IL PETTEGOLEZZO CI SALVA LA VITA - CI VOLEVANO GLI ESPERTI: “UN BEL PO’ DI GOSSIP È DAVVERO CATTIVO. PERÒ SODDISFA UNA FUNZIONE IMPORTANTE PER GLI INTERESSI DEL GRUPPO” - SE LO CONOSCI LO EVITI: “SEMPRE PIÙ SPESSO ABBIAMO IL BISOGNO DI SCAMBIARE INFORMAZIONI CON ALTRI SU QUALCUN ALTRO CHE NON È PRESENTE AL DISCORSO. PROPRIO PER IMPARARE A EVITARLO: DALLE ESPERIENZE ALTRUI”…

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

Chi sparla avvelena anche te: digli di continuare. Sì, la sostenibile leggerezza del gossip era già stata sdoganata da fior di antropologi e illustrissimi psicologi, tollerata dagli strizzacervelli e festosamente promossa dai media di tutto il mondo. Ma nessuno, finora, si era spinto fino alle conclusioni del seriorissimo Journal of Personality and Social Psichology.

Che nello studio già sbandierato come definitivo, in questo genere per la verità in continua evoluzione, sostiene adesso l'ultima virtù: il pettegolezzo è lo scambio d'informazioni che permette di far conoscere al prossimo la pericolosità di un altro non proprio raccomandabile prossimo.

E già. Non è più solo utile a scaricare tensioni, distrarre, riempire con storielle decisamente più leggere le pagine dei giornali. Il pettegolezzo sta alla base della nostra convivenza: è l'arma socialmente indispensabile che permette di proteggere il singolo e il gruppo dall'elemento destabilizzante. È quello insomma che l'Università di Berkeley - proprio l'ateneo dove il Free Speech Movement, il movimento per la libertà di parola, fece partire la rivolta degli anni Sessanta - chiama adesso "pro-social gossip": il pettegolezzo che ci salva la vita.

"Le virtù del gossip" si chiama senza mezzi termini il saggio realizzato dal gruppo capitanato da Matthew Feinberg. Spiega al New York Times l'altro autore Robb Willer: «Normalmente guardiamo al gossip come a qualcosa di negativo e cattivo: e un bel po' di gossip è davvero cattivo. Però soddisfa una funzione importante. Perché sempre più spesso abbiamo il bisogno di scambiare informazioni con altri su qualcun altro che non è presente al discorso. Proprio per imparare a evitarlo: dalle esperienze altrui».

La singolare funzione pedagogica del gossip è la cosa più sorprendente dello studio. «Non vogliamo certo dire che tutto il gossip è virtuoso» insiste Feinberg «ma che dal punto di vista degli interessi del gruppo il pettegolezzo funziona».

«Io sono malato di socialità e ogni sera devo andare fuori» diceva Andy Warhol: «Se resto a casa finisce che comincio a sparlare con i miei cani». I professori di Berkeley, nel loro piccolo, hanno cercato di spiegare quel bisogno impellente: lo stesso che costrinse il barbiere del Re Mida a urlare in una buca il segreto che aveva scoperto e che - pena la morte - non avrebbe mai potuto svelare - «Ha le orecchie d'asino!».

Dal mito alla scienza, i ricercatori hanno preso una cinquantina di volontari e li hanno sottoposti al controllo del battito cardiaco mentre osservavano una serie di persone sfidarsi in un gioco di società. Quando qualcuno si accorgeva che un giocatore stava barando i battiti cominciavano ad aumentare. Ma la pulsione diminuiva sensibilmente appena qualcuno aveva la capacità di avvisare qualcun altro che quel giocatore stava barando: il gossip su quel giocatore sleale faceva subito sentire meglio. Il gruppo era avvisato: gli altri giocatori avrebbero potuto evitarlo.

Ma come si fa a riconoscere tra gossip buono e gossip cattivo? Qui il gioco si fa duro. L'antropologo Robin Dunbar ha spiegato il pettegolezzo come l'evoluzione del
grooming. La socialità nei primati, si sa, è rafforzata proprio da quello spulciarsi reciproco che nella notte dei tempi favorì la comunicazione singolare e di gruppo: e col tocco diretto aiutò a discernere gli amici dai nemici. Poi quella scimmia chiamata uomo scoprì che non avrebbe mai potuto spulciare tutti i simili che gli capitavano a tiro. E dal grooming nacque così il linguaggio - dapprima proprio sotto la fattispecie di pettegolezzo: «Lo sai che il signore di quella caverna ha due pulci grandi così sotto il barbone?».

Dall'antropologia alla sociologia, però, il passo non è breve: soprattutto passando per la cronaca di tutti i giorni. Quale guadagno sociale ci sarebbe nello scoprire, per esempio, che Hillary Clinton si è mostrata disfatta e senza trucco durante un viaggio diplomatico in Asia - o che invece s'è incollata alla bottiglia della birra durante una missione in Sudamerica? Le virtù del fondoschiena di Pippa Middleton sono sotto gli occhi di tutti: ma che vantaggio sociale ci sarebbe nello sparlarne? Davvero le peripezie di Lindsay Lohan, che un giorno sfila in tribunale, un altro sviene per lo stress e un altro ancora inciampa nel nude look, possono avere un qualche valore pedagogico? Per non parlare delle avventure ben più ruspanti della nostra Belen.

«Non fate troppi pettegolezzi » lasciò scritto il povero Cesare Pavese. E invece un vantaggio sociale ci sarebbe sempre. Il gossip è comunque un "warning", un avvertimento, un avviso a diffidare di qualcuno: magari proprio di chi ha messo in giro quello stupidissimo gossip.

 

Norman Rockwell - gossipGossipcesare pavesepettegolezzogossip-girls

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