drive in trasmisione antonio ricci

“PRENDEVAMO IN GIRO GLI ANNI '80. A BERLUSCONI NON PIACEVA” - ANTONIO RICCI E I 40 ANNI DEL “DRIVE IN”, LO SHOW DI ITALIA 1 CHE CAMBIÒ LA TV ITALIANA – SKETCH DA 15 SECONDI, UN’ESTETICA TRA “MEMPHIS DESIGN E TOPOLINO”, LE RAGAZZE FAST FOOD CHE INTERPRETAVANO TESTI DI ELLEKAPPA E LE META-IMITAZIONI: “BAUDO USCIVA DI TESTA. CONOSCEVAMO ANCHE IL SUO ROAD MANAGER CHE AVEVA L’INCARICO DI ANDARE A FARE GLI SHAMPOO AI PARRUCCHINI” - FRECCERO: “ERA IL NOSTRO AMERICAN GRAFFITI”- LO SKETCH CON PIER SILVIO NATO PER UNA SCOMMESSA – VIDEO

 

Michele Masneri per il Foglio - Estratti

 

drive in

Come nome, “Drive In” ai più giovani ricorderà forse quegli accrocchi per vaccinarsi in macchina che si vedevano durante l’era Covid, ma per noi boomer degli anni Ottanta è una cosa molto molto importante. La trasmissione debutta il 4 ottobre 1983 alle 20:30 su Italia 1 alla stessa ora in cui su Canale 5 va in onda Dallas.

 

“Italia 1 non la guardava nessuno”, racconta al Foglio Antonio Ricci, inventore di quello e di tanti programmi che hanno fatto la storia, a margine di un workshop proprio sul quarantennale del Drive In tenutosi ieri all’università Cattolica di Milano per il master dei Media e audiovisivi, che si è trasformato in una reunion tra post millennial occhialuti e volti che forse loro non hanno mai visto: Enrico Beruschi, Carmen Russo, Nino Formicola alias Gaspare del duo Zuzzurro e Gaspare. E poi Carlo Freccero e Barbara Palombelli per un applaudito “dibbbattito”.

 

drive in pier silvio berlusconi

Tutto parte dall’equivoco-Drive In. Come i film dei Vanzina, il programma nasceva come satira, ed è stato preso invece alla lettera, come inno, di quegli anni. “Prendevamo in giro gli anni Ottanta, la Milano da bere, gli anni reaganiani, l’inizio della finanza”, dice Ricci. “Avevamo l’americano vestito da Dallas, e venne pure il vero piccolo Arnold”.

 

“Era il nostro American Graffiti, col richiamo ai vecchi cinema statunitensi all’aperto, ma i personaggi erano quanto di più contemporaneo esistesse”, dice Freccero, che all’epoca era capo del palinsesto di Canale 5 e Italia 1 (“e siccome sono masochista mettevo Dallas contro il suo simmetrico”).

 

moana pozzi a drive in

“Nell’81 avevo visto Indiana Jones al festival di Venezia e capii che era cambiata per sempre la velocità dell’audiovisivo”, dice ancora Freccero. “Drive In andava in quella direzione. Velocità. Tagliare. Flusso narrativo senza stacchi. No liturgia del bravo presentatore. Il tormentone come ritornello. Drive In è il tipico prodotto postmoderno”, teorizza Freccero. “Usa gli archivi per inserirli nella contemporaneità. Penso a Memphis e al design e alla moda di quegli anni, quando l’Italia si apre al mondo ma il mondo apre all’Italia”.

 

Il richiamo al movimento di design Memphis sembra assurdo ma invece è giustissimo. Perché alla base di Drive In e della tv ricciana ci sono i colori. “Volevo tinte molto sature, volevamo la morte del grigio e il trionfo dei colori a contrasto. Un’estetica da cartone animato, da Topolino. E pensavo di esserci riuscito, ma non riguardandolo mai, solo dopo due anni mi accorsi che invece la tv abbassava la gradazione; mi spiegarono che quando usavi dei colori così estremi l’esposimetro automaticamente li spegne, li riporta alla normalità dell’emissione”.

 

Che sembra una grande metafora di qualcosa. “Poi dopo sono riuscito a superare questo problema”, e infatti il mondo successivo di Ricci tra satira e saturazione è un mondo di colori densissimi, Striscia sembra Roy Lichtenstein e il sito del programma, in cui c’è moltissimo materiale eterogeneo, dalle ricette di cucina al documentario sul Drive In, sembra un appartamento disegnato da Sottsass, magari quello di Karl Lagerfeld a Montecarlo (località dove risiede Ezio Greggio).

antonio ricci - 40 anni da drive in

 

E poi la velocità. “Più che velocità è ritmo”, dice Ricci. “Volevo un programma solo di comici. Pativo i balletti e gli ospiti del varietà classico” dice lui, che si dichiara seguace di Enzo Trapani, leggendario regista ribelle Rai, l’anti-Antonello Falqui. A Drive In invece “sketch da 15, 20, 30 secondi.

