1- POLITICA INFETTA (I CONSIGLI REGIONALI DI MILANO, ROMA, NAPOLI), CALCIO MARCIO (INTER E MILAN ALL’INFERNO, LAZIO BEFFATA DAL GENOA, NAPOLI FERMATO SUL PAREGGIO) 2- SE ALLEGRI PER ORA TIENE IL POSTO DI LAVORO (“CONFERMATISSIMO” SIBILA GALLIANI) A CAUSA DELLA DRAMMATICA CURVA DEI CONTI BERLUSCONIANI (IL SILVIO DI UN TEMPO, A PEP GUARDIOLA AVREBBE PRESENTATO UN ASSEGNO IN BIANCO), CHI NON È PIÙ SICURO DI MANGIARE IL PANETTONE È ANDREA STRAMACCIONI. PALMA D’ORO DELLA SUPPONENZA 3- NELLA DOMENICA IN CUI LA SQUADRA DI ZEMAN (PRIVA DI TOTTI, DE ROSSI E OSVALDO, LESTA NEL CHIEDERE UFFICIALMENTE I DANNI) CON UNA FORMAZIONE “PRIMAVERA” FUORI DAL “CONTINENTE” AVREBBE SOFFERTO MOLTO, MASSIMO CELLINO SI TRAVESTE DA TAFAZZI

DAGOREPORT

Massimo Cellino, presidente del Cagliari da vent'anni, nuovo santino dei tifosi romanisti, è un amante del cortocircuito. Ha esonerato allenatori (una trentina) prima che iniziasse il campionato e in corso d'opera, litigato con maestranze, calciatori e campioni (pessimo rapporto con Zola, all'epoca del suo ritorno in Sardegna), schiaffeggiato comparse indisposte a piegarsi (l'ex atleta Gianluca Grassadonia), immaginato rivoluzioni ad alta tensione.

L'ultima scintilla, prefigurare un moderno Colosseo fuori da Is Arenas (l'impianto di Quartu costruito per fuggire dal comune capoluogo e dalla burocrazia) con Polizia e tifosi a darsele in massa prima di Cagliari-Roma, ha costretto autorità di solito distratte quando non conniventi, all'intervento. Partita rinviata d'ufficio, capro espiatorio perfetto, probabile 0-3 a tavolino per la Roma, squalifica monstre in vista e autolesionismo notevole.

Nella domenica in cui la squadra di Zeman (priva di Totti, De Rossi e Osvaldo, lesta nel chiedere ufficialmente i danni) con una formazione "primavera" fuori dal "Continente" avrebbe sofferto molto, Cellino si traveste da Tafazzi. In coincidenza perfetta con un'estate di delegittimazione costante delle istituzioni calcistiche da parte di vari soggetti e a vario titolo (non si capisce come Abete possa dire dopo due mesi di insulti al procuratore Palazzi che Cellino è «andato oltre la giustizia sportiva»), Massimo figlio di Ercole, si è autonominato re dell'isola, eterodirigendo fini, tifosi e deliri dal buen retiro di Miami.

Così con attitudine da Scarface, si è messo fuori dalle regole e permesso all'Abete furioso di oggi «Il comportamento di Massimo Cellino è inaccettabile e provoca un danno d'immagine a tutto il calcio italiano», considerato "l'utile idiota" di ieri, di rialzarsi e giocare la sua partita interna al potere pallonaro.

Abete (che gode di fiducia pari allo zero) e il Presidente di Lega Beretta. Uomini contro. Beretta, detestatissimo dallo stesso Abete (altro rappresentante che gode di fiducia ben al di sotto dello zero) è una figurina da piegare alle mattane del presidente di turno, fin dal suo insediamento. Si chiami Agnelli, De Laurentiis o Moratti.

Beretta, vaso di coccio, tra ex potenti in frantumi, si inchina sempre. Questa volta alla lotteria autunnale ottiene l'ammonizione di Abete: «La Lega ne deve trarre una morale e cogliere lo spunto per migliorare la qualità dei comportamenti dei suoi dirigenti» ed è di fatto con un piede fuori dalla porta. Al pari di Massimiliano Allegri, alla precaria guida di un Milan battuto a Udine, ridotto in nove e in piena crisi di nervi. Dopo gli insulti settimanali tra il livornese Max e Inzaghi: «Pezzo di merda, mi vuoi rubare la panchina» e la patetica pace a uso e consumo di Milan Channel, che finisse peggio era quasi scontato.

