideranno di usare…e dalla realtà in cui dovranno vivere…

ROBERT LONGO

Invece di rispondere a questa domanda usando delle differenze che hanno a che fare con lo spartiacque pre-internet /post-internet….rispondo con una citazione: in uno dei libri di William Gibson, L’Accademia dei sogni, si legge: “Non abbiamo futuro. Non nel senso in cui lo hanno avuto i nostri nonni, o pensavano di averlo. Futuri culturali, interamente immaginati, erano il lusso di un’altra epoca, un’epoca in cui l’oggi aveva una durata molto maggiore. Per noi, come sappiamo, le cose possono cambiare così in fretta, con tale violenza, tanto in profondità, che il futuro nel senso inteso dai nostri nonni non ha abbastanza “presente”. Non abbiamo futuro perché il nostro presente è troppo mutevole. Noi abbiamo solo rischi di gestione. La ricomposizione degli scenari a partire dai singoli eventi. L’individuazione di modelli.”

 

Ecco, io credo che internet non affascini particolarmente gli artisti che a me interessano, per fare qualche nome Wolfgang Laib, Robert Longo, Anne Imhof, Janine Antoni, artisti che hanno scelto di usare e dosare il tempo, il mistero, la bellezza, la vita, la morte, l’amore…

Francesca Alfano Miglietti

Forse più che un eretico sono semplicemente una romantica clandestina….

joseph beuys 5Joseph Beuys WARHOL E BEUYS

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