beatles roma beatles a roma dal libro di corrado rizza 13

"LI DEFINIVANO 'QUATTRO PERFETTI IDIOTI'. NON ERA UN EVENTO COSÌ EPOCALE COME LO PERCEPIAMO OGGI" - PAOLO ZACCAGNINI RICORDA IL PRIMO CONCERTO DEI BEATLES A ROMA (60 ANNI FA), ALL'ADRIANO: "UN MIO COMPAGNO DI CLASSE RUBO' IL CAPPELLO A JOHN LENNON. LO PESTAMMO PER PRENDERGLI IL TROFEO" - LE MUTANDINE E REGGIPETTI CHE VOLAVANO, IL PRANZO CON GEORGE HARRISON E IL PERIODO DA "CAPELLONE" INSIEME A DAGO: "CI CHIAMAVANO “FROCI”, “MASCALZONI”. UNA VOLTA A TRASTEVERE CI TIRARONO DIETRO L’INTERO MERCATO ORTOFRUTTICOLO" - VIDEO

 

Simona Orlando per www.rockol.it

beatles a roma dal libro di corrado rizza 8

 

Paolo Zaccagnini è stato firma storica del quotidiano “Il Messaggero”, critico musicale dalla memoria enciclopedica, al tempo in cui un’intervista o una recensione potevano spostare le opinioni dei lettori e far mettere mano al portafoglio per comprare album o biglietti dei concerti. Soprattutto era e resta un appassionato di musica, un salvato dalla musica, che è tutt’altra questione.

 

Anarchico e inseparabile dalla barba, ha conquistato la stima di tanti artisti, per citarne un paio: Bruce Springsteen lo ha chiamato sul palco e gli ha dedicato canzoni nei live, Lou Reed gli telefonava per farsi consigliare libri e diventò uno dei suoi più cari amici. Per destino o semplice fortuna, c’era anche Zaccagnini a vedere i Beatles a Roma, il 27 giugno 1965. Ce lo racconta al telefono da Dublino.

 

Paolo, ripercorri per noi quella giornata.

beatles a roma dal libro di corrado rizza 7

«Era una domenica pomeriggio, caldo sahariano. Io e un mio amico eravamo in sella ad un Motom 48 colore rosso, diretti a via Appia per andare a vedere “Agente 3S3 - Passaporto per l'inferno”, un film di spionaggio all’italiana che era la nostra risposta all’agente 007 inglese. Attraversando Piazza Cavour, vedemmo una marea di gente davanti al cinema Adriano e incontrammo dei compagni di scuola che ci chiesero: «Ma non venite al concerto?». E noi: «Quale concerto?».

 

Vuoi dirmi che non ne sapevi nulla?

«Esatto. Avevo 17 anni, non facevo ancora il giornalista. Non c’era la pubblicità di oggi, in tv non se ne parlava, funzionava più per passaparola, e i giornali, se ne parlavano, ne parlavano male. Li definivano “quattro brutte facce”, “quattro perfetti idioti”. Poi all’Adriano non si facevano concerti. Era un cinema, ci andavamo per vedere i film di James Bond e i gadget di Bond che mettevano in mostra nell’atrio. Passammo per puro caso lì davanti e ci incuriosimmo. I biglietti erano disponibili e facemmo una colletta per entrare».

beatles a roma dal libro di corrado rizza 6

 

La stampa titolò “Mare batte Beatles”. Incredibile che non fosse tutto esaurito, no?

«Ma non era un evento così epocale come lo percepiamo oggi. Si pensa che tutti aspettassero i Beatles, che l’Italia intera fosse in delirio, ma non era così. Erano usciti due anni prima e la Beatlemania non riguardava il nostro Paese, se non quella nicchia di pubblico, soprattutto femminile, che li seguiva. Se andavi a vedere “A Hard Day's Night” al cinema volavano mutandine e reggipetti.

 

Le maschere portavano via carriole di biancheria intima, e noi maschi ci stupivamo a scoprire la furia delle nostre coetanee, generalmente molto più composte. Ci dava il senso che qualcosa stesse cambiando, a livello di costume, ma non avevamo la sensazione di essere al centro di questa grande storia. Tant’è vero che quel giorno bastò il caldo torrido e i prezzi salati per convincere molti giovani ad andarsene al mare».

beatles a roma dal libro di corrado rizza 21

 

Cosa ricordi del concerto?

«Gianni Minà giovanissimo, Peppino Di Capri in apertura. Non notai né Carlo Verdone con il padre né Anna Magnani con il figlio, solo anni dopo scoprii che erano in platea. Il concerto durò circa mezz'ora. Non si capiva nulla. Le urla erano talmente forti che coprivano le canzoni, e la gente spingeva per invadere il palco. Quello che ci riuscì, si chiamava Filippo, un mio compagno di liceo, molto simpatico, balbuziente».

 

Fu lui a rubare il cappello a John Lennon?

«Sì, lo assalì alle spalle e glielo strappò dalla testa, poi corse in bagno a nascondersi. Noi compagni e altri sconosciuti lo raggiungemmo in bagno e lo pestammo. Cercavamo di prendergli il trofeo ma lui lo teneva stretto sotto la maglietta.  Il giorno dopo si presentò a scuola con il berretto di Lennon e parecchi lividi».

 

Che impressione ti fecero i Beatles dal vivo?

«Di caldo! Noi sudavamo in magliettina e loro erano vestiti di tutto punto, in giacca e cravatta, educati, facevano gli inchini. Non riuscii a valutarli musicalmente per via del casino infernale, però una cosa così non si era mai vista. Dall’impatto che avevano sulle persone, intuii che poteva trattarsi di qualcosa di rivoluzionario».

beatles a roma dal libro di corrado rizza 5

 

Lo è stato.

«Sì, ma non subito. Non è che il giorno dopo fra noi ragazzi se ne parlasse tanto. Al massimo, cominciammo a cercare gli stivaletti alla Beatles, tra l’altro costosissimi. E qualcuno si lasciò crescere i capelli. La vera svolta per noi credo fu il Piper, è lì che scoppiò un certo tipo di musica, un comportamento di gruppo, ma eravamo comunque pochi, non certo su scala mondiale. L’idea di un movimento giovanile legato alla musica che voleva scardinare e cambiare tutto, la percepimmo più nel 1970, quando uscì il film su Woodstock».

 

Tu però nel giugno 1965 eri già un capellone.

«Sì, e da lì a qualche mese ne avrei incontrati altri a “Bandiera Gialla”. I miei amici capelloni erano Roberto (D’Agostino, ndr) e Renato (Zero, ndr), pieno di boccoli. Ci chiamavano “froci”, “mascalzoni”. Una volta a Trastevere ci tirarono dietro l’intero mercato ortofrutticolo. Al Piper era uno spettacolo veder ballare quei due, io invece stavo fermo a guardare, come un albero di Natale senza luci. Poi Renato ballò in apertura del concerto di Jimi Hendrix al Brancaccio, nel 1968. Una folgorazione».

 

beatles a roma dal libro di corrado rizza 4

Due anni dopo saresti entrato al Messaggero. Hai rincontrato i Beatles nel ruolo di giornalista?

paolo zaccagnini

«Tutti tranne Lennon, che però una volta mi salutò (ride). Nel 1969 mi trovavo a Londra con Luigi, un amico Hare Krishna, che mi disse: «Vuoi venire ad incontrare John?». Certo! Andai con questi Hare Krishna, vestiti proprio da Hare Krishna, mentre io indossavo abiti normali, a Tittenhurst Park, e sulla collinetta spiccava casa Lennon, bianchissima.