La sconfitta al Friuli, la papera di Abbiati per il gol di Ranegie, l'illusorio pareggio di El Shaarawi prima che Di Natale si carichi sulle spalle una tremolante Udinese, occupandosi di richiudere la gara (2-1) e spalancare una crisi che a Milano, non vedevano dalla metà degli anni '80.

Se Allegri per ora tiene il posto di lavoro («confermatissimo» sibila Galliani) a causa della drammatica curva dei conti berlusconiani (il Silvio di un tempo, a Pep Guardiola avrebbe presentato un assegno in bianco), chi non è più sicuro di mangiare il panettone è Andrea Stramaccioni. Palma d'oro della supponenza e della mancanza di ironia nelle precedenti settimane, Strama si scopre anche fine umorista. Irriso dal Siena di Cosmi vittorioso per 2-0 (un Mazzone dei nostri giorni, sottovalutato, se salvasse i toscani meriterebbe una grande), scende in sala stampa e senza ridere, alla quarta giornata di campionato esclama serio: «È vietato mollare».

Più facile che Moratti, scurissimo in tribuna lo abbandoni al suo destino dopo un inizio di stagione che ha sconfessato un calciomercato ridicolo e visto il San Siro fortino di un tempo, terra di conquista per chiunque. Se il torneo impoverito riallinea i livelli complessivi (perde anche una bella Lazio punita all'Olimpico dall'ex romanista Borriello a dieci minuti dalla fine dopo due tempi in cui avrebbe ampiamente meritato i tre punti) e restituisce alle provinciali (il termine che chissà perché a Stramaccioni non piace, Trapattoni, a Torino, vi edificò una carriera magnifica) un ruolo vero, decisivo e non più solo da sparring partner, recrimina anche il Napoli.

Dopo la Juventus, la squadra di Mazzarri è forse la più forte. Ma si impantana a Catania (0-0) rischiando anche di perdere nel finale mentre la già citata Juve conduce un altro viaggio rispetto a tutte le altre e va in fuga. Lo fa con sconcertante semplicità. Sommando impegni europei e semplici pratiche locali. Riportando Quagliarella in copertina e permettendosi di cambiare 5 titolari nel successo sul Chievo per 2-0.

Mentre Torino domina, dietro si combatte fino all'ultimo istante per un tozzo di pane. Lo fanno Parma e Fiorentina (a tratti bella, un po' troppo compiaciuta) per concludere all'ultima curva per 1-1 grazie anche alla follia di Luca Toni che nel recupero si improvvisa pallavolista nella propria area e le imitano Sampdoria e Torino, altro 1-1, con rimpianti granata per un altro rigore evitabile.

Da domani si ricomincia. Con il sospetto che trecentosessanta minuti bastino già a indicare la trionfatrice di stagione e gli spari sopra, fuggita la lepre, siano il magro pasto destinato a chi dovrà spartirsi le briciole.

 

3m44 massimo cellino presidente cagliarizemanberetta foto mezzelani gmt GIANCARLO ABETE jpeg allegrimassimiliano allegrI galliani e allegristramaccionistramaccioniQuagliarella esultacosmi serse

Ultimi Dagoreport

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”

peter thiel papa leone xiv

DAGOREPORT – PETER THIEL SBARCA A ROMA E PAPA LEONE RUGGISCE AL "CAVALIERE NERO" - IL PONTEFICE AVREBBE DATO MANDATO AL SEGRETARIO DI STATO VATICANO, PIETRO PAROLIN, DI COMUNICARE AI DOMENICANI DELL’ANGELICUM, DOVE SI SAREBBE DOVUTA TENERE LA TRE GIORNI DI CONFERENZE DI THIEL, DI CANCELLARE LA PRENOTAZIONE EFFETTUATA DAL MILIARDARIO-FILOSOFO DELLA TECNO-DESTRA E SUPPORTER DI JD VANCE - IERI LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ SAN TOMMASO D’AQUINO, PER BOCCA DEL RETTORE, PADRE THOMAS JOSEPH WHITE, HA SMENTITO LA NOTIZIA DEL CONVEGNO DI THIEL - LA 'MORAL SUASION' PAPALINA HA GIÀ FUNZIONATO O DAVVERO LE CONFERENZE NON SONO MAI STATE IN PROGRAMMA ALL’ANGELICUM? – LO SCONTRO TRA LA VISIONE TECNO-CATTO-APOCALITTICA, CON IL PALLINO DELL'ANTI-CRISTO ED ECHI ESOTERICI, DEL BOSS DI PALANTIR E QUELLA ANTI-TRUMPIANA E ANTI-MAGA DEL PAPA STATUNITENSE…

