IL DECLINO DELLE QUOTE ROSA DEL GIORNALISMO AMERICANO - JILL ABRAMSON SILURATA DAL ‘’NEW YORK TIMES’’, BARBARA WALTERS, 84 ANNI, PENSIONATA - IL POTERE, I SOLDI E UN CLUB TUTTO GESTITO DA “RAGAZZI”

Angela Vitaliano per "Il Fatto Quotidiano"

Barbara Walters, 84 anni, venerdi ha salutato il suo pubblico durante l'ultima puntata di "The View": 50 anni dedicati al giornalismo, costellati da interviste uniche come quella a Fidel Castro. La sera che Barbara, nel 1999, un mese dopo che Bill Clinton fu accusato di "spergiuro", intervistò Monica Lewinski, le strade di Manhattan erano insolitamente tranquille: quella sera, 50 milioni di americani restarono a casa a seguire il colloquio fra le due.

Se l'America, da un lato, rende omaggio, ad una delle sue più amate giornaliste, dall'altro, fa i conti con un'altra storia, con un'altra donna e con dei risvolti meno lusinghieri che parlano di discriminazioni e di soliti stereotipi: il potere, i soldi e un club tutto gestito da "ragazzi".

Jill Abramson, direttore del New York Times, il giornale più prestigioso al mondo, è stata licenziata di punto in bianco, mercoledì, senza troppe spiegazioni, e sostituita dal suo vice Dean Banquet, il primo afro americano a raggiungere una vetta così ambita.

Un elemento questo che, nella ridda di pettegolezzi, inevitabili data l'assenza di comunicazioni ufficiali sul licenziamento, resta l'unico fatto positivo, considerato anche che Banquet vanta con la redazione un rapporto migliore di quello della Abramson, spesso descritta come una sorta di Miranda Priestly, il personaggio interpretato da Maryl Streep ne Il diavolo veste Prada: saccente, scostante e un po' "strega".

Termine quest'ultimo che, da solo, ci porta nell'ambito degli stereotipi applicati, con leggerezza alle "donne in carriera". D'altro canto, i presenti alla cena annuale della City University School of Journalism, solo due giorni prima che il licenziamento fosse annunciato, avrebbero potuto sospettare qualcosa vedendo Arthur Sulzberger jr, editore del giornale, sedere a tavola al fianco di Banquet e non, come sarebbe stato più "normale", della sua direttrice Jill.

Che fra i due, però, non corresse buon sangue lo si sapeva da tempo: il figlio del precedente editore, rampollo dai modi e toni sbrigativi, poco e male sopportava quella donna che vedeva, usando un eufemismo, "difficile".

Un rapporto non idilliaco definitivamente incrinato da quella storia, venuta fuori subito dopo il licenziamento, secondo cui la Abramson, come spesso accade alle donne, riceveva una retribuzione inferiore a quella del suo predecessore, ovviamente maschio. Jill, peraltro, prima che il Times rivedesse la sua "policy" ed equiparasse il suo stipendio agli standard più alti, non era andata personalmente dall'editore a discuterne, ma aveva mandato un avvocato a fare domande specifiche sulla sua situazione.

Una mossa che deve aver fatto saltare i nervi a Sulzberger. E il posto della direttrice. L'editore, tuttavia, precisa che a determinare la decisione sono state "ragioni legate alla politica gestionale". Secondo un rapporto interno di 96 pagine, messo a punto da una commissione capeggiata dal figlio del vecchio editore, il giornale sarebbe ancora troppo indietro, rispetto ad altre realtà editoriali, per quanto riguarda lo sviluppo della parte digitale, settore "vitale" per la sopravvivenza del giornale in un'epoca in cui la "carta stampata" da sola non avrebbe possibilità di sopravvivenza.

Fra le debolezze evidenziate dal rapporto ci sarebbe che ci si continua a focalizzare troppo sulla "prima pagina", dando poco rilievo e pubblicità alle altre e pubblicando articoli online in ritardo rispetto alle ore di maggiore presenza di utenti.

 

JILL ABRAMSON E ANDREA CECCHERINI A BAGNAIA JILL ABRAMSON A BAGNAIA Barbara Waltersmark thompson e arthur sulzberger i boss del new york times

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