QUANDO GUCCINI SFIDAVA BENIGNI A DUELLO – ERANO GLI ANNI SETTANTA, E LE GARE DI POESIA IMPROVVISATA ANDAVANO AVANTI PER ORE, COME RACCONTAVA IL CANTAUTORE: “A VOLTE, SADICAMENTE, GLI LASCIAVO DELLE RIME IMPOSSIBILI: ‘TAXI/CRAXI’, ‘MIRRA, BIRRA’. LUI MI MANDAVA AFFANCULO E SE NE USCIVA CON TROVATE GENIALI: ‘LA MOGLIE DI PIRRO DOVEVA CHIAMARSI PIRRAAAA’” – GINO CASTALDO: “L’ARTISTA GUCCINI, IL SUO GENIO, SI ERA FORMATO NELLA DIMENSIONE DEL CONVIVIO E QUESTA VOCAZIONE L’HA MANTENUTA PER TUTTA LA VITA, ANCHE NEI CONCERTI DI MASSA, NEL SUO BACKSTAGE SI ANDAVA A BERE E CHIACCHIERARE” – VIDEO: QUANDO CANTAVA CON DALLA E VECCHIONI IN OSTERIA
I DUELLI DI GUCCINI CON BENIGNI
Estratto da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Arti
[…] Negli anni Settanta sfida Benigni a duello: «Erano duelli di poesia improvvisata. A volte, sadicamente, gli lasciavo delle rime impossibili: “taxi/Craxi”, “mirra/birra”. Lui mi mandava affanculo, poi però se ne usciva con trovate geniali:
“La moglie di Pirro doveva chiamarsi Pirraaaa”. Bravissimo. Altri due dotati erano Carlo Monni e David Riondino. Anche Umberto Eco faceva parte di quelle sfide, ma a dirla tutta non era un granché» [Scanzi, Fatto]
CON GUCCINI ALLA RADIO E TRA GLI OPERAI: LO SPIRITO LIBERO DI UN AUTENTICO GIGANTE
Estratto dell'articolo di Gino Castaldo per www.repubblica.it
Lo conobbi al Folkstudio, e dopo che aveva cantato in quella cantinaccia polverosa che però era il locale più famoso d’Italia, ci si mise a chiacchierare.
Succedeva a quei tempi, perché quando Francesco Guccini venne a suonare era già Guccini, era già famoso, ma suonava per le massimo duecento persone che entravano in quel buco.
[…] Era il periodo delle radio libere, e gli chiesi se gli andava di venire in radio, al volo. Incredibilmente disse di sì e con le nostre auto scalcagnate andammo in piazza Vittorio dove c’era Radio Citta Futura.
FRANCESCO GUCCINI - ROBERTO BENIGNI - 1
Li avevo avvertiti, chiedendo di preparare salame e vino, e rimanemmo lì parte della notte con Guccini che cantava e ci spiegava le sue canzoni.
[…] Era così che andava perché l’artista Guccini, il suo genio, si era formato nelle osterie, nella dimensione del convivio e questa vocazione l’ha mantenuta per tutta la vita, anche nei concerti di massa, nel suo backstage si andava a bere e chiacchierare.
Era talmente disponibile che in un backstage torinese negli anni caldi fu avvicinato da un gruppo di giovani operai torinesi che lo apostrofarono e lo sfidarono ad andare a vedere come davvero vivevano i lavoratori sfruttati.
Guccini a sorpresa rispose di sì, e insieme andammo in visita alle case di quei giovani operai estremisti, e lui stava lì, me lo ricordo, nella misera cucina di questi ragazzi, a discutere a raccontare, cose che nessuna star della musica al mondo avrebbe mai fatto.
Perché questo era il gigante buono e geniale. Era vero, totalmente e assolutamente autentico, sincero, prorompente, uno spirito libero come ne ho conosciuti pochi nella vita.
Nelle notti leggendarie del Tenco anni Ottanta, Francesco era l’eroe indomabile, spiritosissimo e campione di ottave, e si narrò per anni di una sfida all’ultimo verso tra lui Roberto Benigni e David Riondino che, posso testimoniare, fu effettivamente sbalorditiva.
Era anche a suo modo un signore cortesissimo. Una volta dopo un concerto romano mi parlò de L’avvelenata che, come è noto, in un verso se la prende con Bertoncelli, un giornalista che l’aveva malamente criticato. Lui dal vivo la cambiava sempre e mi disse di aver pensato che forse mi avrebbe fatto piacere essere nominato io quella sera nella canzone. Grazie del pensiero ma no, risposi, come se avessi accettato.
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francesco guccini carlin petrini
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