MEGLIO (O PEGGIO?) DEL SELFIE C'È SOLO LA STATUETTA 3D - L'ULTIMA FRONTIERA DELL'EGO-CAZZEGGIO SONO LE MINI-STATUE PERSONALIZZATE - I PRESEPISTI DI NAPOLI CHIEDERANNO I DIRITTI?

1. L’INVASIONE DEGLI ULTRASELFIE - A CIASCUNO LA SUA STATUETTA

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Franco Giubilei per “la Stampa

 

 

L’invasione degli ultra-selfie è alle porte, con un esercito di statuette quasi identiche alle persone reali pronto a dilagare anche in Italia, dopo il successo del fenomeno negli Usa, in Giappone e in vari Paesi europei, a cominciare dalla Germania. La versione italiana più evoluta si chiama «Smallie», l’hanno ideata i due soci dell’Officina 3D di Modena ed è la riproduzione in gesso dell’immagine di un essere vivente, uomo, donna, bambino o animale domestico che sia.

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Funziona così: il soggetto viene fotografato all’interno di una macchina speciale dotata di microcamere, chiamata sistema fotogrammetrico, capace di realizzare istantaneamente 112 scatti. I dati poi vengono trasmessi a un computer dove la copia grezza viene cesellata a tocchi di penna grafica dai due designer, con estrema attenzione alla fisionomia e alle pieghe degli abiti indossati, sempre prendendo spunto dalle foto.

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Tratti del viso, occhi e attaccatura dei capelli sono i punti più difficili. Infine una stampante 3D costruisce il doppione a colori dell’originale con una precisione stupefacente, ed ecco il risultato: un ritratto a figura completa in tre dimensioni somigliante in maniera inquietante all’originale, nella postura e con gli indumenti desiderati. Qualcosa che ricorda, fatte le debite proporzioni, le foto ambientate in studio dell’inizio del secolo scorso. Ce ne sono di varie dimensioni e prezzi, dal modello alto dieci centimetri da 99 euro fino a quello da 35 centimetri, prezzo 749 euro.

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IL LABORATORIO

 

Il laboratorio dove si fa tutto questo è un negozio ancora senza insegne in Calle di Luca, una via del centro di Modena, aperto due settimane fa da due trentenni, Alessandro Prampolini e Filippo Di Patrizi. Graphic web designer il primo ed ex decoratore il secondo, amici fin da ragazzini, raccontano di aver trovato l’ispirazione un paio d’anni fa mentre erano seduti al tavolo di una pizzeria: «Cercavamo tutti e due un modo per cambiare vita rispetto alle nostre professioni precedenti, perché avevamo avuto problemi lavorativi; sfogliando la rivista Wired, abbiamo letto un articolo su una mania scoppiata a Berlino: c’era un’azienda, la Twinkind, che faceva questo genere di cose e la gente ne andava matta, così abbiamo pensato di provarci anche noi».

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Trovare la tecnologia adatta non è stato facile, i due giovani imprenditori hanno dovuto procurarsi il sistema per le fotografie in Germania e studiarsi il funzionamento dei software necessari su internet, in inglese, perché qui da noi non c’è nessuno che insegni ad usarli. Oltretutto l’obiettivo era, e resta, ambizioso: «Non volevamo accontentarci di uno scanner, che è una prassi abbastanza diffusa anche in Italia, ma non garantisce la stessa definizione del fotogrammetrico, e questo ci ha complicato la vita, ma alla fine siamo riusciti ad avere quello che volevamo».

 

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 Le applicazioni di «Smallie» sono indefinite: «Il nostro cliente può essere un collezionista di modellini così come lo sportivo che vuole la sua statuetta per ricordarsi di come era, oppure ancora il fidanzato che fa il regalo alla ragazza. Non è solo questione di vanità, quando ho regalato il mio smallie a mia nonna, è rimasta folgorata… Fa questo effetto anche perché puoi mettere le persone in posa e alla fine, come resti a bocca aperta davanti a una foto, figurarsi davanti a una statuetta così verosimile».

 

Matrimoni, anniversari di ogni genere, moda, i possibili sviluppi sono apertissimi. E mentre rockstar come Slash, l’ex chitarrista dei Guns’n’Roses, già commercializzano il proprio avatar in gesso per la gioia dei fan più feticisti, i due web designer pensano in grande: «Consideriamo la possibilità di realizzare lo smallie insieme al proprio calciatore del cuore, montando la macchina allo stadio, oppure a un concerto, con il cantante preferito». Un selfie al cubo, anzi, in tre dimensioni.

 

 

2. METTI UN INSTANT-BUSTO DI OBAMA O L’AVATAR DI SLASH CON LA CHITARRA

Da “la Stampa

 

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A sentire i ragazzi di Officina 3D, le statuette-avatar finiranno per cannibalizzare le care, vecchie fotografie. Vuoi mettere una riproduzione quasi perfetta e a tre dimensioni con l’immagine piatta delle foto? All’estero lo hanno capito già da un paio d’anni e ne hanno fatto un business, coi Vip che si sono fiondati sul nuovo gadget, a cominciare dal presidente Obama, che si è fatto realizzare un busto a grandezza naturale.

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In quest’ultimo caso però la tecnologia utilizzata era quella dello scanner, meno precisa e definita del sistema fotogrammetrico che permette di immortalare il soggetto nel tempo di uno scatto, poche frazioni di secondo contro i minuti necessari per il primo metodo. La differenza c’è e si vede, perché la persona non riesce a stare perfettamente immobile così a lungo, e la fedeltà del prodotto finito all’originale ne risente.

 

IL BOOM DEL «MINI ME»

I primi modelli con lo scanner sono stati realizzati in Giappone, ma è in Germania che, due anni fa, è scoppiato il boom del «mini-me» ad alta definizione grazie al ricorso alla fotogrammetria. L’azienda berlinese Twinkind ha lanciato il sistema e la rivista Wired, Bibbia formato magazine delle nuove tecnologie, ha concesso il suo placet autorevole.

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Da allora, l’affare si è allargato dando lavoro ad altre ditte e contagiando Francia, Spagna e Russia. A New York sono stati aperti megastore mentre un’altra azienda specializzata come la tedesca Staramba ha fiutato il business delle star della musica e dello sport: il chitarrista Slash, Cris Cab e Phoenix Farrell sono stati riprodotti e rivenduti in scala ridotta, e come loro calciatori, giocatori di hockey, pugili e piloti. Anche i Linkin’ Park hanno seguito la stessa sorte.

 

NON SOLO VIP

Vip o non vip, sui siti di settore si ricorda sempre che i selfie in 3D sono lì per accontentare anche la vastissima platea di persone comuni, ansiose di vedersi immortalare in versione statuetta, in nome di un narcisismo che non conosce confini.[f. giu.]

 

 

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