drive in trasmisione antonio ricci

“PRENDEVAMO IN GIRO GLI ANNI '80. A BERLUSCONI NON PIACEVA” - ANTONIO RICCI E I 40 ANNI DEL “DRIVE IN”, LO SHOW DI ITALIA 1 CHE CAMBIÒ LA TV ITALIANA – SKETCH DA 15 SECONDI, UN’ESTETICA TRA “MEMPHIS DESIGN E TOPOLINO”, LE RAGAZZE FAST FOOD CHE INTERPRETAVANO TESTI DI ELLEKAPPA E LE META-IMITAZIONI: “BAUDO USCIVA DI TESTA. CONOSCEVAMO ANCHE IL SUO ROAD MANAGER CHE AVEVA L’INCARICO DI ANDARE A FARE GLI SHAMPOO AI PARRUCCHINI” - FRECCERO: “ERA IL NOSTRO AMERICAN GRAFFITI”- LO SKETCH CON PIER SILVIO NATO PER UNA SCOMMESSA – VIDEO

 

Michele Masneri per il Foglio - Estratti

 

drive in

Come nome, “Drive In” ai più giovani ricorderà forse quegli accrocchi per vaccinarsi in macchina che si vedevano durante l’era Covid, ma per noi boomer degli anni Ottanta è una cosa molto molto importante. La trasmissione debutta il 4 ottobre 1983 alle 20:30 su Italia 1 alla stessa ora in cui su Canale 5 va in onda Dallas.

 

“Italia 1 non la guardava nessuno”, racconta al Foglio Antonio Ricci, inventore di quello e di tanti programmi che hanno fatto la storia, a margine di un workshop proprio sul quarantennale del Drive In tenutosi ieri all’università Cattolica di Milano per il master dei Media e audiovisivi, che si è trasformato in una reunion tra post millennial occhialuti e volti che forse loro non hanno mai visto: Enrico Beruschi, Carmen Russo, Nino Formicola alias Gaspare del duo Zuzzurro e Gaspare. E poi Carlo Freccero e Barbara Palombelli per un applaudito “dibbbattito”.

 

drive in pier silvio berlusconi

Tutto parte dall’equivoco-Drive In. Come i film dei Vanzina, il programma nasceva come satira, ed è stato preso invece alla lettera, come inno, di quegli anni. “Prendevamo in giro gli anni Ottanta, la Milano da bere, gli anni reaganiani, l’inizio della finanza”, dice Ricci. “Avevamo l’americano vestito da Dallas, e venne pure il vero piccolo Arnold”.

 

“Era il nostro American Graffiti, col richiamo ai vecchi cinema statunitensi all’aperto, ma i personaggi erano quanto di più contemporaneo esistesse”, dice Freccero, che all’epoca era capo del palinsesto di Canale 5 e Italia 1 (“e siccome sono masochista mettevo Dallas contro il suo simmetrico”).

 

moana pozzi a drive in

“Nell’81 avevo visto Indiana Jones al festival di Venezia e capii che era cambiata per sempre la velocità dell’audiovisivo”, dice ancora Freccero. “Drive In andava in quella direzione. Velocità. Tagliare. Flusso narrativo senza stacchi. No liturgia del bravo presentatore. Il tormentone come ritornello. Drive In è il tipico prodotto postmoderno”, teorizza Freccero. “Usa gli archivi per inserirli nella contemporaneità. Penso a Memphis e al design e alla moda di quegli anni, quando l’Italia si apre al mondo ma il mondo apre all’Italia”.

 

Il richiamo al movimento di design Memphis sembra assurdo ma invece è giustissimo. Perché alla base di Drive In e della tv ricciana ci sono i colori. “Volevo tinte molto sature, volevamo la morte del grigio e il trionfo dei colori a contrasto. Un’estetica da cartone animato, da Topolino. E pensavo di esserci riuscito, ma non riguardandolo mai, solo dopo due anni mi accorsi che invece la tv abbassava la gradazione; mi spiegarono che quando usavi dei colori così estremi l’esposimetro automaticamente li spegne, li riporta alla normalità dell’emissione”.