donald trump vladimir putin benjamin netanyahu

DAGOREPORT – CI SONO SOLO DUE VINCITORI, AL MOMENTO, DALLA GUERRA IN IRAN, E NESSUNO DEI DUE È DONALD TRUMP: SONO VLADIMIR PUTIN E BENJAMIN NETANYAHU. IL PRESIDENTE RUSSO GODE PER IL PREZZO DEL PETROLIO CHE S’IMPENNA E PER LA RINNOVATA CENTRALITÀ (TRUMP L’HA TENUTO UN’ORA AL TELEFONO A CHIEDERGLI CONSIGLIO) – “BIBI” VELEGGIA NEI SONDAGGI IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE E, MENTRE TUTTI SONO CONCENTRATI SU TEHERAN, INVADE IL LIBANO E S’ANNETTE LA CISGIORDANIA – LA RESISTENZA IRANIANA (HA UN ESERCITO DI MARTIRI PRONTI A MORIRE PER LA CAUSA) E I PAESI DEL GOLFO SPIAZZATI…

andrea orcel banco bpm giampiero maioli brasseur banco bpm giuseppe castagna

DAGOREPORT – AVVISATI QUEI "GENI" DELL'EGEMONIA BANCARIA DI PALAZZO CHIGI: BANCO BPM È PASSATO DALLA PADELLA DI UNICREDIT ALLA BRACE DI CREDIT AGRICOLE – ALTRO CHE ACCORDO: SI È CONSUMATA SOTTOTRACCIA LA ROTTURA TRA L’AD CASTAGNA E I VERTICI DELL’ISTITUTO FRANCESE, PRIMO AZIONISTA DELL’EX POPOLARE DI MILANO – IL NUMERO UNO TRANSALPINO, HUGUES BRASSEUR, CHIAMATO DA CASTAGNA IN SOCCORSO PER RIGETTARE L’ASSALTO DI ORCEL, AVEVA POSTO COME CONDIZIONE PER IL SUO SOSTEGNO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE, MASSIMO TONONI, OSTILE AI SOCI FRANCESI, IN VISTA DEL RINNOVO DEL CDA. MA TONONI HA LE SPALLE COPERTE: È LEGATO AL “GRANDE VECCHIO” GIUSEPPE GUZZETTI COSÌ COME GIORGETTI, E SARÀ RICONFERMATO – COSÌ I FRANCESI, INCAZZATISSIMI, PRESENTARANNO UNA LISTA DI MINORANZA, E PUNTANO A OTTENERE FINO A SEI CONSIGLIERI, GRAZIE ALLA NUOVA “LEGGE CAPITALI” – IL TERZO INCOMODO E' UN ALTRO ANTI-AGRICOLE: DAVIDE LEONE, AZIONISTA PESANTE CON L’8,2% , CHE SI AGGREGERÀ ALLA LISTA DI ASSOGESTIONI...

massimo giletti urbano cairo fabrizio corona salvatore baiardo matteo salvini pier silvio marina berlusconi

DAGOREPORT – A FINE GIUGNO È PRONTA UNA CORONA DI SPINE PER MASSIMO GILETTI, GIUNTO ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO BIENNALE CON LA RAI - LA DECISIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO DI TOGLIERSI DAI PIEDI GILETTI NON È LEGATA AGLI ASCOLTI: A SPAZZARLO VIA E' LO SPAZIO CONCESSO NELLA SUA TRASMISSIONE A FABRIZIO CORONA, CHE HA MESSO NEL SUO FRULLATORE DI SCIACALLO CAMUFFATO DA ROBIN HOOD LA FAMIGLIA BERLUSCONI: “DI SIGNORINI NON MI FREGA UN CAZZO. NEL MOMENTO IN CUI RACCONTI CHE MARINA SCENDE IN POLITICA, RACCONTI ANCHE IL SISTEMA SIGNORINI” – L’IRA FUNESTA DEGLI EREDI DI PAPI SILVIO SI SAREBBE FATTA SENTIRE AI PIANI ALTI DELLA RAI ATTRAVERSO DEBORAH BERGAMINI, VICESEGRETARIA DI FORZA ITALIA, LEGATISSIMA A MARINA ED EX FIDANZATA DELL'AD RAI ROSSI – SENZA IL SALVAGENTE SALVINI, ABBANDONATO  ANCHE DAL LEGHISTA ''FACENTE FUNZIONI DI PRESIDENTE'' RAI, ANTONIO MARANO, CON LA MELONI CHE HA UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA CONTRO CORONA, ORA GILETTI RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI A FAR COMPAGNIA A BARBARA D'URSO - VIDEO: FIORELLO A RADIO2 CON “FURBIZIO”