COME MAI A ROMA NON GLIENE PUÒ FREGA' DI MENO DELL’INVASIONE DELLE AUTO, CON LE PIAZZE TRASFORMATE IN PARCHEGGI E IL COLOSSEO RIDOTTO A UNO SPARTITRAFFICO? – LA RISPOSTA È NEL SAGGIO ‘’ROMA VIETATA’’ DI STEFANO CIAVATTA E LUCA GALOFARO: “L’AUTOMOBILE ENTRA NEL SUO CORPO COME UNA SOSTANZA NUOVA, MA LA CITTÀ RIMANE SE STESSA: MILLENARIA E DISTRATTA, TOLLERANTE E INDIFFERENTE ALLE RIVOLUZIONI. ROMA NON REAGISCE: ASSORBE TUTTO. ANCHE LE AUTO QUANDO DIVENTANO NECESSARIE PER AZZERARE LA DISTANZA TRA IL CENTRO E LE NUOVE PERIFERIE E GARANTIRE L'ACCESSO. E CONTINUANO A GARANTIRLO ANCORA OGGI. ACCESSO È POTERE: IL CENTRO NON È DI CHI CI ABITA, MA DI CHI CI PUÒ ARRIVARE…”

roma vietata 34

Introduzione di “Roma vietata” a cura di Stefano Ciavatta e Luca Galofaro – “Humboldt Book” 

 

Questo non è un libro sulla grande bellezza delle piazze di Roma. Un tempo Roma era ancora tutta raggiungibile in auto, si poteva parcheggiare ovunque e le piazze non erano solo scenografie, ma spazi d'uso quotidiano, luoghi attraversati, occupati e vissuti.

 

Raggiungere il cuore della città era un diritto, un bisogno, una faccenda naturale e familiare, mai una colpa.

 

Era l'epoca della massima confidenza del cittadino moderno con la città storica, dalla Roma antica a quella medievale, dalla polis rinascimentale a quella barocca, dalla Roma settecentesca a quella umbertina, fino a risalire tutto il Novecento.

 

Il volume ripercorre la storia della libertà di movimento prima dell'arrivo delle ZTL, degli anelli ferroviari, delle isole pedonali, dell'utopia della smart city. Da Piazza del Campidoglio a Piazza San Pietro, Roma era aperta e disponibile, non ancora impaurita dal proprio splendore, non ancora chiusa nelle maglie delle tutele e dei Beni Culturali.

foto da roma vietata 15

 

Questa accessibilità al massimo grado era mancanza di pudore, incoscienza, o fiducia eccessiva nella città che ha resistito a tutto?

 

Una cosa è certa: da qualsiasi latitudine della mappa cittadina era possibile arrivare a ridosso della pietra dell'Urbe, e questa disponibilità era vissuta come un'estensione dello spazio della vita quotidiana a Roma.

 

Questo libro non è un'operazione nostalgica: sognare una restaurazione sarebbe anacronistico perché nel frattempo abbiamo imparato la distanza tra confidenza e appropriazione. Non è nemmeno una denuncia per l'horribile visu.

 

foto da roma vietata 16

 

 

 

Piuttosto, è un libro su un cortocircuito ancora attivo. Pur tra tutte quelle lamiere, ci veniva incontro una città più vissuta che consumata, impossibile da esaurire in quindici minuti, o da ridurre negli scenari perfetti ma irreali dei percorsi prestabiliti….

 

 

 

 

 

AUTOPIA

di Luca Galofaro – Estratti da ‘’Roma vietata’’

 

In quei decenni Roma accoglie l’automobile non nel

foto da roma vietata 14

proprio ‘progetto’, ma nel proprio carattere….

 

Perché Roma non aveva bisogno di cambiare forma ma di cambiare ritmo. E l’automobile, improvvisamente, dava proprio quel ritmo.

 

Nelle altre città, l’auto è una condizione dell’esistenza. A Roma, invece, è una condizione dello sguardo.

 

(……)

Il passato, a Roma, non scompare mai; non cede, non arretra, non viene inghiottito dalla modernità. L’auto si posava sulle sue superfici come polline: leggerissimo

e provvisorio. Perché il tempo, qui, non scorre: si deposita.

 

È per questo che quelle immagini oggi ci sembrano assurde: automobili sotto le basiliche, nelle

foto da roma vietata 10

piazze, a ridosso delle fontane. Pensiamo sia uno scempio, un’invasione.

 

Ma in quel momento non lo era, era semplicemente un’altra condizione della città, un’altra epoca che si aggiungeva a tutte le altre. Roma, che ne aveva viste di peggio e di meglio, accettava anche quello.

