IL ‘MISTERO BUFFO’ DI ESSERE PAOLINO (NON TUTTI I NANI VENGONO PER NUOCERE) - ROSSI TORNA A TEATRO CON UNA VERSIONE CATTIVA DEL TESTO DI DARIO FO - “QUASI 30 ANNI FA, AL ‘DERBY’, GIA’ FACEVO BATTUTE SU BERLUSCONI. LO DESCRIVEVO COME UN ABITANTE DEL PIANETA CRAXON, ELEGANTE SATELLITE COSTRUITO DA LIGRESTI, ARREDATO DA GAE AULENTI E DISEGNATO DA TRUSSARDI. GLI SPETTATORI NON SAPEVANO NEANCHE CHI FOSSE”…

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Con lo stesso distratto destino dei giullari senza redenzione, la macchia nera al centro del palco si sposta in fretta. Salta, ride e piange. Passa dal tragico al comico, gioca con le parole, promulga immaginarie leggi "sul legittimo affaticamento" e rincorre tempo e rimpianti in uno spazio che conosce a memoria. Il- Mistero buffo che dal '69, tra un sequestro e una denuncia, Dario Fo portò persino negli stadi non esiste più. Anche se la rilettura di Paolo Rossi, assicura il colpevole: "Molto deve alla lezione del maestro Fo" e un'oncia di trivio liberatorio è rimasta anche nella sua versione: "Non è uno spettacolo volgare, ma lo sconsiglierei ai bambini. Parole come ministro a volte mi scappano".

Roma, pomeriggio autunnale, rione Testaccio. Prove, voci, chitarre e rimbombi. Al teatro Vittoria fino a metà novembre, Rossi ha gli occhi stretti di sempre, l'eloquio frenetico, gli accenti imbastarditi in continua alternanza: "Qualcuno disse che parlavo 5 lingue, tutte e purtroppo contemporaneamente". Gli anni sono quasi 60, il randagismo lo stesso abito di un'epoca lontana.

Non si è stancato di riproporre Mistero Buffo?
Voglio portarlo ancora nei luoghi apparentemente marginali. Carceri, ospedali, cortili, cascine e periferie. Il teatro rivitalizza, accende una fiamma e cancella l'oblìo. A metà dei '90 facemmo "Su la testa" in tv piantando una tenda all'estremità occidentale di Milano. Il quartiere Baggio, da un giorno all'altro, prese un altro aspetto.

La rivoluzione però non è permanente.
Quando andammo via lasciammo in dono la struttura al quartiere. Qualcuno poi pensò di bruciarla, ma succede. Prima o poi nella vita, per quanto ti proteggi, uno stronzo lo incontri comunque.

Nel suo Mistero buffo pulsa lo stesso anticlericalismo messo in scena di Fo?
Per il paradosso mi ucciderei e in fondo, non c'è niente di più difficile di convertire un cattolico al Cristianesimo (ride). Io non insisto sul lazzo anche se un paio di battute su Ratzinger ci sono e le riscritture evangeliche ogni tanto si affacciano.

Esempi?
Piccole perfidie. Davanti al ‘Lasciate che i pargoli vengano a me' intervengo sulla contemporaneità: ‘Io li lascio anche andare, però li accompagno"'.

Altre differenze ?
Cambi di registro brutali, commistioni continue di cultura alta e bassa. Il mio Mistero buffo è meno cattivo e più emotivo di quello di Fo. Ma in 40 anni sia l'attenzione dello spettatore che quella dell'artista si è ridotta. Dura tre minuti. Il tempo di uno spot, di una canzonetta.

È un peccato?
Semplicemente una constatazione. Non tutti i nani vengono per nuocere. (Ride ancora)

I suoi inizi furono avventurosi...
Mi ricordo uno dei primi spettacoli off. Lo mettemmo in piedi io e il mio vecchio amico Gigio Alberti. Per ingentilire il contesto facemmo un annuncio sul giornale: ‘Cerchiamo bionda da urlo per rivisitare Prévert'.

