raja pessoa

LEI NON SA CHI SONO IO - DA VOLTAIRE A ANITARAJA-ELENA FERRANTE: CACCIA ALLO SCRITTORE MASCHERATO – C’E’ CHI HA USATO DIVERSI PSEUDONIMI (COME ROMAIN GARY), DONNE SI SONO FINTE UOMINI, L'EBREO MORAVIA ABBANDONÒ IL COGNOME PINCHERLE PER SFUGGIRE ALLA DITTATURA – PESSOA E "LA VERTIGINOSA MOLTIPLICAZIONE DEL PROPRIO SE'"

Mirella Serri per la Stampa

 

Fernando PessoaFernando Pessoa

Era il 2 dicembre 1980 quando, nell' appartamento parigino di Rue Du Bac, lo scrittore Romain Gary divenuto celebre con Le radici del cielo , ex ardimentoso pilota di guerra, gran dandy e seduttore, accostò la canna della pistola alla bocca e premette il grilletto.

 

Dopo che il suo cervello finì in pappa si scoprì qualcosa di sensazionale: Gary si era fatto beffe di critici e lettori poiché, assumendo l' identità di Émile Ajar, prima di morire aveva pubblicato ben quattro romanzi che avevano scalato le classifiche e, coperto da questo pseudonimo, si era addirittura assicurato per la seconda volta il premio Goncourt, cosa mai verificatasi nella storia culturale d' Oltralpe. Ma il nome Gary non era che una delle maschere del narratore ebreo lituano Roman Kacew, il quale si firmava anche come Shatan Bogat e Fosco Sinibaldi.

 

Incredibile, la sarabanda identitaria del mistificatore Gary: lo scrittore Mario Baudino, nel divertente e appassionante excursus Lei non sa chi sono io (in uscita mercoledì per Bompiani, pp. 230, 14) dedicato a sviscerare l' uso dello pseudonimo attraverso i secoli, ne assume il caso come paradigma del nostro tempo: vi vede l' anticipazione della sfrenata passione per fake news , nickname e affini, che ci pervade tutti. Questo rito della pseudonimia di massa affonda le radici, secondo Baudino, in una moderna volontà di esibizione narcisistica. Al contrario di quello che accadeva nel passato.

ELENA FERRANTE COVERELENA FERRANTE COVER

 

Quando a metà '600 gli adepti della veneziana Accademia degli Incogniti si provarono a individuare i letterati che si nascondevano dietro falsi nomi, si imbatterono in migliaia di bardi e narratori. Oggi sono più di 200 i dizionari che hanno catalogato gli autori affetti dal pernicioso morbo della pseudonimia: tutti mossi da motivazioni assai differenti e varie. Così Gary nella passione per la mimesi e la trasformazione nascondeva un' intenzione provocatoria e autodistruttiva che culminò nel suicidio.

Era ossessionato dal declino personale e da quello dell' istituzione letteratura in procinto di diventare la Cenerentola della grande famiglia dei mass media.

 

Ben diverso l' orientamento che spinse Doris Lessing a pubblicare due romanzi siglati Jane Somers. Voleva dimostrare che le sorti letterarie sono effimere. Infatti questi suoi libri prima furono rifiutati e poi, quando apparvero, non ebbero alcun riscontro di vendite. Il successo arrivò solo al momento in cui si seppe chi era l' autrice.

 

anita rajaanita raja

A volte la maschera è usata per difendere il segreto di una professione pericolosa: John Le Carré, in realtà David John Moore Cornwell, quando esordi nel 1961, con Chiamata per il morto, faceva ancora parte del servizio segreto britannico, mentre l' ufficiale dell' esercito algerino che si firma Yasmina Khadra è Mohammed Moulessehoul.

 

Per sottrarsi al terrorismo islamista, aveva cominciato a scrivere spacciandosi per la propria moglie.

 

BAUDINO COVERBAUDINO COVER

Natalia Ginzburg sotto il fascismo fece uscire il primo romanzo siglandolo Alessandra Tornimparte, Alberto Moravia abbandonò il cognome Pincherle e Giorgio Bassani divenne Giacomo Marchi: erano ebrei e cercavano di sfuggire alla tenaglia della dittatura razzista. Le scrittrici, come per esempio Amantine Aurore Lucile Dupin, ovvero la nota George Sand, hanno spesso cambiato sesso in letteratura per essere ben accette dal pubblico che non amava le donne con la penna in mano. E qualche volta sono state colte in castagna. Così l' astuto Charles Dickens faceva notare al «signor Sand»: «Ho osservato quelli che mi paiono dei tocchi femminili in queste storie».

 

Pure gli scrittori, viceversa, si sono sbizzarriti con parvenze femminili: Prosper Mérimée pubblicò una raccolta di pièce attribuendole a un' autrice spagnola, Clara Gazul. In copertina pose un ritratto della Gazul, in mantiglia e croce d' oro al collo. Era lo stesso Mérimée, la somiglianza fu notata e il burlone scoperto. Pierre Louÿs inventò una poetessa greca del VI secolo a.C., fingendo di tradurne i versi d' amore dedicati a un' altra fanciulla in Le canzoni di Bilitis . Natalie Clifford Barney e Renée Vivien, le alfiere del femminismo, ne fecero uno dei loro libri di riferimento e nel 1955, a San Francisco, la prima associazione lesbica statunitense prese il nome di Daughters of Bilitis.

MORAVIAMORAVIA

 

Chi è stato lo scrittore più fecondo nell' iperbolica disseminazione della propria presenza? Non c' è dubbio: Fernando Pessoa, eccezionale coniatore di eteronimi, d' identità dotate di una personale attività artistica diversa da quella dell' autore originale.

 

«Re del multitasking in letteratura», osserva il saggista, «Pessoa procedette in una moltiplicazione vertiginosa del proprio sé». E lo fece con i suoi alter ego più famosi, da Álvaro de Campos a Ricardo Reis, da Alberto Caeiro a Bernardo Soares.

 

george sandgeorge sand

Nell' ambito degli pseudonomi si mosse invece Marie-Henri Beyle che, per firmare i romanzi che lo resero popolare, scelse Stendhal: in totale ne cumulò circa 350, il doppio di quelli adoperati da François-Marie Arouet meglio conosciuto come Voltaire.

 

E oggi che le false identità non sono più un' esclusiva di pochi eletti, il mistero può aiutare ad alimentare la fama di artisti e poeti? La risposta di Baudino è affermativa: il nome chiuso in cassaforte attira, eccome. Gli autori contemporanei hanno fatto la loro fortuna a colpi d' identità celate, da Joyce Carol Oates a Elena Ferrante. Su quest' ultima, anche se da tempo circola quello che sembra essere il vero nome, Anita Raja, il giallo comunque ancora continua.

anita raja  anita raja

 

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