FUGA DA LONDRA - LE VERE OLIMPIADI SONO QUELLE DEI CITTADINI: OLTRE AL MALCONTENTO PER LA QUESTIONE SICUREZZA (RICHIAMATI 3500 SOLDATI APPENA TORNATI DALL’AFGHANISTAN), MEZZI DI TRASPORTO CARISSIMI E PARALIZZATI - NON USARE I MEZZI PUBBLICI, NON ANDARE AL LAVORO, NON USCIRE DI CASA. SAREBBE LA SOLUZIONE MIGLIORE - SEMPRE CHE NON CI SCAPPI UN ATTENTATO…

Leonardo Clausi per "l'Espresso"

A Gentleman never takes exercise, un gentiluomo non fa mai ginnastica, diceva Oscar Wilde. Chissà cosa penserebbe nel vedere la sua città monopolizzata da orde di atleti in costumi variopinti che competono in stadi foderati di loghi e bandiere, in mezzo al tripudio di altrettante orde acclamanti. Di certo sarebbe mosso a compassione dalla prova che i suoi concittadini devono affrontare, che non ha nulla da invidiare a quella dei maratoneti: quella della vita quotidiana a Londra al tempo delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi.

L'evento commercial-mediatico più grande del mondo comincia nella capitale britannica, unica città del mondo ad ospitarlo una terza volta, tra scioperi, guai, guasti e disguidi che rischiano di renderlo «indimenticabile» ma non per i suoi aspetti ludici. L'elenco dei grattacapi è lungo ma non si può che partire da quello che preoccupa di più in occasione delle grandi manifestazioni: la sicurezza. La G4s, la concessionaria privata a cui è stata affidata la tutela di Londra, dopo essersi messa i 284 milioni di sterline dell'appalto in tasca, ha fatto quello che ha definito un «errore di valutazione».

Pensava di poter addestrare diecimila uomini in tempo per l'apertura e non ce l'ha fatta. Per cui si è dovuta rivolgere a 3.500 reduci dall'Afghanistan, alcuni di fresco ritorno dalla missione. Che saranno magari esperti di caccia ai talebani ma si ritrovano a dover pattugliare le aiuole e le fioriere di Stratford. E inoltre. I tassisti sono inferociti per la corsia preferenziale riservata alle Bmw perfora-ozono ufficiali su cui viaggiano i vip del comitato olimpico. Il personale del controllo passaporti degli aeroporti ha deciso di entrare in agitazione alla vigilia di un affollamento quello sì da record.

Infine le proteste che riguardano la città blindata e la presenza ossessiva delle multinazionali. La sicurezza vuole il parco olimpico protetto da una rete missilistica, ponti levatoi e telecamere che lo rendono un incrocio fra Guantanamo e il Panopticon (il carcere dove tutto si poteva controllare) del filosofo e giurista Jeremy Bentham. Il marketing impone alcune fra le più aggressive multinazionali tra i principali sponsor: McDonald's, Coca-Cola, Visa, Panasonic.

E poi ce ne sono tre contro cui si sono concentrati gli strali delle organizzazioni anticapitaliste raccolte nella sigla Counter Olympics Network (Coalition of Resistance, Drop Dow Now, Stop the Olympic Missiles, G4S Campaign, Games Monitor, Our Olympics, Occupy London, Hackney Green Party, Space Hijackers, solo per citarne alcune).

Si tratta di Dow Chemical, responsabile del disastro di Bhopal in India; Rio Tinto, che fornisce i metalli per le medaglie e che ha una storia lunga di cause per avvelenamenti nelle sue miniere in America; Bp, accusata per l'inquinamento del Golfo del Messico: previste una serie di manifestazioni di protesta che rischiano di paralizzare ulteriormente la metropoli.

Sotto la patina scintillante della manifestazione cova una realtà economica sempre più dura. E le Olimpiadi sono una vetrina irresistibile per dare visibilità alle proprie rivendicazioni. I produttori di latte, per esempio: decimati dai bassi prezzi imposti dai supermarket (il 40 per cento è fallito negli ultimi dieci anni), hanno perfino minacciato di bloccare la fornitura dell'energetica bevanda al villaggio olimpico.

Dei soldati si è già accennato. Ma la loro insoddisfazione non riguarda solo il declassamento delle mansioni. Sono stati improvvisamente richiamati a far la guardia agli impianti sportivi, quando, dopo l'Afghanistan, molti di loro avevano già pianificato, e pagato, una sospirata vacanza con la famiglia che il ministero della Difesa si guarda bene dal rimborsare. Anche per loro, come per la polizia, si tratta di un enorme surplus di lavoro senza preavviso e al netto di una serie di tagli indiscriminati di organico e mezzi.

È improbabile che lo facciano con slancio. Nelle parole di Michael Murray, un ufficiale di Aberdeen: «Ho speso novecento sterline (circa 1.200 euro) per due settimane in Turchia a inizio agosto e se mi chiamano non sarò risarcito, né dal ministero della Difesa, né dall'assicurazione. Nessuno sa cosa stia succedendo. Non vediamo l'ora che sia finita».

