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LA RAGAZZA CHE SA RACCONTARE LE RAGAZZE - IL LA RAGAZZA CHE SA RACCONTARE LE RAGAZZE - IL ROMANZO DI EMMA CLINE È IL CASO LETTERARIO DELL'ANNO E ORA ESCE ANCHE IN ITALIA: SIAMO NEL '69, E QUESTA 26ENNE SCRIVE DI UNA 14ENNE AVVOLTA NELLE SPIRE DI UNA SETTA. DOVE IL SESSO È SEMPRE OSCENO O NON GRATIFICANTE O MASTURBATORIO O RIDICOLO O CONCEPITO COME UNO STRUMENTO DI POTERE

Leonetta Bentivoglio per “la Repubblica

 

Difficile capire a chi somiglia e da dove spunta, e grazie a quale insieme di circostanze si è manifestata all’improvviso con tanto clamore Emma Cline, autrice del romanzo “Le ragazze”, che esce per Einaudi Stile Libero.

 

emma cline the girlsemma cline the girls

Sono i misteri della letteratura. Biondina oggi appena ventisettenne e per di più con un’aria da teenager, del genere slavato e malinconico che piace a Woody Allen, Emma lavora per il New Yorker, ha studiato arti visive e scrittura, è stata attrice e con “Le ragazze” firma il suo primo libro. L’esordio ha meritato un plauso così veloce e mastodontico negli Stati Uniti da farci chiedere come Emma non rischi di esserne travolta.

 

Il libro, dopo un’asta, è stato venduto per cinque milioni di dollari (se lo è aggiudicato Random House). I diritti per tradurlo sono stati acquistati da 35 paesi ed è già alle porte il film che ne verrà tratto, prodotto da Scott Rudin ( Uomini che odiano le donne). Il tutto premiato da entusiastiche recensioni sulla stampa americana. C’è in effetti qualcosa di unico nella prosa di Emma Cline che dà l’idea di uno scrittore vero, contraddicendo le fisionomie scontate dei bestseller.

 

La nota più plateale sta nell’esattezza di una forma capace di pescare nel profondo della lingua (magnifico l’apporto della traduttrice Martina Testa), sondare le sfumature delle parole e inventare metafore e accostamenti inediti, eppure sorprendenti nell’aderenza alla realtà – emotiva, mentale, sensoriale - di una persona, cioè della protagonista quattordicenne Evie, coinvolta nelle spire di una setta analoga a quella creata da Charles Manson, lo pseudo-santone che negli anni sessanta in California raccolse un cospicuo numero di adepti, tutti giovani e disadattati, con una prevalenza di fanciulle-vestali drogate e soggiogate. Assieme a loro pianificò alcuni delitti tra cui l’omicidio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski.

 

La nostra guida Evie è un mondo individuale che si delinea via via con evidenza e concretezza, toccando le corde più segrete del lettore, catturato in un progressivo riconoscimento delle zone d’ombra insite nella sostanza umana. È una scrittura lavoratissima quella di Emma Cline, che si lancia nella direzione opposta a quella dell’asciuttezza “naturale” di tanti autori americani, pur sottraendosi all’artificialità di scritture molto “pensate”.

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Descritta in una serie di flashback dalla Evie adulta, come in un sogno a ritroso, la storia, ambientata nel ’69, è quella di una ragazzina in preda ai fumi dell’adolescenza, una sorta di antipatico magma in cui si mischiano noia, ansia di modelli, autocommiserazione, martellante curiosità sessuale e disgusto per la madre.

 

Quella di Evie è punitiva, lagnosa, distratta e a caccia d’improbabili fidanzati dopo aver subìto il tipico abbandono del marito per una donna giovane. Evie coltiva un rapporto appiccicoso e vagamente consolatorio con l’amica Connie e ha una cotta senza speranza per il diciottenne Peter, che sta con un’altra.

 

Si fa di canne e di martini che l’aiutano a “stenografare” la propria solitudine, e cerca invano in sé i tratti di una qualche identità femminile. Odia la leziosità da perdente di sua madre e si scontra con l’incomprensibile e lontano cosmo dei maschi che le saltano addosso senza accettarla. «Se t’incazzavi eri una pazza, se non reagivi eri una mignotta». È solo la scoperta del branco maledetto a vincere il suo isolamento, dandole l’impressione di emergere dal nulla e di accedere finalmente alla vita.

 

La rivelazione equivale all’incontro con una ragazza sporca e cattiva, un concentrato arrogante e beffardo di seduzione chiamato Suzanne. Non propriamente bella, ma più che bella. «Il suo viso magari era sbagliato, ma c’era un qualche altro processo all’opera. Era meglio della bellezza». Suzanne gira con una banda di coetanee rimestando nei rifiuti per trovare cibo, rubando carta igienica nei supermercati, facendosi birre e spinelli nelle radure e sbandando sulle strade con un pullmino scassato.

 

È lei a condurre Evie da Russell, un musicista fallito (come Charles Manson), vischioso e abile con le fragilità degli altri. Alle ragazze offre una salvezza mistica, manda i loro cervelli in pappa e se le porta a letto facendole sentire importanti: «Era diventato un esperto di tristezze femminili». Suzanne e le altre vivono in una sgangherata comune hippy, dimora fatiscente nelle praterie della California di cui la Cline esplora pertugi e anfratti con la feroce meticolosità di una detective.

emma cline  emma cline

 

In questa fattoria abbandonata dove circolano luridi animali e bambini rabbiosi ai quali è arduo attribuire dei genitori definiti, il leader farlocco Russell predica un nuovo tipo di società, libera dall’esclusione e dalle gerarchie.

 

Magnetizzata dal “noi” e dalla “famiglia”, fusa da ignote eccitazioni, orgogliosa del proprio senso di appartenenza a un gruppo e dominata dalla fatale Suzanne, Evie si aggrappa a una nuova esistenza che la travolgerà. Con Le ragazze Cline compie una corsa mozzafiato nell’indeterminatezza dell’adolescenza, nella struttura di un romanzo di formazione abilmente declinato al negativo, nei conflitti e nelle ambiguità dei rapporti fra donne.

 

Suzanne, molto più che Russell, nel romanzo è il centro del contagio, mentre gli uomini restano sullo sfondo, goffi come il primo ragazzo di Evie, sfruttatori e bugiardi come suo padre, idioti e opportunisti come il fidanzato di sua madre, brutali e narcisi. Quanto al sesso, molto presente e pregnante nel racconto, non è mai una questione risolta.

 

la manson familyla manson family

È sempre osceno o non gratificante o masturbatorio o ridicolo o concepito come uno strumento di potere in questo libro spietato sulle anime allo sbando, sui pasticci interni dell’amore, sui meccanismi idioti e perversi della violenza gregaria e sui guasti di una generazione o anche più d’una. Spesso, leggendo, si pensa alla “ragazza” Amy Winehouse. Al suo incredibile sguardo ferito, al suo esibizionismo, al suo bisogno doloroso d’essere guardata.

 

 

susan atkins, patricia krenwinkle, and leslie van houtonsusan atkins, patricia krenwinkle, and leslie van houton

 

 

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