 

La pressione della mobilità sul centro non è una novità. Già Giulio Cesare, nel 45 a.C., aveva vietato la circolazione dei carri di giorno, permettendola solo di notte perché Roma soffriva di traffico intenso, soprattutto nei pressi dei fori e delle piazze.

 

Le vie strette e irregolari mal si adattavano ai carri pesanti; spostarli di notte consentiva una città più pulita e fluida di giorno.

 

foto da roma vietata 11

Quel provvedimento diede origine a un traffico notturno rumoroso, di cui parlano Giovenale e Marziale. Anche questo è un indizio: la città eterna convive da sempre con la logistica dei flussi.

 

Poi un giorno, quando tutto sembra immutabile, Roma si apre verso l’esterno, si espande, si allarga. Le automobili diventano necessarie. La distanza tra il centro e le nuove periferie non è solo distanza fisica: è distanza di destino.

(………..)

 

Roma era bellissima anche così; forse proprio così. Perché accoglieva la modernità senza difendersi: in uno scenario improbabile, passato e presente condividevano lo stesso centimetro di spazio. Roma invece non si concede alla velocità, perché non le interessa.

foto da roma vietata 13

(…..)

 

L’invasione non è violenta, è consensuale; perché i romani entrano in auto nelle piazze come si entra in un salotto, con naturalezza e forse anche con un po’ di arroganza. Le piazze, dunque, non erano luoghi da attraversare: erano luoghi per ‘parcheggiare’. E per qualche motivo, allora, sembrava giusto. Oggi diremmo: “che orrore!”. Ma è solo perché abbiamo cambiato desideri.

 

All’epoca, le auto liberavano, davano accesso. Permettevano di arrivare dove non si era mai potuti arrivare. Le automobili erano un linguaggio a cui la città rispondeva.

 

foto da roma vietata 12

Forse, in fondo, questa era una forma di amore. Il passato non arretra, la modernità non avanza: si muovono insieme.

 

È questo il paradosso che nessuna altra città al mondo conosce: Roma non cambia per diventare moderna; diventa moderna perché ‘non cambia’.

 

L’automobile entra nel suo corpo come una sostanza nuova, ma non altera la sua struttura profonda. La città rimane se stessa: millenaria e distratta, tollerante e indifferente alle rivoluzioni. Roma

non reagisce: assorbe.

 

(….)

foto da roma vietata 8

 

La Roma degli anni Settanta non è la città dell’automobile perché è piena di auto: lo è perché le auto garantiscono accesso. E continuano a garantirlo

ancora oggi. Accesso è potere: il centro non è di chi ci abita, ma di chi ci può arrivare.

 

Da qui nasce il vero paradosso romano: l’auto, che oggi consideriamo un problema, allora era la soluzione. Soluzione di cosa?

 

Di una distanza, di una esclusione, di una solitudine urbana. Roma era già una città diffusa, ma nessuno lo aveva ancora capito. Senza auto, non si era parte della città, con l’auto sì.

foto da roma vietata 5

 

(….)

Negli anni Settanta, le periferie erano ferite aperte. Erano luoghi costruiti troppo in fretta, senza amore, senza una vera intenzione sociale.

 

Quartieri dormitorio: giganteschi contenitori di persone. Eppure, paradossalmente, in quelle periferie nasceva qualcosa che il centro stava perdendo: ‘la vita collettiva’.

 

I cortili erano spazi politici, i pianerottoli luoghi di rivoluzione. Si occupavano case, si chiedevano diritti, ci si prendeva la città per necessità. La periferia era viva perché era ‘affamata’.

(…..)

 

Forse Roma non è eterna perché dura per sempre. Forse è eterna perché ‘non smette di contraddirsi’.

foto da roma vietata

 

È una città che non fa mai quello che dovrebbe: assorbe tutto, digerisce poco, espelle quasi nulla. Una città che dice sempre: ‘c’è posto’. Posto per il passato,

per il caos, per il traffico, per i turisti. E, incredibilmente, posto anche per noi.

(….)

 

Negli anni Settanta, le auto permettevano di vivere il centro. Lo rendevano accessibile, permeabile,  possibile: era una democratizzazione dello spazio; il centro non era dei ricchi, era di chi aveva un’auto.

foto da roma vietata 6foto da roma vietata 4foto da roma vietata 9roma vietata 12roma vietata altare della patriaroma vietata piazza colonnaroma vietata piazza del popolofoto da roma vietata 2foto da roma vietata 1stefano ciavatta foto di baccoluca galofarofoto da roma vietata 3foto da roma vietata 1foto da roma vietata 7

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO