OGGI ACCA’, DOMANI ALLAH - PER SBOLOGNARE I FILM DI BOLLYWOOD ANCHE NEI PAESI DEL GOLFO PERSICO, I DIVI INDIANI VANNO A LEZIONE DI ARABO

Maurizio Molinari per ‘La Stampa'

Il mercato arabo moltiplica pubblico e pubblicità per i film in arrivo da Bollywood e la conseguenza è la scelta delle star indiane di studiare la lingua del Corano per raggiungere gli spettatori senza la mediazione di doppiaggi e sottotitoli. Nasce così la scelta della superstar hindu Katrina Kaif di annunciare l'inizio di corsi accelerati di arabo in coincidenza con le riprese di «Phantom», il nuovo film nel quale vestirà i panni di una fotoreporter.

L'attrice angloindiana ha già girato delle scene sexy a Beirut, assieme alla co-star maschile Saif Ali Khan, ma poiché nelle prossime settimane toccherà alle riprese più dense di dialoghi «la scelta di Katrina è di studiare duro per correggere errori, inflessioni e accenti in modo da avere una maggiore padronanza dell'arabo» fa sapere la sua portavoce.

La scelta della produzione di far conoscere la «determinazione di ferro di Katrina nel voler parlare arabo sul set» serve per moltiplicare l'attesa nel pubblico mediorientale per il film di una delle star di Bollywood più popolari, soprattutto in Libano ed Egitto. Per questo la portavoce sottolinea all'«Hindustan Times» che «Katrina prova di continuo, fra una ripresa e l'altra, e sente di migliorare, vocabolo dopo vocabolo».

Dietro di lei vi sarebbero, secondo fonti della produzione, altri attori determinati ad apprendere in fretta l'arabo spinti da un mercato che, tanto sul cinema che sulla tv, registra una domanda in crescita per i film di Bollywood. «Ci sono almeno 35 canali televisivi che ci chiedono produzioni di Bollywood per il pubblico del Medio Oriente» assicura Khalid al-Alawi, ceo della casa di distribuzione Tri Media di base a Dubai.

Il lavoro di questo tipo di società è in genere di rendere i film indiani più accettabili al grande pubblico musulmano - operando censure nelle scese e nel doppiaggio dei dialoghi - per evitare di suscitare proteste. Ma è un filtro che prende tempo, ritarda i debutti e dunque riduce i profitti: basti pensare che nell'ultimo anno solo Tri Media ha adattato al mercato arabo 90 film, due serial tv e oltre 60 trailer.

I doppiaggi alternano il dialetto arabo del Golfo, quello siriano-libanese e la lingua parlata in Egitto: si tratta di spese ingenti con risultati che non sempre aiutano la distribuzione. Da qui la volontà dei produttori di Bollywood di provare a saltare questo passaggio, spingendo gli attori a parlare arabo per rivolgersi direttamente al pubblico.

«È però importante che i dialoghi originali, proprio perché in arabo, rispettino la sensibilità del pubblico mediorientale» fa presente Raj Dharuman, manager di B4U Middle East, sottolineando come «gli alti volumi di pubblicità vengono soprattutto dall'Arabia Saudita, dove la sensibilità sui contenuti è davvero molto alta».

Di certo Bollywood continua a guadagnare terreno in Medio Oriente a scapito delle maggiori rivali - le produzioni turche - che non a caso nell'ultimo anno hanno investito nella distribuzione in altri mercati asiatici, in Cina e Russia.

 

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