IL CINEMA DEI GIUSTI – RIFARE “IL VEDOVO” CON LITIZZETTO-FABIO DE LUIGI AL POSTO DI VALERI-SORDI E’ UN’IMPRESA FOLLE. AGGIUNGERE CHE I DUE NON FANNO GRANCHE’ RIDERE MENTRE IL REGISTA FA PIANGERE

Aspirante vedovo di Massimo Venier.
Marco Giusti per Dagospia

"Stucchi, che fa, spinge?". Ricordate la battuta finale del vecchio e meraviglioso film di Dino Risi, "Il vedovo", con Alberto Sordi, marito romano "cretinetti" della ricca donna d'affari milanese Franca Valeri, che si trova al momento giusto nel posto sbagliato e finisce vittima della sua stessa trappola per liberarsi definitivamente della moglie?

Questa battuta l'abbiamo inutilmente attesa fino alla fine di questo interessante ma non riuscitissimo remake, "Aspirante vedovo", diretto da Massimo Venier, che lo ha scritto assieme a Ugo Chiti, Michele Pellegrini e Piero Guerrera. E soprattutto prodotto, assieme a Rai Cinema, da Beppe Caschetto, che e' il vero artefice dell'operazione e che da anni ha cercato di costruirla per offrire a Luciana Litizzetto il ruolo di una nuova Franca Valeri alle prese con un marito ugualmente "cretinetti" veramente difficile da trovare.

Dopo molti tentativi con grossi comici romani, alla fine ha optato per Fabio De Luigi, gran commediante cosi' distante da Alberto Sordi, non e' neanche romano, da non farcelo proprio ricordare. Per fortuna. La coppia non e' piu' composta da una milanese ricca e rompicoglioni e dal romano trafficone e sottomesso, ma da due nordici, la moglie capitana d'industria e il marito pirla chiamato "gnugnu" e non piu' "cretinetti", che ne ripetono il meccanismo comico in una Milano, in gran parte ricostruita a Torino per doveri di Film Commission, dove le attivita' di lei sono legate alla costruzione dei nuovi grattacieli alla Ligresti.

E' li' che sara' ambientato tutto il tragico finale, tra le poche idee originali del film, anche se non e' piu' il Marchese Stucchi di Livio Lorenzon a spingere Sordi nella tromba dell'ascensore. Duro colpo. Come un duro colpo e' trovare il pur simpatico comico Ale della coppia Ale e Franz come Stucchi al posto di quello di Livio Lorenzon, vero marchese finito a far da segretario a Sordi, o l'Italia dei Ligresti di oggi al posto di quella del boom dove l'azione del film di Risi si svolgeva.

Non si tratta solo di mettere due attori di oggi, anche bravi come Litizzetto o De Luigi, al posto di due mostri della commedia all'italiana come Franca Valeri o Alberto Sordi, e gia' questa e' un'impresa impossibile, o di eliminare il rapporto tra la milanese e il romano, o di sostituire i Risi e i Sonego di ieri con Venier e i suoi sceneggiatori, ma soprattutto di riportare una storia tipica di una certa Italia degli anni d'oro della commedia nell'Italia di oggi con il linguaggio del cinema e della comicita' di oggi.

Se non hai visto il film di Risi (ma chi e' che non l'ha visto?) magari ci caschi, ma anche se non sei un talebano della commedia anni '60, qualche problema con questo film lo hai. Perche' si sente l'inerzia di una commedia che sa in partenza la difficolta' dell'impresa, sia come scrittura che come direzione degli attori. E la chiusa tragica che concludeva col cinismo risiano il vecchio film sembra qui del tutto gratuito, mentre la coppia Litizzetto-De Luigi, purtroppo, e' meno brillante di quanto pensassimo.

Non aiuta una musica troppo presente che addormenta le situazioni di commedie e pure il buon cast minore, da Bebo Storti a Roberto Citran, da Ale a Ninni Bruschetta, da Clizia Fornasier a un Tatti Sanguineti in gran forma, non riesce a mettere a posto un film come impaurito da tanta impresa di confrontarsi con un classico della commedia. Forse Beppe Caschetto aveva visto bene nel desiderio di riscrivere un classico, ma occorreva allora maggior audacia nel cambiare le cose, o un regista piu' innovativo e autore di Venier. In sala da giovedi' 10 ottobre.

 

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