paolo guzzanti eugenio scalfari

“SE VUOI ANDARE AL CORRIERE DELLA SERA DEVI PASSARE SUL MIO CORPO” – PAOLO GUZZANTI RICORDA QUELLA VOLTA CHE SCALFARI SI STESE DAVANTI ALL’ASCENSORE PER IMPEDIRGLI IL PASSAGGIO IN VIA SOLFERINO – "CONTRASTI? DURISSIMI, DURANTE IL CASO MORO. LUI ERA CONTRO OGNI TRATTATIVA, IO A FAVORE. TRA NOI CI FU UNA FRATTURA EMOTIVA, ANCHE AMICALE, NEI RAPPORTI PERSONALI – QUELLA VOLTA CHE COMMENTANDO UN LIBRO DISSE: “LEGGO CHE SAREI STATO PRIMA FASCISTA, POI MONARCHICO, QUINDI LIBERALE, DOPO RADICALE, E POI SOCIALISTA, QUINDI COMUNISTA E INFINE DEMOCRISTIANO". UNA PAUSA TEATRALE: "EBBENE, È TUTTO VERO"…

Paolo Conti per il “Corriere della Sera”

paolo guzzanti

 

Paolo Guzzanti, l'episodio fa parte della mitologia del giornalismo italiano. Eugenio Scalfari che si stende davanti all'ascensore della redazione de «la Repubblica» per impedire il tuo trasloco al «Corriere».

 

Come andò?

«Era il 1984 e avevo già firmato un accordo con Piero Ostellino. Avevo voglia di cambiare. Gli chiesi di finire il mio servizio da Varsavia sull'assassinio di padre Jerzy Popielusko. Una sera trovai un telegramma in albergo: "Sono stato a Milano Stop Non aggiungo altro". Tornai di corsa a Roma...».

 

E a Roma?

«Corsi in redazione. Scalfari, fingendo di non vedermi e parlando col vicedirettore Gianni Rocca, cominciò a dire a voce alta e davanti alla redazione (e qui Guzzanti imita alla perfezione la voce dell'originale): "Se davvero Guzzanti volesse andare al Corriere della Sera dovrebbe usare l'ascensore. Se io mi stendo qui davanti, significa che deve passare sul mio corpo, capisci?". Arrotolò la giacca, ne fece un cuscino, cominciò a stendersi. Applausi fragorosi di tutta la redazione. Scrissi una lettera di miserevoli scuse a Ostellino...».

paolo guzzanti eugenio scalfari serena

 

Com' era lavorare con lui?

«Anni irripetibili con un uomo fantastico che ti ordinava: "Ora parti, vai dove vuoi e mi racconti la storia della nascita della borghesia europea". E mi lasciava in portineria il volume Adelphi con il carteggio dei fratelli Pietro e Alessandro Verri tra il 1766 e il 1767... Chi, se non lui?».

 

Senti di dovergli molto?

«Molto? Tutto. Direi tutto ciò che penso, anche in contrasto con lui».

PAOLO GUZZANTI

 

Conflitti?

«Durissimi, durante il caso Moro. Lui era contro ogni trattativa, io e altri in redazione a favore. Tra noi ci fu una frattura emotiva, anche amicale, nei rapporti personali».

 

Vi siete voluti bene?

«A un certo punto, io ero alla Stampa , seppi che c'era stata una gran cena da Sandra Verusio in cui era stato decretato che io dovessi finire nel cono d'ombra del gruppo. Significava che se incontravi qualcuno per strada, cambiava marciapiede. Un giorno lo vidi e gli dissi: "A me, di finire nel cono d'ombra mi fa un baffo, tanto continuerò a volerti bene". E lui: "Anch' io credo di volerti bene". Non: "ti voglio bene". Ma "credo di volerti bene"...».

 

Scalfari era famoso anche per le inimicizie.

«Aveva bisogno di grandi nemici per affrontare grandi battaglie e fare un grande giornale. Il suo contrasto con Craxi occupò i pensieri dell'Italia per anni».

eugenio scalfari

 

Il suo giornalismo era colto, letterario...

«Durante le riunioni citava continuamente i Promessi Sposi come sterminato catalogo delle tipologie umane italiane. E Ariosto. Il suo immenso fascino gli consentiva di aprire dibattiti sia su ciò che padroneggiava alla perfezione, penso all'economia, sia su materie su cui era orecchiante, per esempio l'arte contemporanea: ma frequentava personaggi di altissimo livello e gli bastava ascoltarli per impadronirsi del tema».

 

Un difetto?

«Tra i tanti (ride) la sua capacità di troncare importanti rapporti umani, amicali e credo anche sentimentali, in un istante e senza spiegazioni». L'aspetto che amavi di lui? «L'autoironia. Un giorno arrivò in redazione e gettò sul tavolo una copia del libro "Il cittadino Scalfari" di Claudio Mauri, uscito nel 1983.

 

eugenio scalfari e il gruppo di repubblica

Disse a voce altissima: "Qui c'è scritto che io sarei stato prima fascista, poi monarchico, quindi liberale, dopo radicale, e poi socialista, quindi comunista e infine democristiano". Una pausa teatrale: "Ebbene, è tutto vero". Cosa puoi dire a un uomo così?».

EUGENIO SCALFARI CON LE FIGLIE DONATA E ENRICAmarco pannella e eugenio scalfarienrico berlinguer e eugenio scalfariroberto benigni e eugenio scalfarieugenio scalfari 4romano prodi e eugenio scalfarieugenio scalfari eugenio scalfari 3EUGENIO SCALFARI E GIULIO ANDREOTTIeugenio scalfari nell ultima riunione di redazione a repubblicamassimo dalema e eugenio scalfariSILVIO BERLUSCONI E EUGENIO SCALFARI carlo caracciolo eugenio scalfari mario piranieugenio scalfari gioca a calcioenrico berlinguer eugenio scalfari ciriaco de mitaeugenio scalfari e carlo de benedettiscalfari berlusconiEUGENIO SCALFARI BY ALTAN Scalfari Moravia - Espressoscalfari montanellipaolo guzzanti foto di bacco (5)

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