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"IL CORONAVIRUS? NELLA MIA BRESCIA TRAGEDIA DI PROPORZIONI DEVASTANTI. NEL RESTO DEL PAESE NON SI E' CAPITO BENE” – L’URLO DI DOLORE DI FRANCESCO RENGA: "TRA BRESCIA E BERGAMO CI SONO POSTI DOVE UNA INTERA GENERAZIONE NON C'E' PIU'. ABITO VICINO ALL'OSPEDALE. LE AMBULANZE ANDAVANO CON UNA FREQUENZA DI POCHI SECONDI UNA DALLE ALTRE. FINO A POCHI GIORNI FA AMICI MEDICI MI DICEVANO CHE..." - "IO, FABIO VOLO E AMBRA AVVIEREMO ‘SOSTIENI BRESCIA’"

Da I Lunatici Radio2 https://www.raiplayradio.it/programmi/ilunatici/

 

Francesco Renga è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

francesco renga

 

Renga ha parlato di ciò che è accaduto tra Brescia e Bergamo: "Nella mia Brescia è stata una tragedia di proporzioni veramente devastanti. Forse non si è capito, qui tra Bergamo e Brescia abbiamo passato dei momenti terribili che sono  stati compresi forse in maniera più precisa da tutto il Paese con le immagini delle salme portate via dall'esercito dall'ospedale.

 

Nel bresciano e nel bergamasco ci sono dei posti dove una intera generazione non c'è più. I nonni non ci sono più. Io abito in una casa vicino all'ospedale: sentivo le ambulanze con una frequenza di pochi secondi una dalle altre. Andavano e venivano. Fino a pochi giorni fa amici medici mi dicevano che nel pronto soccorso c'erano ancora centinaia di persone che aspettavano di fare il tampone mentre erano positivi al coronavirus. Ora mi sembra che la situazione sia migliorata. Ci sono quaranta, cinquanta persone nel pronto soccorso. Però è stata veramente dura.

renga 6

 

All'inizio non si capiva. Comunque non bisogna abbassare la guardia. Ogni bresciano conosce almeno una decina di persone defunte o che si sono ammalate e hanno avuto bisogno di un respiratore. Non bisogna abbassare la guardia. Anche se un giorno torneremo a fare concerti e ad abbracciarci. Ora bisogna restare uniti in maniera diversa. Ci sono io, Fabio Volo, Ambra, la madre dei miei figli, siamo separati ma ci vediamo tramite diretta social,abbiamo raccolto fondi per l'emergenza medica, all'inizio qui non si era capito a livello di Paese cosa stesse accadendo.

 

Mancavano fisicamente delle cose, al di là del personale medico, che è stato composto da eroi. Non dimentichiamocene una volta finito tutto. L'emergenza medica sta rientrando, piano piano. Ma secondo me, secondo noi, si affaccia la prossima emergenza, che sarà sociale. Legata a quelle persone che non lavorano da tempo e non riescono a fare la spesa. Ora avvieremo Sostieni Brescia cerca di fare beneficenza, di condividere. Brescia è sempre stata generosa. Continueremo a condividere attraverso questo canale".

ambra renga

 

Francesco Renga è un fiume in piena: "A Bergamo gli alpini in dieci giorni hanno fatto un ospedale. Abbiamo visto tanta forza, tanta energia. Il virus qui non ha piegato nessuno. Anche se sono morti nonni, madre, padri. Qui nessuno si è mai permesso di arrendersi. E' commovente. Bisogna aiutare ora chi rischia di rimanere indietro. Non deve rimanere indietro nessuno. Ma non solo a Brescia, nel Paese".

 

Come si parla con i figli di una cosa del genere: "Parlarne con i figli? All'inizio abbiamo tutti sottovalutato la cosa. Forse per paura. Pensavamo che a noi non potesse mai capitare. Ora anche i ragazzi stanno iniziando a capire cosa è successo e cosa sta succedendo. Nessuno era pronto ad affrontare un nemico del genere. I nostri figli all'inizio l'hanno vissuta come noi, sembravano in un film. Ora sono sconvolti come noi. Io e Ambra siamo molto fortunati da questo punto di vista, nostra figlia Iolanda ha sempre avuto un grande impulso per il sociale. Sa che fa parte di una comunità, che è meglio se in quella comunità tutti stiano comunque bene".

FABIO VOLO

 

Sul senso di solidarietà riscoperto: "Uno degli aspetti positivi di questa tragedia immane è questo spirito di unità di Paese, di umanità, che si è ritrovato. Io ho risentito persone, riaperto delle porte, risentito colleghi o amici, senza nessuna motivazione, solo per sapere come stessero certe persone. E aggiungo: ho avuto la fortuna di riuscire a fare un trasloco cinque giorni prima che scoppiasse il disastro.

 

Sono in una casa che non è nemmeno finita, non conosco i vicini, non so niente, è una zona nuova, ma loro, i vicini, senza conoscermi, si sono mostrati subito gentilissimi, hanno iniziato a consegnarmi attività pronte a portare cose a casa. Carne, frutta, acqua. Il fatto è che quando tutti abbiamo un po' paura, è bello sentirsi vicini. Quando tutto sarà finito, non dimentichiamoci dei veri angeli. Medici e infermieri".

AMBRA E FRANCESCO RENGA SI RIVEDONO AD AMICIAMBRA E FRANCESCO RENGA SI RIVEDONO AD AMICI

 

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