Risultato?
L'esperimento durò tre giorni. Forse a causa del titolo: il Prevertimento.

Poi cosa accadde?
Capii che prima ancora che essere un'arte, il teatro è un mestiere. Se fai l'attore devi poter guadagnare qualcosa.

Tra una rappresentazione in una miniera sarda e una pièce a San Vittore è diventato miliardario?
No, però ogni tanto gli amici si ricordano di me. Ho fatto una parte in Benvenuti al Nord con Bisio, mi sono divertito e i soldi raccolti li ho subito reinvestiti nel Mistero Buffo. Insegno ai ragazzi, progetto laboratori per dare un'occasione agli sconosciuti, mi sbatto.

Le istituzioni la aiutano?
No, ma non è un dramma. In fondo non si può predicare una direzione dietro il sipario e poi indirizzarsi altrove un minuto dopo. Bisogna avere ingegno. Quando a 20 anni lavoravo con Caprioli, già mi industriavo. Una volta mi permisi un'improvvisazione non concordata e Vittorio mi aspettò in camerino: ‘Ottimo, però da domani questo compito lo lasci a me'.

Ebbe qualcosa in cambio?
Pranzo pagato tutti i giorni. Le assicuro che valeva molto più di una battuta.

In teatro si ruba al vicino?
Copiare è da coglioni, ma se sei sveglio, il furto al collega è una tavola biblica, un necessario gioco di specchi. Quando recitammo per Comedians di Salvatores, tra me Silvio Orlando, Storti e Sarti il saccheggio era continuo. Sono passati trent'anni e siamo ancora amici per la pelle.

Con Beppe Grillo invece c'è stato qualche problema?
Non abbiamo litigato. Ho solo detto che lo preferivo in veste comica. Da capopopolo non mi convince. La politica è uno stagno complicato. Se ci nuotassi, affogherei. L'unica volta che mi sono presentato in lista ho avuto il pudore di non votarmi.

Si presentò con Rifondazione. È ancora "abbastanza comunista, un filo anarchico, discretamente umano?"
Cambierei le proporzioni. Direi abbastanza umano, discretamente anarchico e solo un pelo comunista. Credo che in un regime falce e martello avrei seri problemi".

Ha ancora senso definirsi di sinistra?
Ha senso solo condividere principi e battaglie con persone oneste, leali e coerenti. Oggi le frontiere sono opache, mi pare che valga la pena impegnarsi per precari e migranti. Temi seri, veri, concreti. Carne viva, al pari di un palco teatrale. Io sono per il reciproco contagio. Non solo delle idee.

E su Berlusconi cosa si può dire ancora?
Quasi 30 anni fa, dal proscenio del derby già mi occupavo di lui. Lo descrivevo come un abitante del pianeta Craxon, elegante satellite costruito da Ligresti, arredato da Gae Aulenti e disegnato da Trussardi. Gli spettatori non sapevano chi fosse e mi chiedevano come mai raccontassi un imprenditore anonimo. Il futuro, ma ne avrei fatto volentieri a meno, mi ha dato ragione.

Il vizio più grave?
Per anni mi sono divertito a raccontare dell'uomo ricco che andava a pescare usando l'American express come esca. Poi ho cambiato idea. La sua vera colpa è aver svilito la nobile arte della barzelletta. Non ha i tempi comici, non sa raccontarle. Entrò nel mio mondo e ne piegò per sempre le regole d'ingaggio. Non riesco a perdonarglielo.

Un sogno inespresso?
Un giorno lo realizzerò. Navigare sul Garda con una zattera di manichini neri. Poi sbarcare a Salò e chiedere al leghista di turno: ‘Scusi, è qui Lampedusa?'.

 

PAOLO ROSSI GetContent asp jpegPaolo RossiPaolo RossiPaolo Rossirossi paolo rfPaolo RossiBEPPE GRILLO IN SPIAGGIA CRAXI E BERLUSCONI AL MARE

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?