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CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! - DAL SITO DEL “CORRIERE DELLA SERA”: ILARY BLASI, IL SUO LOOK DIVIDE I SOCIAL: LE FOTO POSTATE E TUTTI I SEGRETI DEL CAMBIAMENTO. NUOVA CAPIGLIATURA PER LA CONDUTTRICE DELL’“ISOLA DEI FAMOSI” CHE, PER LA PRIMA PUNTATA, ‘SBARAGLIA LE CARTE’ IN TAVOLA CON UNO STILE ROCK”. NON SAPEVAMO CHE LA BRISCOLA FOSSE UNA GUERRA...

“Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto da “Anteprima. La spremuta dei giornali di Giorgio Dell’Arti” e pubblicato da “Italia Oggi”

(http://www.stefanolorenzetto.it/telex.htm)

 

la giornalista perla di poppa 2

Nel corso della diretta del Tg1 per l’incoronazione di Carlo III, durata quasi 5 ore, mentre la carrozza reale dall’abbazia di Westminster fa ritorno a Buckingham Palace, la conduttrice Perla Dipoppa a 56 minuti dalla fine se ne esce con questa osservazione sul nuovo re d’Inghilterra e sulla consorte Camilla:

 

«Ecco, i monarchi devono essere visti per essere creduti, questo lo diceva sempre la regina Elisabetta. Per questo la carrozza è così alta e per questo c’è chi come nel Medioevo non s’accontenta di vederli in tv, di seguirli sulla Bbc o alla radio, ma ha bisogno di vederli dal vivo». Bei tempi quando il Tg1 era diretto da re Artù. Il nome Perla non ci sembra usurpato.

 

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speciale tg1 incoronazione carlo 4

Nella medesima diretta, Marco Varvello, corrispondente da Londra nonché responsabile dell’ufficio per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi della Rai dal Regno Unito, annuncia che re Carlo «viene unto come quando si pensava che la sovranità provenisse da Dio».

 

L’uso del verbo all’imperfetto appare azzardato. Sarà forse vero che molti sudditi britannici non la pensano più così, tuttavia quello avvenuto nell’abbazia di Westminster è un rituale immutato dal 1066, in cui la parola Lord (Signore) è stata ripetuta 89 volte e la parola God (Dio) 74.

 

Non solo: Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e primate anglicano, che lo ha presieduto e che si presume creda ancora nell’Altissimo, ha espressamente chiesto al sovrano: «Volete mantenere, al massimo delle vostre possibilità, le leggi di Dio e la vera professione del Vangelo?».

 

speciale tg1 incoronazione carlo 2

E re Carlo ha solennemente giurato: «Prometto di fare tutto questo. Assolverò e manterrò le promesse che ho fatto oggi. Che Dio mi aiuti». Evidentemente, a dispetto di Varvello, almeno lui pensa ancora di essere stato unto perché la sua sovranità proviene da Dio.

 

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la stampa, il duce rifugiato a campo imperatore

Enrica Roddolo, inviata a Londra dal Corriere della Sera per il giuramento di Carlo III, scrive: «Poi Harry si è accomodato in terza fila sedendosi vicino a un altro genero del re, suo padre: Jack Brooksbank e anche con Brooksbank che lavora nel mondo del beverage con un brand di liquori in società con George Clooney, Harry ha scambiato qualche parola».

 

Essendo padre di due maschi, Carlo III non può avere «un altro genero», non avendone nessuno. Ha solo due nuore. Brooksbank è genero del fratello del re: ha infatti sposato la principessa Eugenie di York, figlia secondogenita di Andrea, duca di York, e di Sarah Ferguson.

 

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ansa, una vita senza senso

Speciale della Stampa sul Giro d’Italia. Titolone: «Campo Imperatore / La salita nella storia d’Italia / l’arrivo dove si rifugiò il Duce». Un dettaglio storico davvero speciale. Benito Mussolini non si rifugiò affatto a Campo Imperatore, al contrario vi fu tenuto prigioniero. Venne detenuto nell’albergo sul Gran Sasso d’Italia, a quota 2.130 metri, dopo l’armistizio di Cassibile, dal 28 agosto al 12 settembre 1943, quando fu liberato, con un blitz dal cielo, dai tedeschi agli ordini del maggiore dei paracadutisti Harald-Otto Mors e del capitano delle SS Otto Skorzeny.

 

Come peraltro si legge nella didascalia della Stampa, sotto la foto del Duce scattata quel giorno: «Il 12 settembre 1943 ci fu l’azione militare che portò alla liberazione del Duce, imprigionato sul Gran Sasso». Segno che certi titolisti non leggono neppure il loro giornale.

 

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la repubblica, encefalite cerebrale

Giorgio Gosetti, sul sito dell’Ansa, redazione Cultura, informa: «Per tanti la notizia della scomparsa del regista Alessandro D’Alatri arriva oggi come il fulmine che spezza una vita senza senso». Andrebbe trasferito alla redazione Agricoltura.

 

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Sul Venerdì di Repubblica il brillante e di solito documentatissimo Filippo Ceccarelli si occupa delle reliquie tradizionalmente risalenti alla croce di Cristo e incorre in uno scivolone cronologico non da poco, scrivendo che Elena, madre dell’imperatore Costantino e santa veneratissima, recuperò la reliquia «a Gerusalemme nel terzo secolo». Ma l’imperatrice madre si recò in Terrasanta nel 326, quindi nel quarto secolo inoltrato.

 

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Titolo dal sito del Corriere della Sera: «Ilary Blasi, il suo look divide i social: le foto postate e tutti i segreti del cambiamento. Nuova capigliatura per la conduttrice dell’“Isola dei famosi” che, per la prima puntata, sbaraglia le carte in tavola con uno stile rock». Non sapevamo che la briscola fosse una guerra. (Sbaragliare significa «mettere in rotta il nemico, travolgendolo completamente»).

 

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Titolo dal sito della Repubblica: «Bruce Springsteen commuove anche giù dal palco: fa visita all’amico e collega Shane MacGowan malato di encefalite cerebrale». L’encefalite è l’infiammazione dell’encefalo, cioè del cervello, quindi l’aggettivo cerebrale è assurdo. Non può esistere l’encefalite cardiaca, o polmonare, o gastrica, o renale.

ILARY BLASI

 

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In un riassunto di prima pagina, L’Osservatore Romano dà notizia di «una versione inedita della fine del XIII secolo di una preghiera scritta in latino» da Francesco d’Assisi «rinvenuta nel margine esterno della prima carta del codice Pluteo».

 

Un’indicazione criptica e sciatta. Solo gli specialisti capiscono infatti che si tratta di un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, dove esiste il fondo Plutei ovviamente costituito da molti codici, ma nemmeno gli esperti possono indovinare quale sia. E infatti all’interno l’informazione è completa e inequivocabile: «Pluteo 22 dex. 3». Bastava che i giornalisti dell’Osservatore in prima pagina accennassero al codice come fiorentino o, tutt’al più, laurenziano.

 

 

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