 

Lo spettatore non si era mai trovato davanti a un bombardamento del genere. Tutto era compresso. Tutto condensato in un ritmo infernale. Per fortuna ogni 12 minuti c’era la pubblicità, a cui si arrivava con un blocchetto di alleggerimento. Se uno guardava lo show senza le interruzioni pubblicitarie stava male. Abbiamo anche provato a fare dei finti spot tra quelli veri, ma non funzionavano”. Drive In e Italia 1 diventano la corsia di sorpasso della tv commerciale. Per tenere quel ritmo indiavolato “cinquanta situazioni diverse, per una durata di un’ora e mezza”, dice Ricci.

 

pier silvio berlusconi a drive in 3

“Con due piani, uno schermo su cui scorrevano finti film fatti però alla perfezione, girati da Mariano Laurenti, finte pubblicità, finti telegiornali e telenovelas o vere comiche, e Benny Hill. Sotto, gli sketch ‘dal vivo’. Li registravamo durante tutta la settimana, mica come oggi che in una giornata porti a casa il programma”.

 

A me han sempre colpito quei ragazzi bellocci un po’ tutti uguali, dall’aria vagamente americana e stralunata, che ridono a caso, tipo personaggi di Bret Easton Ellis, e facevano folla a incorniciare gli sketch.

 

“Il pubblico era un vero e proprio personaggio”, dice Ricci. “Erano i ragazzi ridenti degli anni Ottanta. La risata era molto importante. Ce n’erano diversi tipi. Quella a testa indietro, quella a testa in avanti, il regista Beppe Recchia diceva: ‘testa in dietro!’ e tutti eseguivano. Poi c’era la risata registrata, fortissima, su tutto, specialmente con battute che non facevano ridere. Simboleggiava la falsità del momento, la Milano da bere. Avevo messo in giro l’idea che m’ero procurato delle vere risate americane dagli anni Quaranta, quindi risate di gente morta, i morti ridevano dei vivi e i vivi ridevano di loro stessi”.

 

ENRICO BERUSCHI DURANTE UNA PUNTATA DI DRIVE IN

Per realizzare tutti gli sketch c’è una redazione, una cosa mai vista prima. Composta da vignettisti, comici, pubblicitari. Una factory. Che agisce generalmente in posti impropri, in camerini o in residence a tarda notte. Curioso che uno dei programmi più milanesi dell’epoca fosse registrato a Roma. “Alla Dear, ma solo per il primo anno”, dice Ricci.

 

E come andò a Roma? “Stavamo tutti in un residence”. Depressione, come tutti i nordici televisivi che finiscono nei residence romani? Dai pezzi grossi Rai al caso limite di Dino Risi, suicida ai Parioli. “No, niente depressione, anzi. A me i residence piacciono, anche a Milano vivo in residence, nella ridente Milano 2; mai preso casa. Ai tempi si lavorava dalle 11 alle 20, poi si andava a cena, e poi dopo cena a manetta, si scriveva fino a notte fonda”. Pare di vederli, a Milano 2.

d'angelo greggio drive in

 

Perché Drive In è anche e soprattutto una carrellata di silhouette della comédie humaine milanese. Il brodo di coltura del Drive In nasce negli stessi anni e pesca nello stesso bacino dei comici milanesi che poi finirà negli “Yuppies” dei Vanzina: Boldi, Greggio, Vastano.

 

Alcune figure potrebbero essere tranquillamente di oggi: come il bocconiano parcheggiato a Milano interpretato proprio da Vastano. “Studente-calabrese-di-famiglia-benestante-al-quinto-Anno-fuoricorso-della… sospiro e aspirazione di Vibo Valentia… Bocchhhhhoni.

 

Si informi di come ci trattano all’Università di Arcavacata!”. Il bocconiano frequenta corsi come “Storia dell’economia medievale del leasing”, e oggi potrebbe essere uno degli studenti che vanno a sciabolare nelle sciampagnerie, o altri “mostri” del nuovo corso di Milano. Gli influencer, gli immobiliaristi-influencer, i cuochi influencer… “Ma anche gli archistar, i trapper”, dice Ricci.

