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QUANDO BATTIATO, DE GREGORI E GUCCINI LE CANTAVANO ALL'ITALIA – IN UN LIBRO I BRANI DEGLI ANNI ‘90 CHE PARLANO DI TANGENTI E MANETTE FACILI – IL GIULIO ANDREOTTI SORNIONE E IRONICO DI BACCINI, ELIO E LE STORIE TESE AL CONCERTONE COL CELEBRE “TI AMO CIARRAPICO” - E "IN QUESTO MONDO DI LADRI DI VENDITTI" DIVENTO' L'INNO DI TUTTI I SOSTENITORI DEL POOL DI MANI PULITE - VIDEO

 

 

Giandomenico Curi per “il Venerdì – la Repubblica”

 

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Tra i governanti/quanti perfetti e inutili buffoni» cantava Battiato in Povera patria, anno 1991. J' accuse dolente quanto feroce che anticipa la deriva tragica di Tangentopoli, seguita dagli attentati a Falcone e Borsellino. Un brano simbolo, che apre emblematicamente Povera patria.

 

La canzone italiana e la fine della Prima Repubblica, libro robusto e necessario scritto da Stefano Savella (Arcana, pp. 240, euro 17,50). È stata la passione per la storia di quel periodo e l' amore per Battiato a tirare Savella dentro un universo sempre più schierato, dove avvisi di garanzie e manette affollano dischi e concerti, i cantautori diventano i nuovi maîtres à penser e le loro canzoni la colonna sonora della grande collera popolare.

 

Un panorama variegato, che va da Gaber ai Pooh, da Venditti a Merola, passando per Baccini, Litfiba, Bertoli e via elencando.

BATTIATOBATTIATO

 

Ma lo spartito e gli accordi di base sono gli stessi per tutti: la fine di un Paese malato, ostaggio di un potere banditesco e sottratto a ogni controllo democratico. I primi a rispondere all' engagez-vous di Battiato sono Elio e le Storie Tese dal palco del concertone del Primo maggio '92, con una versione di Ti amo fuori scaletta e talmente poco edificante («Ti amo Ciarrapico!») da costringere la Rai a sostituirli con Mollica. Più ironico e sornione il Giulio Andreotti di Baccini (tratto da Nomi e Cognomi) accusato di tutti i mali d' Italia («Chi ha baciato Cicciolina? - Andreotti»), mentre Finardi in Millennio se la prende con Milano, città di banche e stilisti, «stessa brutta gente/ stessi ladri».

 

francesco de gregori de andrefrancesco de gregori de andre

Ma è con De Gregori che si entra nella bufera vera di Tangentopoli, con La ballata dell' Uomo Ragno, che apre la grande caccia al "Cinghialone" Craxi, il capobanda, anche se il testo è molto più complesso di quanto non sembri. Più leggibili invece Adelante! Adelante! e Viaggi e miraggi. In autunno si fa vivo anche Guccini con Nostra Signora dell' Ipocrisia, che allarga il tiro a tutto il carrozzone berlusconiano, le sue televisioni, «puttanieri», «anchorman piangenti» e «trombettieri senza ritegno». Un pezzo surreale, divertente, velenoso.

 

Poi nel marzo del '93 Di Pietro arresta Primo Greganti, comunista, che per tutti diventa il «compagno G», o meglio il «Signor G»: G come Gaber che due anni prima aveva scritto Qualcuno era comunista. Venditti, invece, sceglie il palco televisivo di Samarcanda per rimettere in circolazione la sua micidiale In questo mondo di ladri, l' inno di tutti i sostenitori del pool di Mani pulite.

 

ANTONELLO VENDITTIANTONELLO VENDITTI

Anche Gianni Morandi si mobilita con Il Presidente, che mischia dirigenti di squadre di calcio (da Ferlaino a Longarini) e altri presidenti; e poi i Pooh con un pezzo (In Italia si può) vicino alla Lega Nord. Contro le carcerazioni facili si schiera, invece, Edoardo Bennato (In prigione, in prigione), mentre Pierangelo Bertoli porta la sua denuncia direttamente a Sanremo cantando con rabbia e sarcasmo Italia d' oro.

 

Quindi, dopo l' uscita a sorpresa di Jovanotti che mette in fila una serie di pezzi rap che vanno tutti a segno (da Cuore a Penso positivo), il botto finale gestito, a colpi di watt terrificanti, da un geniale Pelù e dalla sua scatenata rock band (Litfiba): insomma, come da titolo del loro album, un vero e proprio Terremoto.

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