 

Che sembra una grande metafora di qualcosa. “Poi dopo sono riuscito a superare questo problema”, e infatti il mondo successivo di Ricci tra satira e saturazione è un mondo di colori densissimi, Striscia sembra Roy Lichtenstein e il sito del programma, in cui c’è moltissimo materiale eterogeneo, dalle ricette di cucina al documentario sul Drive In, sembra un appartamento disegnato da Sottsass, magari quello di Karl Lagerfeld a Montecarlo (località dove risiede Ezio Greggio).

antonio ricci - 40 anni da drive in

 

E poi la velocità. “Più che velocità è ritmo”, dice Ricci. “Volevo un programma solo di comici. Pativo i balletti e gli ospiti del varietà classico” dice lui, che si dichiara seguace di Enzo Trapani, leggendario regista ribelle Rai, l’anti-Antonello Falqui. A Drive In invece “sketch da 15, 20, 30 secondi.

 

Lo spettatore non si era mai trovato davanti a un bombardamento del genere. Tutto era compresso. Tutto condensato in un ritmo infernale. Per fortuna ogni 12 minuti c’era la pubblicità, a cui si arrivava con un blocchetto di alleggerimento. Se uno guardava lo show senza le interruzioni pubblicitarie stava male. Abbiamo anche provato a fare dei finti spot tra quelli veri, ma non funzionavano”. Drive In e Italia 1 diventano la corsia di sorpasso della tv commerciale. Per tenere quel ritmo indiavolato “cinquanta situazioni diverse, per una durata di un’ora e mezza”, dice Ricci.

 

pier silvio berlusconi a drive in 3

“Con due piani, uno schermo su cui scorrevano finti film fatti però alla perfezione, girati da Mariano Laurenti, finte pubblicità, finti telegiornali e telenovelas o vere comiche, e Benny Hill. Sotto, gli sketch ‘dal vivo’. Li registravamo durante tutta la settimana, mica come oggi che in una giornata porti a casa il programma”.

 

A me han sempre colpito quei ragazzi bellocci un po’ tutti uguali, dall’aria vagamente americana e stralunata, che ridono a caso, tipo personaggi di Bret Easton Ellis, e facevano folla a incorniciare gli sketch.

 

“Il pubblico era un vero e proprio personaggio”, dice Ricci. “Erano i ragazzi ridenti degli anni Ottanta. La risata era molto importante. Ce n’erano diversi tipi. Quella a testa indietro, quella a testa in avanti, il regista Beppe Recchia diceva: ‘testa in dietro!’ e tutti eseguivano. Poi c’era la risata registrata, fortissima, su tutto, specialmente con battute che non facevano ridere. Simboleggiava la falsità del momento, la Milano da bere. Avevo messo in giro l’idea che m’ero procurato delle vere risate americane dagli anni Quaranta, quindi risate di gente morta, i morti ridevano dei vivi e i vivi ridevano di loro stessi”.

 

ENRICO BERUSCHI DURANTE UNA PUNTATA DI DRIVE IN

Per realizzare tutti gli sketch c’è una redazione, una cosa mai vista prima. Composta da vignettisti, comici, pubblicitari. Una factory. Che agisce generalmente in posti impropri, in camerini o in residence a tarda notte. Curioso che uno dei programmi più milanesi dell’epoca fosse registrato a Roma. “Alla Dear, ma solo per il primo anno”, dice Ricci.

 

E come andò a Roma? “Stavamo tutti in un residence”. Depressione, come tutti i nordici televisivi che finiscono nei residence romani? Dai pezzi grossi Rai al caso limite di Dino Risi, suicida ai Parioli. “No, niente depressione, anzi. A me i residence piacciono, anche a Milano vivo in residence, nella ridente Milano 2; mai preso casa. Ai tempi si lavorava dalle 11 alle 20, poi si andava a cena, e poi dopo cena a manetta, si scriveva fino a notte fonda”. Pare di vederli, a Milano 2.

d'angelo greggio drive in

 

Perché Drive In è anche e soprattutto una carrellata di silhouette della comédie humaine milanese. Il brodo di coltura del Drive In nasce negli stessi anni e pesca nello stesso bacino dei comici milanesi che poi finirà negli “Yuppies” dei Vanzina: Boldi, Greggio, Vastano.

 

Alcune figure potrebbero essere tranquillamente di oggi: come il bocconiano parcheggiato a Milano interpretato proprio da Vastano. “Studente-calabrese-di-famiglia-benestante-al-quinto-Anno-fuoricorso-della… sospiro e aspirazione di Vibo Valentia… Bocchhhhhoni.

 

Si informi di come ci trattano all’Università di Arcavacata!”. Il bocconiano frequenta corsi come “Storia dell’economia medievale del leasing”, e oggi potrebbe essere uno degli studenti che vanno a sciabolare nelle sciampagnerie, o altri “mostri” del nuovo corso di Milano. Gli influencer, gli immobiliaristi-influencer, i cuochi influencer… “Ma anche gli archistar, i trapper”, dice Ricci.

