1- PULVIRENTI: “OGGI È MORTO IL CALCIO, L’ANNULLAMENTO DEL NOSTRO GOL L’HA DECISO LA PANCHINA DELLA JUVE”. E ZEMAN SPARA A ZERO: 'GLI ARBITRI DECIDONO I CAMPIONATI' 2- MAZZOLENI, CELI E GERVASONI SONO L’ESEMPIO PERFETTO. IL PRIMO AGEVOLA IL MILAN. IL SECONDO IL NAPOLI. IL TERZO LA JUVE. NON VEDONO FUORIGIOCO SOLARI, ANNULLANO GOL REGOLARI, RECITANO DA DIVE ISTERICHE, AMMONISCONO A VANVERA, DECIDONO LASCIARE LA CLASSIFICA IMMUTATA IN ATTESA DI MERCOLEDÌ E IN VISTA DELLA MASSIMA “CAGNARA” MEDIATICA POSSIBILE, LA SFIDA TRA JUVE E INTER PREVISTA PER SABATO 3- NELLA TRAPPOLA DELLA PREMIATA BOTTEGA DEGLI ORRORI, INCIAMPA LA LAZIO SCIPPATA DALL’INEFFABILE BERGONZI A FIRENZE, E LA ROMA PUNITA DA UN RIGORE ESAGERATO

TUTTI I GOL DELLA SERIE A
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DAGOREPORT
Hanno cognomi ordinari. Il cartellino da timbrare nel taschino. Sono il dodicesimo uomo in campo. Il fattore che orienta la bussola. Mazzoleni, Celi e Gervasoni sono l'esempio perfetto. Nella nona giornata di serie A arbitrano le piccole contro le grandi. Il primo agevola il Milan. Il secondo il Napoli. Il terzo la Juventus. Non vedono fuorigioco solari, annullano gol regolari, recitano da dive isteriche, ammoniscono a vanvera, decidono in sintesi di lasciare la classifica immutata in attesa di mercoledì e soprattutto-lo spettacolo ha le sue regole- in vista della massima "cagnara" mediatica possibile, la sfida tra Juventus e Inter prevista per sabato.

Nella trappola della premiata bottega degli orrori, inciampa la Lazio scippata dall'ineffabile Bergonzi a Firenze. Un rigore a favore della Fiorentina, due espulsi (Ledesma, Hernanes), una rete convalidata di Lialjc da annullare per offside e un'altra di Mauri regolarissima, quella dell'1-1, tolta alla formazione di Pektovic senza motivo. La Lazio perde 2-0, Montella e Della Valle esultano e relegano il dissenso alla frase standard: "non parlo di arbitri mai, non vedo perché farlo oggi". Oggi a te, domani a me. Come ai tempi di Moggi. Né più, né meno. Altro che riformare.

MAZZOLENI SALVA ALLEGRI.

L'inguardabile Milan del tremebondo Allegri batte giustamente il Genoa di Del Neri, tornato dalla Sant'Elena post juventina (522 giorni di esilio, un record) gravemente affetto da difensivismo. Mettendo dieci uomini dietro la linea della palla gli riesce quasi il colpo, ma nonostante la paura, gli equivoci tattici, l'irreale silenzio di un Meazza semideserto e un lentezza di gamba e di pensiero preoccupante, il suo catenaccio vivente non tira mai in porta e così, per inerzia e senza scandalo, risolve ancora El Sharaawy.

Quello che ha compiuto vent'anni ieri, lo stesso che d'estate sembrava di troppo e adesso al sesto urrà in campionato (l'ottavo della stagione) sembra indispensabile. Sul resto, mentre Berlusconi officia gli ultimi giorni di Pompetta nella cornice kazaka di Villa Gernetto assicurando che non potrà pensarci in prima persona, meglio tacere. Non un'idea, uno schema, un cambio di velocità.

Potrebbe servire Pato, sempre che dopo 8 mesi di assenza e una condizione men che precaria sia in grado di giocare tre partite a settimana. Il golletto del Faraone a 13 minuti dalla fine però è irregolare. Fuorigioco di Abate, Mazzoleni fa finta di nulla, il Milan alza la cresta e lascia a Bologna, Pescara, Chievo e Siena il fondo della classifica.

IL SIGNOR GERVASONI.

Il signor Gervasoni da Mantova sa come si fa. Non vuole dissentire dal loquace Andrea Agnelli di metà settimana: "Siamo la squadra più odiata d'Italia" e a Catania, indossa la maglia a strisce bianche e nere. Così, complice un giudice di linea travestito da comico, il signor Maggiani, annulla il regolarissimo vantaggio di Bergessio per i siciliani (Asamoah tiene in gioco tutti), e poi dopo aver ammonito tre quarti del Catania, espulso il Presidente Pulvirenti e il terzino Marchese, come se nulla fosse, non vede a metà ripresa il fuorigioco di Bendtner sul decisivo tap-in di Arturo Vidal per lo 0-1.

Allo stadio Massimino, dove un tempo il padrone era un signore omonimo capace di freddure storiche davanti alla stampa: "Presidente, qui manca un po' di amalgama", "dove si compra, ditemelo, mando immediatamente un emissario", in un pomeriggio di sole, vento e furti con scasso, non ride nessuno.

I soliti ignoti sono tornati, dando luce all'impolverato dibattito sulla sudditanza psicologica, dimostrando che se ti chiami Juve, non sei costretto ad attendere il Paradiso. In serata si scusa con parole nette anche il designatore Braschi. "È stato un errore". Mentre Joseph Blatter arricchisce le commesse delle aziende produttrici di segnali sonori e visivi utili a evitare che lo strabismo dei direttori di gara condizioni tornei e programmi, Aldo Biscardi sogna una laurea honoris causa per aver propugnato da decenni la necessità della moviola in campo e ai piani alti di tv e federazioni si sognano come a metà degli anni '90 Superleghe europee indispensabili a recuperare profitto riducendo le distanze tra Champions ed Europa League, centinaia di chilometri più in basso siamo fermi alle polemiche di sempre.

Intanto, tra dichiarazioni severe di Pulvirenti: "Oggi è morto il calcio, l'annullamento del nostro gol l'ha deciso la panchina della Juve" e risposte gelide di Marotta (a Torino storicamente è così, come in certe dittature è sempre pronto un sosia, un ventriloquo, un allenatore di riserva), la Juve è ancora prima. Il Catania, già derubato a Milano contro l'Inter incassa complimenti inutili, ma rimane dov'è.

BOLOGNA, CASA STRAMACCIONI.

Bene l'Inter di Stramaccioni che dopo aver visto ripercorrere sulle pagine dei giornali specializzati il suo sogno infranto ai tempi in cui studiava e correva nella locale squadra primavera, lascia Cassano in panchina dopo il riscaldamento ma trova l'uomo che sembra aver risolto l'enigma della solitudine di Milito. Il connazionale argentino Rodrigo Palacio, decisivo nel 3-1 a Bologna.

Prima Ranocchia di testa, poi primo tempo di relative sofferenze e 2-0 di Milito su assist dell'ex genoano. Il primo errore di Handanovic in stagione permette a Cherubin l'1-2 e al Bologna l'ipotesi della rimonta strozzata da Cambiasso. Il vecchio Cuchu, trattato come un bolito lo scorso anno e sempre presente adesso, tira il sipario con una palla morbida, segna il 3-1 e lancia l'Inter alla sfida scudetto. Stramaccioni dice che il suo impegno è dimostrare che Moratti non si è sbagliato, in attesa di controprove, l'allenatore bambino in sella da sette mesi, non rischia disarcionamenti.

ROMA FOLLIA.

Che dire della Roma? Gioca mezz'ora con leggerezza, idee e divertimento. Mette in vetrina un Totti eterno, da Nazionale, un De Rossi all'altezza, una difesa alta e un ragazzino di 20 anni, Erik Lamela. Il primo gol è un passo di tango, un lampo maradoniano. Il secondo una summa dello zemanesimo con tagli, sovrapposizioni e difese avversarie senza riferimenti. Sembra il giorno perfetto e invece sul 2-0, come già a inizio stagione con il Bologna, la Roma sbaglia un paio di volte il 3-0, sparisce e perde per la seconda volta in casa.

Colpa di un'interpretazione estrema del fuorigioco (se ne giovano sia Domizzi che Di Natale per accorciare e poi rimettere sul 2-2 un'Udinese priva di sette titolari), di disattenzioni inspiegabili, della mancanza di esperienza di troppi elementi. Poi c'è la malìa delle rimonta subita. Quella che non fa più girare le gambe e come è accaduto spesso in campionato, consegna la Roma agli avversari.

Alla ricerca della terza vittoria consecutiva i romanisti provano a ribellarsi al destino. L'Udinese si chiude e riparte, la Roma tenta di cancellare lo psicodramma attaccando forsennatamente per tutto il secondo tempo. Sfiora il gol sei volte e la rissa in occasione della sostituzione di Armero, rischia la beffa in contropiede (difesa a tratti inguardabile) e poi toglie l'unico insostituibile, l'amuleto con la fascia, Francesco Totti. Suicidio, anche simbolico.

Zeman si affida all'enigma Destro per l'assalto finale, ma vede concedere ai friulani un rigore dubbio e generosissimo commesso da Castan (ingenuo comunque, a esser buoni) su Pereyra. Di Natale osa il cucchiaio all'Olimpico, scimmiotta il padrone di casa, gli va bene. A 35 anni, anche da fermo, è ancora un piacere per gli occhi. Con un rigore simile l'Udinese aveva perso la Champions nei preliminari, oggi si rilancia. Una settimana fa la Roma pareva in volo, oggi è in picchiata. Il progetto americano arranca a 11 punti dal primo posto. Non proprio un trionfo.

NAPOLI A TRE PUNTI.

Più lineare lo svolgimento del San Paolo. Dopo lo schiaffo europeo e le polemiche sul turnover di Mazzarri, il Napoli batte il Chievo con merito assediando la porta veronese fin dal primo minuto. Sbaglia qualche gol, mette Hamsik in condizione di battere il bravo Sorrentino a inizio ripresa, soffre il ritorno dei ragazzi in giallo e poi, quando la fatica si fa sentire, ecco l'integratore preferito da chi comanda il calcio italiano: l'aiutino arbitrale.

Rigore netto su Pellissier che il signor Celi ignora senza badare alle leggi della Fisica. Il Napoli tocca quota ventidue, il Chievo rimane a sette. C'erano dubbi sul finale di partita? No, Celi caccia anche gli ultimi e il Napoli resta in scia a una Juventus che specularmente agli azzurri, nelle Coppe singhiozza.

IL RESTO.

Cronache di povero calcio tra ultima e penultima, Siena e Palermo (0-0), desolante bruttezza a Pescara per lo 0-0 interno con l'Atalanta, depressione a Torino per lo 0-3 interno (tre gol negli ultimi 18 minuti) subìto dal Parma (altro arbitraggio incerto), esaltazione a Cagliari per la terza vittoria di seguito. La banda di Cellino pazzo di gioia per l'impresa low cost dei tecnici Pulga-Lopez sbanca Genova con l'ex Dessena. Sampdoria in crisi nera, alla quarta sconfitta di seguito.

Stroppa e Ferrara, il primo in particolare, il secondo atteso dall'Inter, faticano a programmare un Natale solido. Il panettone omaggio dell'azienda con tante scuse per l'esonero e "i ringraziamenti per il lavoro svolto" è stato forse già spedito. Mercoledì notte ne sapremo di più.

 

moreno arbitroGERVASONIPULVIRENTIJuventus JUVEzemanjuventusbraschi bella mora foto mezzelani gmt braschi bella mora foto mezzelani gmt marotta dg generale della Juventusfamiglia totti derossi foto mezzelani gmt tottilamelaMATTIA DESTRO PELLISSIER

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