 

antonio ricci 2

A Roma invece ci sono i grandi nemici, la Rai e la politica. “Davanti a viale Mazzini, Trapani mi disse: ‘Vedi Antonio, qui dentro ci sono ventimila persone che lavoreranno contro di te’”. La satira politica raggiunge livelli mai visti prima. “Era a tutto tondo, non c’erano schieramenti”, ricorda Freccero. “Fu un allentamento notevole delle briglia della censura”, dice Ricci.

 

Era quasi sempre Gianfranco D’Angelo, il mattatore del Drive In (tanto che a Cologno ora c’è una piazzetta intitolata a lui, e una teca in cui è, di spalle, esposto uno di quei suoi gilet di lustrini che facevano tanto, altro tocco assurdo, Michael Jackson). D’Angelo, mancato nel 2021, impersonava una serie infinita di personaggi: dal Tenerone, una specie di pre-Gabibbo, ma buono, di peluche rosa. “Era falsamente buono, era ipocrita in realtà”, dice Ricci. “Era di una razza che avevamo inventato, un batuffoloide, aveva la testa che si infossava nel collo quando si emozionava, diceva come intercalare Pippo! Pippo! Che era stata un’idea di Gino e Michele, di ritorno da una vacanza in Grecia, dove per chiamare le galline dicevano appunto Pippo! Pippo!”.

pippo baudo antonio ricci foto di bacco

 

D’Angelo si sbizzarriva poi coi politici. Ecco Ciriaco De Mita nella meta-imitazione, vestito da antico filosofo, con la toga, “sono Giriago De Mida, indelledduale della magna Grecia” (era la definizione che gli aveva affibbiato Gianni Agnelli). Ecco De Michelis in tutte le salse, con la parlata veneta e il ciuffo ribelle (e non ne era per niente contento. D’Angelo raccontò che De Michelis si lamentò con Berlusconi, che come spesso accadeva non faceva niente, ma poi De Michelis chiese a D’Angelo di andare a chiudere una sua campagna elettorale, e lui non ci andò, che pare un bel gesto).

antonio ricci 2

 

Spadolini che tubava al telefono con Reagan; “taca tu taca tu taca tu” in telefonate romantiche, mentre i politici più intelligenti e “di area” apparivano in persona, a un certo punto proprio Spadolini-D’Angelo fa un duetto col vero Marco Pannella (ma del resto pochi anni prima il presidente del partito radicale italiano, Bruno Zevi, nella sua villa sulla Nomentana aveva fondato TeleRoma56, sensibile al mezzo e ai tempi). Un vero politico insieme al suo imitatore non s’era mai visto. “Spadolini fece il diavolo a quattro”. La vittima preferita delle imitazioni di Gianfranco D’Angelo era però Pippo Baudo, che viene ossessivamente preso in giro.

 

Baudo, intervistato nel documentario “L’origine del male”, di Luca Martera, sul Drive In, è livido, dice che alcune cose erano da denuncia. Ai tempi del matrimonio con Katia Ricciarelli, ecco la soprano (interpretata da D’Angelo) che con la frusta fa saltare una serie di parrucchini (“è proprio un amore, me li addestra lei”, dice Baudo che è sempre D’Angelo). “Trasgredimmo a una sua regola, che permette di parlar male di lui, ma solo nelle sue trasmissioni”, dice Antonio Ricci. “Il tutore Pippo si mette a fianco al comico per significare: te la lascio dire, te lo permetto.

 

ezio greggio antonio ricci

Non è facile recitare con quel pennellone a fianco. Guai, in una trasmissione non presentata da lui, rompere quel codice d’onore. Baudo usciva di testa”, racconta oggi Ricci. “Noi sapevamo tutto di lui, conoscevamo anche il suo road manager che aveva l’incarico di andare a fare gli shampoo ai parrucchini”. Però Baudo si è prestato al documentario. “Sì, non si è sottratto, ma quelli così basta che gli accendi una telecamera e fanno qualunque cosa”.

 

Un altro equivoco è che Drive In sia stato un esempio di televisione berlusconiana, anzi l’apice del berlusconismo, l’origine del male appunto, per gli intellettuali di sinistra. “Adesso si sono pentiti, ma per un po’ è stato così”. Nel documentario vengono fatti sfilare i meglio nomi delle patrie lettere, è tutto uno sfumare di tweed in tweed passando a una camicia-sahariana di lino di Gad Lerner, e tutti in una specie di Norimberga televisiva ammettono che Drive In era fichissimo; Guglielmi, l’inventore di Rai 3 con l’occhiale tondo, ammette che lo guardava e lo invidiava. C’è pure Veltroni.

