UN PAESE IN DERIVA ECONOMICA NON SI PUO’ PERMETTERE UNA TIVU’ PUBBLICA ELEFANTIACA COME LA RAI CHE INVIA 5 INVIATI IN AUSTRALIA AL SEGUITO DEL PREMIER – PER RENZI, LA SPENDING REVIEW SI FERMA DAVANTI ALLA SUA IMMAGINE

Maurizio Caverzan per "il Giornale"

 

 

Luigi GubitosiLuigi Gubitosi

Non si placano le polemiche dopo lo scandalo dei cinque inviati in Australia. Ma il «piano Gubitosi» è stato fermato dal Parlamento. Oggi il grillino Fico incontra i cdr a Saxa Rubra

B ocche cucite, silenzi, imbarazzo. Il giorno dopo la pubblicazione sul Giornale della fotografia con i cinque microfoni di altrettante testate (RaiNews24, RadioRai, Tg1, Tg2 e Tg3) spianati sotto il mento di Renzi, in Rai non parla nessuno.

matteo renzi koalamatteo renzi koala

 

È di pochi giorni fa l'alt imposto dal presidente della Vigilanza Raffaele Fico al piano di accorpamento delle testate e nessuno accetta di esporsi. Per la Tv di Stato, però, le grane non finiscono qui. Oltre a quella delle cinque troupe spedite in Australia, scoppia anche la polemica sul doppio incarico di Luisa Todini, membro del Cda Rai e da sei mesi presidente di Poste Italiane. «Aveva annunciato di voler lasciare il Cda Rai in autunno.

 

Ci siamo. Dopo le parole è il momento dei fatti», la bacchetta il solito Fico, su Facebook. «L'autunno è iniziato ma non è ancora finito», replica Todini. «La mia età e la mia esperienza mi impongono di decidere autonomamente, quando sarà esaurito il mio impegno imprenditoriale e non partitico in Rai», sottolinea la consigliera.

luisa todiniluisa todini

 

La questione più spinosa è quella che riguarda lo spreco di risorse plasticamente rappresentato dalla foto del premier circondato da troppi microfoni delle testate giornalistiche del servizio pubblico. Che fine ha fatto il piano di riorganizzazione messo a punto dai tre saggi Carlo Nardello (staff direttore generale), Valerio Fiorespino (direttore Risorse umane) e Nino Rizzo Nervo (Centro della Scuola di giornalismo di Perugia) supervisionati dal dg Luigi Gubitosi?

 

Quello che dovrebbe accorpare in due «newsroom» Tg1, Tg2 e Rai Parlamento da una parte e Tg3, Tgr, RaiNews e Raiweb dall'altra? Tutto fa pensare che finirà nel nulla. L'altro giorno, quando la Vigilanza ha diffuso la lettera in cui si chiedeva «di non procedere all'attuazione del piano news senza il nostro atto di indirizzo», nelle redazioni si sono levate grida di vittoria e ola di trionfo.

roberto-ficoroberto-fico

 

Oggi lo stesso Fico andrà a Saxa Rubra per incontrare i comitati di redazione delle varie testate giornalistiche. Iniziativa anomala da parte di un commissario parlamentare grillino, che dovrebbe lavorare per la razionalizzazione delle risorse e invece si è schierato dalla parte della conservazione dello status quo. Il 23 ottobre Bianca Berlinguer, gran capa del Tg3 timorosa di finire sotto il controllo di un altro direttore, ha parlato in Vigilanza di «accorpamenti precipitosi». Prima bisogna capire «qual è il mandato del servizio pubblico» e «analizzare il mandato editoriale dei vari telegiornali».

 

Bianca Berlinguer Bianca Berlinguer

Allo stesso modo la pensa il segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani: «Siamo disponibili a piani di riorganizzazione, ma diciamo no alla riduzione dell'informazione Rai, che anzi deve essere potenziata. Dobbiamo aprire il tema dell'approfondimento delle reti, che va fatto dalle testate giornalistiche», ha dettato ai commissari parlamentari. Insomma, la riforma delle news ricominci da Adamo ed Eva.

 

Le resistenze del Tg3, dei comitati di redazione e dell'Usigrai si saldano con la difesa di rendite di posizione conquistate negli anni. Inevitabilmente la razionalizzazione delle testate finirebbe per rimescolare ruoli e snellire funzioni. Ma come dimostra il taglio di 150 milioni operato dal governo, o l'ottimizzazione delle risorse partirà con le buone dall'interno oppure arriverà in modo coatto dall'esterno.

SAXA RUBRASAXA RUBRA

 

«Fotografia? Non ho visto nessuna fotografia...», ride di gusto Rizzo Nervo che preferisce non fare dichiarazioni. Chissà se guardandola Renzi trarrà ulteriori motivazioni per affrettare un intervento sulla Tv pubblica.

Carlo Nardello Carlo Nardello

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)