LA RICONOSCETE? – NEL 2025 HA PARTORITO IL PRIMO FIGLIO E IL PRIMO FILM DA REGISTA, IN CUI INTERPRETA UNA DONNA CIECA. HA 39 ANNI E HA INIZIATO A LAVORARE NEL MONDO DELLO SPETTACOLO A VENTIDUE. UNO DEI PRIMI RUOLI? IN UNA FICTION ERA UN...CADAVERE: “ERO IN UNA VASCA DA BAGNO, COMPLETAMENTE NUDA E MORTA”
Estratto dell’articolo di Arianna Finos per “la Repubblica”
greta scarano vince un efa alla carriera 3
Greta Scarano nello stesso anno ha partorito il primo figlio e il primo film da regista. Al Taormina Film Festival l'attrice è protagonista di Piccolo miracolo di Guido Chiesa (in sala il 25 giugno con 01): Marco D'Amore è il figlio di un palazzinaro che vuole buttare giù il palazzo dove vive da sempre una donna non vedente. E nel frattempo sta facendo le prove costume per un set che inizia.
"La vita da grandi", un bimbo di 10 mesi, i set d'attrice...
«È dura. Ci vuole un'organizzazione militare per fare le cose, perché la maternità ti risucchia, e ti fai risucchiare pure volentieri. Cerco di far quadrare tutto, non è sempre possibile. Il motivo per cui non mi trovo a Taormina è questo».
greta scarano vince un efa alla carriera 1
Interpreta una non vedente.
«È un personaggio sfidante in un momento storico in cui esiste un dibattito forte su come sono rappresentate le persone con disabilità. Io stessa ci ho fatto un film, è una questione che sento molto. Per prepararmi ho scelto una coach meravigliosa, Vanessa Casu, una ragazza cieca che mi ha concesso molto della sua intimità e della sua vita privata. So bene quanto è sbagliato identificare una persona con la sua disabilità.
Vanessa è molte cose: è una cantautrice, due suoi brani sono nel film, fa kickboxing, ha un seguito social. È l'esempio di come si possa condurre una vita — con tutte le difficoltà — piena, ricca, completa».
[...]
È una nostalgica?
«Sì, mi è capitato di sentire alla radio Our House nella versione usata in La vita da grandi. Non riesco ad ascoltarla, mi viene una stretta allo stomaco. Ho messo tanto in quel film, vita, energia, amore, che ancora oggi faccio fatica a reggere il contatto con tutto quello che rappresenta. Mi succede anche con la musica di Suburra.
Non so essere distaccata rispetto alla quantità di amore che ho investito in quelle esperienze. E pensare che sono finite mi fa stare male. Mi manca da morire il mio primo film. È stato tutto difficile, ma è stato tutto bellissimo.
E allora penso: che cosa sarà il secondo?
Forse è un po' come quando si aspetta un altro figlio e ci si domanda: sarò capace di amare di nuovo così tanto? Non lo so».
Parlava delle cadute, delle difficoltà, di una carriera iniziata molto presto.
«Ho iniziato a lavorare a e guadagnare a ventidue anni.
Ricordo una parte in RIS.
Interpretavo un cadavere. Fu un'esperienza estremamente traumatica. Ero in una vasca da bagno, completamente nuda e morta. Non c'era nulla di sensuale o di ambiguo, era una scena asettica.
Però, avevo vent'anni, e la vissi malissimo, anche se poi mi ha reso più forte. Poco dopo arrivò Un posto al sole, un ruolo importante, un anno di lavoro. Poi però decisi di andarmene senza avere nient'altro ad aspettarmi.
Facevo la pendolare tra Roma e Napoli. Ma soprattutto avevo bisogno di muovermi, di andare oltre. Una delle più grandi delusioni della mia carriera, invece, è stata non essere stata candidata ai David per Suburra. Poi, col tempo, ho capito che premi e candidature contano, ma non bisogna lasciare che definiscano il proprio valore.
Oggi, guardandomi indietro, vedo quasi vent'anni di lavoro. Ho fatto talmente tante cose che forse sono diventata più lucida. Ora so che ciò che resta è il viaggio, le persone incontrate. Da questo nuovo film porto a casa una bellissima amicizia con Marco D'Amore».
[...] L'Italia è rimasta fuori dai Mondiali. Per chi tiferà?
«Amo gli argentini e sono legata anche alla Norvegia: ho fatto incontri straordinari. Ho poca fiducia nei potenti del mondo, ma spero ancora, perché ho conosciuto tante persone che riescono ancora a farmi ricredere sull'umanità».


