LA RIVINCITA DI SORRENTINO: "SOLO ALL' ESTERO SI SONO ACCORTI DELLA RINASCITA DEL NOSTRO CINEMA" - I PRODUTTORI SONO AMMALATI DI PRUDENZA, SI CERCA SEMPRE DI ANDARE SUL SICURO” – A CHI LO CRITICA: "I CANI ABBAIANO, MA LA CAROVANA PROCEDE"

Fulvia Caprara per “la Stampa”

paola ferrari paolo sorrentinopaola ferrari paolo sorrentino

 

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I premi «riempiono di gioia», dice Paolo Sorrentino, trionfatore agli Efa 2015, ma purtroppo - aggiunge poco dopo - non aiutano a migliorare la situazione generale del cinema italiano: «Quando ho vinto l' Oscar pensavo che qualcosa succedesse, non è accaduto, e oggi non ci credo più. I produttori sono ammalati di prudenza, si cerca sempre di andare sul sicuro, e invece in questo lavoro l'imperativo categorico dovrebbe essere il coraggio. E poi bisognerebbe avere anche uno stile».

Che cosa dovrebbe cambiare e non cambia?
«Ci sono, come dicevo, produttori troppo prudenti, e poi ci sono anche gli autori prudenti. La discriminante, in questo lavoro, dovrebbe essere un' altra, bisognerebbe puntare a suscitare nel pubblico una reazione del tipo: "Toh, questa cosa non l'avevo mai vista prima"».

Quali, sono secondo lei, gli ingredienti necessari per fare film che riescano a varcare i confini nazionali?
«Non si tratta solo di pensare in grande, né di scritturare attori importanti, ci vogliono coraggio e passione».

In Italia, poi, c' è sempre quella propensione alla diffidenza, un atteggiamento che è stato applicato anche nei confronti del suo lavoro e dei suoi successi. Che cosa ne pensa?
«Non posso che rispondere dicendo che condivido profondamente quel proverbio arabo che dice "i cani abbaiano, ma la carovana procede". Insomma, certe reazioni fanno parte del gioco. Facendo cose coraggiose si rischia, possono arrivare gli applausi, ma anche i fischi. E comunque i riconoscimenti sono importanti perchè permettono di andare avanti».

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In Italia succede spesso che si faccia fatica a gioire dei nostri stessi successi.
«Direi che c'è una sordida predilezione per ciò che va male e, di contro, una scarsa tendenza ad amare ciò che va bene».

Secondo lei, in questa fase, la produzione italiana è più apprezzata all' estero che da noi?
«Voglio dire che gli altri Paesi colgono questa improvvisa, straordinaria, creatività del nostro cinema, che fuori c'è molta attenzione, e che in Italia ce n' è di meno. Per esempio non si sa che molti registi italiani ricevono proposte dagli studios americani e che magari le rifiutano. Insomma, il cinema italiano è molto vivo».

Che cosa bisogna fare per promuoverlo?
«Bisogna mettere i giovani nelle condizioni di lavorare senza doversi censurare. Cosa che invece avviene, e questo è molto grave».

I premi Efa possono essere considerati un buon viatico per le candidature agli Oscar?
« La giovinezza è uscito la settimana scorsa negli Stati Uniti, sta andando bene, e questo è quello che conta».

Ieri sera ha detto che il suo è un «piccolo film sulla libertà». In che senso?
«È un film che parla di come affrontare il futuro, in qualunque momento della vita. Pensare di essere liberi ti permette di guardare al futuro, e questo è un tema che riguarda molto da vicino il presente di tutti noi».

L' altra sera agli Efa si respirava forte l' aria del tempo che stiamo attraversando. Ha avuto anche lei questa impressione?
«Sì, quest' anno i premi al cinema europeo sono più significativi, c' è un' attenzione particolare perché gli ultimi, tragici eventi uniscono ancora di più, l' Europa si compatta intorno ai propri valori».

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Michael Caine ha vinto due premi, alla carriera e per l' interpretazione nel suo film.
«Michael Caine "è". Voglio dire che precede il suo personaggio e che, più in generale, incarna quello che diceva Cocteau, ovvero che un attore deve essere più importante del personaggio che interpreta. Ha un carisma innato, è una figura a parte, viene prima dei grandi attori».

A che punto sono le riprese di «The Young Pope»?
«Sono a due terzi, manca un terzo».

 

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