 

freccero

Qualcuno l’ha vituperato, qualcuno l’ha confuso con “Colpo grosso”. E a chi dice che le “ragazze Fast Food” (si era in tempi di paninari), molto scollacciate, fossero puro patriarcato Ricci ribatte così: “Non avevamo mai avuto proteste da parte delle femministe.

 

Era la prima volta, in un varietà, che le ballerine di fila prendevano la parola e facevano battute, tra l’altro le Fast Food interpretavano testi di ElleKappa, la vignettista di ‘Repubblica’. Non erano donne sottomesse, recitavano la parte di quelle toste, schiaffeggiando chi le importunava e schiavizzando i loro colleghi maschi. Mai si era vista, prima di allora, una concentrazione così vasta di donne comiche”. Certo, oggi si potrebbe obiettare che le Fast Food erano nude, e i paninari vestiti, ma erano altri tempi.

 

drive in 9

Il volto principale era Tinì Cansino, pseudonimo di Photina Lappa, greca naturalizzata italiana. Nata a Volos, studi di danza classica, a diciannove anni, durante una vacanza in Italia, era stata notata da Alberto Tarallo, aruspice del camp nostrano (“L’onore e il rispetto”, “Il Bello delle donne”, “Il Peccato e la Vergogna”). Lui le suggerì di adottare il nome d’arte di Tinì Cansino, notando una sua somiglianza con Rita Hayworth, il cui vero cognome era appunto Cansino.

 

drive in 11

L’effetto surreale con Tinì Cansino era ottenuto facendole pronunciare piccole frasi di politica estera: “certo che senza una patria è difficile vivere”. Le risponde un’altra ragazza: “Soprattutto se gli israeliani continuano ad ammazzarli”, il tutto seminude tra le macchine. “Eravamo anti americani, filo palestinesi, anti nuclearisti, pacifisti, libertari”, ha ricordato ancora Ricci, e davvero sembra incredibile che ex post Drive In sia diventato il manifesto del berlusconismo.

 

drive in 7

“A Berlusconi poi non piaceva Drive In”, dice Ricci. “Non lo capiva, Berlusconi puntava tutto su Canale 5, la rete ammiraglia, quella coi grandi nomi”. Anche l’estetica, del Drive In, non è un’estetica berlusconiana. A un certo punto però il Cav., una volta capito che è un successo pazzesco, ne vuole fare una versione “sua”. Nasce così “Grand Hotel”, che pochissimi ricordano, perché invece è un flop totale, è una versione deluxe del Drive In, tirata a lucido come una confezione di Ferrero Rocher. All’originale rubano il regista Giancarlo Nicotra, le soubrette Cristina Moffa e Carmen Russo ma rinforzano il tutto con grandi firme, Alain Delon, Sidney Rome, Eleonora Giorgi. “Manca lo spirito corsaro”, dirà Ricci.

 

pier silvio berlusconi a drive in con tini cansino

Invece a un certo punto a Drive In irrompe Pier Silvio (momento cult che TikTok ripropone di tanto in tanto). Giovane, palestrato, biondissimo, spalline da mezzo metro, erano quegli anni. Ma come andò? Era stato lei Ricci a chiederlo, o lui a proporsi? “Io? Ma scherza? Persi una scommessa. Berlusconi, per fare il ganassa, mi dice: ti mando Sylvester Stallone, che viene a Milano a fare il Telegatto. Io dico: va bene, ma se non viene mi mandi tuo figlio. Così va a finire. Arriva Pier Silvio, anche se Confalonieri era contrarissimo. Pier Silvio fa uno sketch in cui fa finta di non essere lui, bensì un fan del Drive In, e fa firmare una serie di fogli alle ragazze, fingendo che siano autografi.

cansino drive in

 

Poi telefona al padre da un telefono a gettoni e rivela di aver strappato con l’inganno contratti a stipendi ridotti. Il tutto è costellato da battute figlie dei tempi, Berlusconi è alle prese con la creazione dell’impero; appena comprata Italia 1 da Rusconi, non si è ancora accaparrata Rete 4. “Non avrò la diretta ma il diretto ce l’ho”, dice il rampollo. “Pier Silvio lì farà quello che poi sarebbe stato destinato a fare anni dopo, far quadrare i conti”, dice Ricci.

pier silvio berlusconi a drive in 8pier silvio berlusconi a drive in con tini cansino

 

ezio greggio gianfranco dangelo drive in

TINI' CANSINO

Ultimi Dagoreport

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)