LA NOSTRA VITA È UN GRANDE FILM, IL NOSTRO PAESE UN GRANDE SET: GLI ITALIANI SPIEGATI ATTRAVERSO IL CINEMA

Luigi Mascheroni per "il Giornale"

Si dice sia stata la tv a «fare» gli italiani, a renderci così come siamo. Probabile. È vero, invece, che sono stati gli italiani a «fare» il cinema, in senso antropologico. In nessuna forma artistica il carattere italiano, fra genialità e cialtronaggine, emerge in modo così naturale, diretto e impietoso come nel cinema, popolare e d'autore. Più che nella letteratura, nell'arte, nella musica.

Almeno lo suggerisce, forse inconsciamente, Steve Della Casa (cinefilo politicamente militante che, gramscianamente, conosce bene la potenza culturale del cinema) in un saggio dal titolo, splendido, Splendor (Laterza). Che fotogramma dopo fotogramma racconta il peggio, e il meglio, dell'«essere italiani»: straordinari nella capacità di arrangiarsi, e altrettanto in quella di voltare gabbana, mai davvero del tutto fascisti e mai davvero del tutto antifascisti, detentori di un gusto unico al mondo per la raffinatezza, e anche per la volgarità, da Senso al Monnezza, così come di un talento assoluto nel creare dal nulla qualcosa che non si era mai fatto e, forse ancora superiore, nel distruggere tutto come non si era mai visto, dal neorealismo al mito di Cinecittà.

È una «Storia (inconsueta) del cinema italiano», così recita il sottotitolo, dall'epoca del muto ai cinepanettoni, da cui emerge:

UN INGUARIBILE SNOBISMO
Il più fiero oppositore del cinema sonoro, che allora si diceva «parlante», era Luigi Pirandello, secondo il quale, una volta che il pubblico avesse udito per la prima volta delle voci, poi non avrebbe più sopportato il silenzio degli attori sullo schermo, cioè l'essenza della recitazione. Il primo film sonoro del nostro cinema fu, nel 1930, La canzone dell'amore di Gennaro Righelli. Tratto da una novella di Pirandello.

ANCHE IL FASCISMO HA FATTO COSE BUONE
Il Duce crea l'Istituto Luce, il Centro Sperimentale di Cinematografia, Cinecittà (dopo appena 11 mesi di cantiere...), fa aprire riviste di critica e porta a «quota 100» (cento film prodotti in un anno, il 1939) l'industria cinematografica italiana.
Eia! Eia! Ciak ciak ciak!

ITALIANI, BRAVA GENTE (MA GELOSI)
In Piccolo mondo antico, del 1941, la star è Alida Valli, per la quale Mario Soldati, che è il regista, perde la testa. Quando lui sospetta che lei ha una relazione con l'altro, cioè l'aiuto regista, Dino Risi, Soldati si fa arrotolare in un tappeto per sorprendere i due in camerino mentre...

DALLA CAMICIA NERA AL FAZZOLETTO ROSSO
In nessun altro campo, dal giornalismo alla pubblica amministrazione, c'è stato un passaggio naturale dal regime al dopoguerra come nel cinema, a livello di registi, attori, maestranze. Una contiguità, a parte pochissime eccezioni, assoluta. L'epurazione?
C'è solo nei film.

L'AMERICA È SEMPRE MEGLIO
Uno dei Maciste più famosi del nostro cinema si chiamava Adriano Bellini. Ma il nome d'arte era americano: Kirk Morris. Riccardo Freda lo volle in Maciste all'inferno (1962). Fisicamente era perfetto. Si dovettero però eliminare quasi tutti i dialoghi previsti dal copione per la sua assoluta incapacità di recitare.

ARRANGIARSI È UN'ARTE
Fare kolossal con due soldi, ricostruire Imperi in cartapesta e riciclare scene tagliate è stata la grande lezione data al mondo dagli italiani, anche a Hollywood. Per Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti, girato tutto in studio, fu completamente ricostruita la città di Livorno. Una scenografia perfetta e costosissima. Il produttore Franco Castaldi, per non sprecarla, la fece usare per un altro film. L'anno dopo uscì I soliti ignoti.

LEI NON SA CHI SONO IO
Quando l'oscuro parlamentare lucano Salvatore Pagliuca fece causa a Pasolini perché un personaggio dell'Accattone si chiamava come lui...

IN TEORIA E IN PRATICA
Marco Bellocchio e Bernardo Bertolucci, secondo le teorie del cinema, apparterrebbero alla stessa «corrente». In pratica, si sono visti per la prima volta nella loro vita nel 2006, al Festival del Cinema di Roma.

QUESTIONE DI GENI
Da noi la commedia ha sempre pagato, in termini di successo e di soldi, molto più del drammatico. Chissà perché.

QUESTIONE DI ESPEDIENTI
Il record di film girati contemporaneamente per spendere meno spetta a Antonio Margheriti con quattro film nel 1965: I criminali della galassia, Il pianeta errante, I diafanoidi vengono da Marte e La morte viene dal pianeta Aytin.

AMICIZIE
Si dice che i confini del Sud Italia, lungo i quali correva la Cassa del Mezzogiorno, furono modificati per far rientrare i terreni sui quali De Laurentiis costruì, con contributi statali, gli studi di «Dinocittà».

SINISTRA RADICALCHIC
Sergio Corbucci, nel 1989: «Noi eravamo tutti schierati a sinistra, ma il clima dell'epoca era quello. Eravamo degli autori strani, perché i soldi ci piacevano...».

INGUARIBILI ANIMALISTI
Profondo rosso doveva intitolarsi La tigre dai denti a sciabola.

CAMPANILISMO
L'unico film che - in tutto il pianeta - battè al botteghino del proprio Paese Lo squalo, nel 1975, fu Amici miei .

INTERESSE CULTURALE
Fra i (troppi) film finanziati dallo Stato: Una cavalla tutta nuda (1972), La belva dalla calda pelle (1982), il thriller di Frajoli Ventottesimo minuto (1992). E i cinepanettoni.

FATTA LA LEGGE, FATTO L'INGANNO
Joe D'Amato: «I miei film porno avevano sempre due versioni, una soft in modo da passare la censura, e una hard che montavo prima che il film andasse nelle sale».

UN ETERNO 8 SETTEMBRE
Gli ultimi quattro Oscar vinti dall'Italia (Mediterraneo , Nuovo Cinema Paradiso , Il postino, La vita è bella) sono tutti ambientati negli anni della guerra. Povera, sentimentale, perdente. È l'Italia che piace (agli altri).

 

ALBERTO SORDI NE I VITELLONI TOTO-SPAGHETTIEr monnezzaPIER PAOLO PASOLINI bertolucci carrozzellasergio corbucci

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