Nonostante i loro ripetuti inviti a «non lamentarsi e gioire di questo grande momento nazionale», Lord Sebastian Coe, già olimpionico dei 1.500 metri e presidente del Comitato organizzatore dei Giochi, e Boris Johnson, sindaco di Londra, sanno benissimo che le prossime settimane saranno un inferno per i loro concittadini.

La metro, un gioiello d'ingegneria (vittoriana) che già fa fatica in tempi normali a sopportare il peso dei suoi utenti, si vedrà caricare addosso una media di altri 800 mila viaggiatori al giorno (28 mila solo i giornalisti). Breve inciso. La "Tube" si chiama così non per caso: mentre le metropolitane moderne hanno vari binari per galleria, il "tubo" ne ha uno per volta.

Significa prima di tutto che la manutenzione alle rotaie va effettuata per forza di notte (ragion per cui la metro londinese non è aperta 24 ore su 24 come sarebbe naturale). Le autorità municipali, per evitare il blackout, consigliano o di pianificare in anticipo o di restare a casa. Dove «pianificate in anticipo», significa spesso «alzatevi due ore prima la mattina».

Per non parlare del traffico in superficie. La creazione di circa 50 chilometri di corsie preferenziali per atleti e gli altri addetti ai lavori, ha ispirato parallelismi col totalitarismo sovietico (il soprannome coniato è quello di "Zil lanes" in memoria delle auto riservate ai membri del Politburo di sovietica memoria). E dato fiato a una una rivolta di automobilisti normali ma soprattutto dei "cabbie", i tassisti dei black cabs, una vera e propria casta.

Che qualche giorno fa si sono presentati in massa a Westminster, bloccando il traffico e suonando i clacson come ossessi. Altrimenti l'alternativa è ricorrere alla bicicletta, la propria o quelle del sindaco Boris, sponsorizzate dalla Barclays di Bob Diamond prima che cadesse in disgrazia, oppure usare i rollerblade, come già si vede fare ampiamente.

Per chi vive in questa città e vuole superarle indenne, le Olimpiadi rendono dunque imperativo il precetto taoista della non-azione: non far nulla. Non usare i mezzi pubblici, non andare al lavoro, non uscire di casa. Sarebbe la soluzione migliore, se tutti potessero permetterselo. In realtà i più fortunati sono al solito quelli della City dove molti capufficio hanno concesso ai dipendenti di poter svolgere le mansioni da casa.

Londra, poi, si sa, è cara. E lo è diventata ancora di più a causa di un'impennata dei prezzi che è il corollario di ogni grande evento. I parchimetri nelle zone centrali sono aumentati del 40 per cento e, ad esempio, lasciare la macchina per un giorno vicino Victoria Station costerà 60 sterline, circa 77 euro. Negli alberghi si registrano aumenti fino al 300 per cento. E il mercato immobiliare pare impazzito. Gli affitti nella zona olimpica sono cresciuti del 33 per cento, minacciano di estromettere dall'East End proprio quei poveri che l'enorme rigenerazione urbana della zona doveva favorire.

I cittadini della capitale tuttavia ce la faranno. Hanno dalla loro il fatalismo e una buona dose di autoironia. Con la tipica tendenza all'autocommiserazione e alla continua lamentela contro i misfatti di un'autorità pubblica che considerano irriducibile nemica (ma contro la quale giammai sognano di protestare) si stanno preparando, rassegnati, al peggio. Almeno al peggio prevedibile. Perché, oltre alla lunga serie di disagi, nessuno può garantire che non ci saranno attentati, come da allarmi di svariati servizi segreti.

E non sono pochi coloro che temono il riesplodere dei disordini in periferia, come un anno fa. Infine il meteo che non concede requie: una strabica Corrente del Golfo, insensibile al fascino dei Giochi Olimpici, ha finora rovesciato fiumi di pioggia sulla città, e sembra determinata a fare lo stesso nelle prossime settimane. Ma a Londra proverbialmente piove. Almeno a quello tutti sono già abituati.

 

CERIMONIA APERTURA LONDRA jpegGIOCHI OLIMPICI LONDRA 2012UN AUTOBUS LONDINESE PASSA ACCANTO ALLA CONTRAEREA PER LE OLIMPIADI Patsy e Edina DI ABSOLUTELY FABULOUS IN TENUTA OLIMPICA LONDRA RAGAZZI DI UNA GANG DI HACKNEY WICK LONDRA IL PUBBLICO ATTENDE IL PASSAGGIO DELLA FIACCOLA OLIMPICA A DALSTON LONDRA AVVENTORI DI UN PUB DI DALSTON LANE LONDRA ALCUNI ABITANTI DELLE CASE POPOLARI DI DALSTON ASSISTONO A UN INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO INTENTI A SPEGNERE UN INCENDIO

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