 

antonio ricci 2

A Roma invece ci sono i grandi nemici, la Rai e la politica. “Davanti a viale Mazzini, Trapani mi disse: ‘Vedi Antonio, qui dentro ci sono ventimila persone che lavoreranno contro di te’”. La satira politica raggiunge livelli mai visti prima. “Era a tutto tondo, non c’erano schieramenti”, ricorda Freccero. “Fu un allentamento notevole delle briglia della censura”, dice Ricci.

 

Era quasi sempre Gianfranco D’Angelo, il mattatore del Drive In (tanto che a Cologno ora c’è una piazzetta intitolata a lui, e una teca in cui è, di spalle, esposto uno di quei suoi gilet di lustrini che facevano tanto, altro tocco assurdo, Michael Jackson). D’Angelo, mancato nel 2021, impersonava una serie infinita di personaggi: dal Tenerone, una specie di pre-Gabibbo, ma buono, di peluche rosa. “Era falsamente buono, era ipocrita in realtà”, dice Ricci. “Era di una razza che avevamo inventato, un batuffoloide, aveva la testa che si infossava nel collo quando si emozionava, diceva come intercalare Pippo! Pippo! Che era stata un’idea di Gino e Michele, di ritorno da una vacanza in Grecia, dove per chiamare le galline dicevano appunto Pippo! Pippo!”.

pippo baudo antonio ricci foto di bacco

 

D’Angelo si sbizzarriva poi coi politici. Ecco Ciriaco De Mita nella meta-imitazione, vestito da antico filosofo, con la toga, “sono Giriago De Mida, indelledduale della magna Grecia” (era la definizione che gli aveva affibbiato Gianni Agnelli). Ecco De Michelis in tutte le salse, con la parlata veneta e il ciuffo ribelle (e non ne era per niente contento. D’Angelo raccontò che De Michelis si lamentò con Berlusconi, che come spesso accadeva non faceva niente, ma poi De Michelis chiese a D’Angelo di andare a chiudere una sua campagna elettorale, e lui non ci andò, che pare un bel gesto).

antonio ricci 2

 

Spadolini che tubava al telefono con Reagan; “taca tu taca tu taca tu” in telefonate romantiche, mentre i politici più intelligenti e “di area” apparivano in persona, a un certo punto proprio Spadolini-D’Angelo fa un duetto col vero Marco Pannella (ma del resto pochi anni prima il presidente del partito radicale italiano, Bruno Zevi, nella sua villa sulla Nomentana aveva fondato TeleRoma56, sensibile al mezzo e ai tempi). Un vero politico insieme al suo imitatore non s’era mai visto. “Spadolini fece il diavolo a quattro”. La vittima preferita delle imitazioni di Gianfranco D’Angelo era però Pippo Baudo, che viene ossessivamente preso in giro.

 

Baudo, intervistato nel documentario “L’origine del male”, di Luca Martera, sul Drive In, è livido, dice che alcune cose erano da denuncia. Ai tempi del matrimonio con Katia Ricciarelli, ecco la soprano (interpretata da D’Angelo) che con la frusta fa saltare una serie di parrucchini (“è proprio un amore, me li addestra lei”, dice Baudo che è sempre D’Angelo). “Trasgredimmo a una sua regola, che permette di parlar male di lui, ma solo nelle sue trasmissioni”, dice Antonio Ricci. “Il tutore Pippo si mette a fianco al comico per significare: te la lascio dire, te lo permetto.

 

ezio greggio antonio ricci

Non è facile recitare con quel pennellone a fianco. Guai, in una trasmissione non presentata da lui, rompere quel codice d’onore. Baudo usciva di testa”, racconta oggi Ricci. “Noi sapevamo tutto di lui, conoscevamo anche il suo road manager che aveva l’incarico di andare a fare gli shampoo ai parrucchini”. Però Baudo si è prestato al documentario. “Sì, non si è sottratto, ma quelli così basta che gli accendi una telecamera e fanno qualunque cosa”.

 

Un altro equivoco è che Drive In sia stato un esempio di televisione berlusconiana, anzi l’apice del berlusconismo, l’origine del male appunto, per gli intellettuali di sinistra. “Adesso si sono pentiti, ma per un po’ è stato così”. Nel documentario vengono fatti sfilare i meglio nomi delle patrie lettere, è tutto uno sfumare di tweed in tweed passando a una camicia-sahariana di lino di Gad Lerner, e tutti in una specie di Norimberga televisiva ammettono che Drive In era fichissimo; Guglielmi, l’inventore di Rai 3 con l’occhiale tondo, ammette che lo guardava e lo invidiava. C’è pure Veltroni.