 

Qualche metro più sotto ce n’era un’altra, di casa, e lì ci fermammo. Un tizio ci portò dei secchi di vernice bianca e ci disse di tinteggiarla. Rimasi perplesso e Luigi aggiunse: «Questo ci mette in contatto con lo spirito di John». Insomma, senza saperlo, ero arruolato alla mano d’opera gratuita. Dopo un po’ Lennon si affacciò alla finestra per salutarci».

 

E gli altri quando li hai intervistati?

«In diverse occasioni. Una volta andai a Barcellona per incontrare Paul e sua moglie Linda. Sapevo che erano vegetariani e mi presentai con due chili di pomodorini italiani. Impazzirono! Io però amavo soprattutto George Harrison, pacato e incredibilmente spiritoso, non a caso finanziò il film “Brian di Nazareth” dei Monty Python».

beatles a roma dal libro di corrado rizza 19

 

Pazzia per cui si ipotecò la casa. Disse che era un loro debitore perché quando i Beatles si stavano sciogliendo, la comicità dei Python lo aveva mantenuto sano di mente.

«E questo spiega che tipo di umorismo avesse. Ti racconto questa: eravamo a Sanremo nel 1988, Harrison era ospite al Palarock e Paul al Teatro Ariston. Arrivarono separati, erano lì per motivi diversi, su palchi diversi. Io ero a pranzo con George, sua moglie e suo figlio. Dal balcone vidi un gran caos in strada e Paul in mezzo. Esclamai: «Ma è McCartney!», George mi rispose: «Yes, he was in the Beatles». Sì, lui stava nei Beatles. Non la smettevo di ridere».

 

Dieci anni dopo i Beatles all’Adriano, recitavi in “Io sono un autarchico” di Nanni Moretti, poi in “Ecce Bombo”. Era già finito il mito del collettivismo, delll’autocoscienza maschile, l’illusione che quella generazione potesse cambiare tutto?

«”Io sono un autarchico” lo girammo in una cantina dove si moriva di freddo. In una scena io e Nanni indossavamo un camicione lungo e il quotidiano “Repubblica” scrisse che nel film c’era Demis Roussos. Mi scambiarono per lui, per via della barba e del camicione. In “Ecce Bombo” dicevo: «”Dovevo nasce cent'anni fa, nel 1848. Le barricate a Lipsia.

 

zaccagnini dago

A ventidue anni avevo già fatto la Comune di Parigi. Adesso, impiegato parastatale”…e compagnia bella “Ma che stiamo facendo? Ma che sta succedendo? Ma quando vedremo il sole? Sto male, c'ho pure freddo”. Fra noi c’era grande delusione per l'esperienza politica, ma non si può dire che non fosse cambiato nulla. Si erano acquisiti più diritti e libertà, e musicalmente, dai Beatles in poi, per oltre un decennio, abbiamo vissuto qualcosa di straordinario e irripetibile».

 

Beatles o Stones?

«Potevo battere Roma per settimane alla ricerca di "19th Nervous Breakdown" degli Stones, ma ho sempre preferito i Beatles, quattro ragazzi del sottoproletariato, che peraltro avevano un’identità precisa pur spaziando fra tanti generi diversi nelle canzoni».

 

paolo zaccagnini

Cosa hanno cambiato?

«Inutile dire che sono stati la sorgente musicale da cui da allora in poi ha attinto chiunque. Serve invece ricordare che hanno proprio cambiato il modo di vedere il mondo. Dopo i Beatles, siamo andati tutti a Londra. E lì abbiamo scoperto tutto, anche l’India. A Londra abbiamo scoperto anche l’America».

paolo zaccagninibeatles a roma dal libro di corrado rizza 17beatles a roma dal libro di corrado rizza 15beatles a roma dal libro di corrado rizza 16beatles a roma dal libro di corrado rizza 1beatles a roma dal libro di corrado rizza 10beatles a roma dal libro di corrado rizza 11beatles a roma dal libro di corrado rizza 12beatles a roma dal libro di corrado rizza 13beatles a roma dal libro di corrado rizza 14beatles a roma dal libro di corrado rizza 18

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...