IL CINEMA DEI GIUSTI - E POI DICONO CHE LE SALE SONO VUOTE! “TAKE SHELTER” DI JEFF NICHOLS, PICCOLO CAPOLAVORO PREMIATISSIMO AL SUNDANCE E A CANNES PRESENTATO CON BRUTTO DVD MALAMENTE PROIETTATO E PURE DOPPIATO IN ITALIANO. ALLORA CE LO POTEVAMO SCARICARE! - COSI’, CI SPOSTIAMO IN SALA 1 A VEDERE UN ALTRO FILM, “DETACHMENT” DI TONY KAYE E È UNA GRAN BELLA SORPRESA…

Marco Giusti per Dagospia

Detachment di Tony Kaye/Take Shelter di Jeff Nichols.

Ormai andare al cinema e' un'avventura. E poi dicono che le sale sono vuote... Insomma. Qualche giorno fa. Caldo torrido a Roma. Decidiamo, con mia moglie, di andare a vedere "Take Shelter" di Jeff Nichols, piccolo capolavoro premiatissimo al Sundance e a Cannes (Grand Prix alla Settimana della Critica 2011).

Storia di un americano medio, il grandissimo Michael Shannon di "Boardwalk Empire" e "My Son, My Son, What Have Ye Done", che pensa che stia arrivando una tempesta da fine del mondo e decide di costruirsi un riparo (da cui il titolo "Take Shelter") dove lui, la moglie, Jessica Chastain e la figlioletta possano salvarsi. Solo che impazzisce nella costruzione del riparo e nella follia della fine del mondo.

Siamo pronti al Quattro Fontane in sala 3 a vedere questo capolavoro, dopo quindici minuti passati a vedere terribili spot che sembravano quelli di vent'anni prima, e mentre Michael Shannon guarda un gruppo di terribili nuvoloni nel cielo che spruzzano un liquido giallastro, noi scopriamo con ancor piu' terrore che quello che stiamo vedendo e' solo un brutto dvd malamente proiettato e pure doppiato in italiano. Allora ce lo potevamo scaricare. Usciamo a chiedere se e' vero quello che stiamo vivendo. Si'. C'e' pure un cartello alla cassa.

La distribuzione ha pensato di presentare il film cosi', in un dvd che forse nemmeno a casa avremmo visto. 8 euro. Ora, il povero Jeff Nichols ha messo giorni e giorni di riprese per inquadrare queste nuvole e il faccione torvo di Michael Shannon. Ha preso premi e grazie a questo film e' riuscito nel successivo "Mud", presentato quest'anno in concorso a Cannes, a riprendere in 35 mm il Mississipi. Non ce la sentiamo di offendere il suo lavoro con una proiezione che sembrava quasi in vhs. Magari all'Eden lo danno in pellicola... Cosi', ci spostiamo in sala 1 a vedere un altro film, "Detachment" di Tony Kaye, che di sicuro non e' in dvd. Un film che non e' piaciuto a tutti i critici.

Quel genio di Roberto Escobar gli ha dato 0 palle sull'Espresso: "Tony Kaye finge di mettere sotto accusa il sistema educativo americano, ma è più interessato a scimmiottare l'incolpevole Camus, raccontando un patetico "étranger" made in Usa. Intellettualismi a non finire, sostanza filosofica (e cinematografica) nulla". Meglio non fidarsi. Anche perche' gia' dopo una decina di minuti abbiamo capito che "Detachment" e' un film sofferto e personale su un tema che dovrebbe interessare tutti. La crisi, anche quella dell'educazione e delle istituzioni, la crescita in famiglie malsane, il distacco da se stessi e dal proprio lavoro, l'impossibilita' di vedere dei risultati.

Magari un po' troppo romantico, ma sicuramente sentito. E Adrien Brody, anche produttore, e' fantastico. Tony Kaye, inglese, si era fatto una gran fama con video musicali superpremiati (Red Hot Chili Peppers, Johnny Cash) e con una serie di celebri pubblicita'. Il passaggio al cinema non era pero' stato dei piu' felici. Il suo primo film, "American History X", ritratto di un naziskin razzista in America, era stato rimontato dalla produzione e disconosciuto dal regista. Sembra che Kaye avesse girato troppo materiale e non riuscisse piu' a venirne a capo. Ma il film ha grandi fan e un'interpretazione impressionante di Edward Norton.

Il secondo film di Kaye, "Black Water Transit" (2008) con Karl Urban e Laurence Fishbourne, non e' mai uscito. "Detachment" e' in pratica il suo primo film che Kaye controlla interamente (e' pure direttore della fotografia). Supermontato, violento, visivamente molto inventivo, non puo' piacere ai critici bacchettoni. Ma e'stato presentato con successo ai Festival di Tribeca e di Tokyo. E e' un gran film sulla sofferenza e la crisi americana in una scuola di New York dove Adrian Brody e' chiamato come supplente. La preside, Marcia Gay Herdan, sa che lei e la sua scuola hanno i giorni contati.

I professori, Lisa Liu, il grande James Caan, William Petersen, cercano di opporsi al declino della professione dell'insegnamento e cercano di insegnare qualcosa ai loro ragazzi, almeno di salvarli dalla violenza e dal nulla culturale della societa' americana. Inutilmente. Brody accetta la sua vita, quella degli altri e la sua professione, con un senso di distacco.

Vedra' il vecchio nonno che lo ha cresciuto morire demente in un ospedale, la prostituta minorenne che ha accolto a casa sua, Sami Gayle, iniziare a capire, mentre non riuscira' a salvare dalla sofferenza una studentessa grassa e troppo sensibile (la interpreta Betty Kaye, figlia del regista). Puo' piacere solo un po', ma anche molto e non ti lascia insensibile. No, zero palle e' veramente troppo poco.

 

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