 

freccero

Qualcuno l’ha vituperato, qualcuno l’ha confuso con “Colpo grosso”. E a chi dice che le “ragazze Fast Food” (si era in tempi di paninari), molto scollacciate, fossero puro patriarcato Ricci ribatte così: “Non avevamo mai avuto proteste da parte delle femministe.

 

Era la prima volta, in un varietà, che le ballerine di fila prendevano la parola e facevano battute, tra l’altro le Fast Food interpretavano testi di ElleKappa, la vignettista di ‘Repubblica’. Non erano donne sottomesse, recitavano la parte di quelle toste, schiaffeggiando chi le importunava e schiavizzando i loro colleghi maschi. Mai si era vista, prima di allora, una concentrazione così vasta di donne comiche”. Certo, oggi si potrebbe obiettare che le Fast Food erano nude, e i paninari vestiti, ma erano altri tempi.

 

drive in 9

Il volto principale era Tinì Cansino, pseudonimo di Photina Lappa, greca naturalizzata italiana. Nata a Volos, studi di danza classica, a diciannove anni, durante una vacanza in Italia, era stata notata da Alberto Tarallo, aruspice del camp nostrano (“L’onore e il rispetto”, “Il Bello delle donne”, “Il Peccato e la Vergogna”). Lui le suggerì di adottare il nome d’arte di Tinì Cansino, notando una sua somiglianza con Rita Hayworth, il cui vero cognome era appunto Cansino.

 

drive in 11

L’effetto surreale con Tinì Cansino era ottenuto facendole pronunciare piccole frasi di politica estera: “certo che senza una patria è difficile vivere”. Le risponde un’altra ragazza: “Soprattutto se gli israeliani continuano ad ammazzarli”, il tutto seminude tra le macchine. “Eravamo anti americani, filo palestinesi, anti nuclearisti, pacifisti, libertari”, ha ricordato ancora Ricci, e davvero sembra incredibile che ex post Drive In sia diventato il manifesto del berlusconismo.

 

drive in 7

“A Berlusconi poi non piaceva Drive In”, dice Ricci. “Non lo capiva, Berlusconi puntava tutto su Canale 5, la rete ammiraglia, quella coi grandi nomi”. Anche l’estetica, del Drive In, non è un’estetica berlusconiana. A un certo punto però il Cav., una volta capito che è un successo pazzesco, ne vuole fare una versione “sua”. Nasce così “Grand Hotel”, che pochissimi ricordano, perché invece è un flop totale, è una versione deluxe del Drive In, tirata a lucido come una confezione di Ferrero Rocher. All’originale rubano il regista Giancarlo Nicotra, le soubrette Cristina Moffa e Carmen Russo ma rinforzano il tutto con grandi firme, Alain Delon, Sidney Rome, Eleonora Giorgi. “Manca lo spirito corsaro”, dirà Ricci.

 

pier silvio berlusconi a drive in con tini cansino

Invece a un certo punto a Drive In irrompe Pier Silvio (momento cult che TikTok ripropone di tanto in tanto). Giovane, palestrato, biondissimo, spalline da mezzo metro, erano quegli anni. Ma come andò? Era stato lei Ricci a chiederlo, o lui a proporsi? “Io? Ma scherza? Persi una scommessa. Berlusconi, per fare il ganassa, mi dice: ti mando Sylvester Stallone, che viene a Milano a fare il Telegatto. Io dico: va bene, ma se non viene mi mandi tuo figlio. Così va a finire. Arriva Pier Silvio, anche se Confalonieri era contrarissimo. Pier Silvio fa uno sketch in cui fa finta di non essere lui, bensì un fan del Drive In, e fa firmare una serie di fogli alle ragazze, fingendo che siano autografi.

cansino drive in

 

Poi telefona al padre da un telefono a gettoni e rivela di aver strappato con l’inganno contratti a stipendi ridotti. Il tutto è costellato da battute figlie dei tempi, Berlusconi è alle prese con la creazione dell’impero; appena comprata Italia 1 da Rusconi, non si è ancora accaparrata Rete 4. “Non avrò la diretta ma il diretto ce l’ho”, dice il rampollo. “Pier Silvio lì farà quello che poi sarebbe stato destinato a fare anni dopo, far quadrare i conti”, dice Ricci.

pier silvio berlusconi a drive in 8pier silvio berlusconi a drive in con tini cansino

 

ezio greggio gianfranco dangelo drive in

TINI' CANSINO

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…