ROMANZO FACCENDIERE - CE NE SONO DI “TOMMASO” IN ITALIA! L’ASCESA CRIMINALE DEL PROTAGONISTA DEL LIBRO DI WALTER SITI, “RESISTERE NON SERVE A NIENTE”: GIOVANE RAMPANTE DELLA FINANZA DI GIORNO, FACCENDIERE DELLA MAFIA DI NOTTE, FIDANZATO CON UN’OLGETTINA, PARTITO DALLA PERIFERIA DI ROMA E ARRIVATO AI PIANI ALTI GRAZIE ALLE AMICIZIE GIUSTE - “COME HAI FATTO A DIVENTARE COSÌ RICCO?”. “SONO UN FEROCE BANKSTER”…

1 - SITI, SE CADE IL VELO TRA FINANZA E CRIMINE
Stefano Lepri per "la Stampa"

Se ciò che spinge una persona verso l'altra è solo la carne, tutti i rapporti umani prima o poi si mercificano, o in mancanza di denaro cadono. Così è il mondo di oggi come lo vede Walter Siti nel suo nuovo romanzo, Resistere non serve a niente (in libreria dal 2 maggio per Rizzoli, pp. 317, € 17). Non a caso il protagonista, Tommaso, si presenta come gestore di un hedge fund, arrivato all'opulenza già a 35 anni dopo una infanzia penosa in una borgata romana, bulimico e sgraziato figlio di un detenuto.

Il tentativo è ambizioso: mettere in scena la finanziarizzazione dell'economia, tema di massima attualità, come simbolo di un ubiquo inaridimento dei rapporti umani. La vita di Tommaso è immersa nel denaro, dominata dal denaro; sa bene che solo per soldi sta insieme con lui la donna che lo fa impazzire, Gabriella, modella già nel giro di Arcore e aspirante attrice. La tradisce, è vero, con l'intellettuale Edith, conosciuta nell'anticamera dello psicoanalista; ma lì c'è poco da mercificare perché non è bella, non è giovane, per di più come scrittrice è fallita, e infatti dura poco.

Per parecchie pagine il narratore (che pure compare come personaggio) si dedica a descrivere le operazioni finanziarie in cui Tommaso si impegna da un capo all'altro del mondo. Ma a un certo punto si cambia strada. Cadono gli inganni, come del resto aveva fatto presagire il prologo, un delitto di malavita: Tommaso è in realtà un faccendiere che amministra denaro per conto di organizzazioni criminali. Si spiega così la sua rapidissima carriera, dietro l'astrusa finanza planetaria di cui si fa bello.

Eppure il narratore Walter, in qualche modo, è rimasto convinto. Banche multinazionali e malavita gli paiono formare un tutt'uno, specie dopo l'incontro con un misterioso personaggio che ha protetto e istruito Tommaso: Morgan,finanziere figlio di un mafioso, ben introdotto nei centri di potere dell'uno e dell'altro tipo. Un capitolo interrompe la trama per descrivere una immaginaria ragnatela tra credito e mafia-camorra-'ndrangheta, con l'aiuto anche di due grafichetti uso inchiesta giornalistica.

Lasciato da Gabriella, Tommaso si spinge fino a un estremo nell'esplorare se il denaro è abbastanza potente da travolgere, per offrirli a un desiderio perverso, anche gli affetti più teneri. Lo agita anche la minaccia di morte fattagli intravedere nel caso si sottraesse ai suoi finanziatori. Peggio non potrebbe andare, e l'epilogo non offre speranza.

Intrecciare la narrativa con l'attualità non è mai semplice. Che in Borsa si giocasse con cinismo sulla sorte di persone incarne e ossa era già noto ai tempi di Balzac. In Bel ami di Maupassant, 1885, come oggi si fa insider trading sul debito di un intero Paese, e il passaggio di informazioni avviene tra amanti. La novità del presente sta casomai nell'astrazione a cui è arrivata la finanza: gli indici, le relazioni, le scadenze su cui scommettono gli hedge fund sono perlopiù slegati dal mondo reale in cui si lavora e si consuma.

Anche l'intreccio con la carne diventa più complicato, si ideologizza perfino, se a tracciare modelli economici del matrimonio (con l'implicito messaggio che ci accoppiamo tutti per denaro, chi più chi meno) è stata proprio quella scuola di Chicago ispiratrice della deregolamentazione finanziaria grazie alla quale siamo in crisi. Ma se, come il personaggio Walter incantato dal personaggio Tommaso, non si scorge differenza tra le colpe della Goldman Sachs e quelle delle cupole mafiose, ci si inoltra in una notte in cui tutti i gatti sono neri; davvero «resistere non serve».

Ci sia concesso di dissentire. Può darsi che al grande casinò della finanza mondiale (come in alcuni casinò veri) alcuni croupier siano divenuti disonesti a causa della quantità di denaro illecito che vi affluisce. Ma forse i giochi sono viziati nell'essenza, talché non basta fissarsi su questo aspetto. I grandi giocatori, pur se puliti, riescono a far pendere il tavolo dalla loro parte; e allora resta possibile costruire un tavolo migliore. Quanto al denaro, anche se di origine lecita può inaridire i rapporti umani, purtroppo.

2 - "IO SONO UN FEROCE BANKSTER"...
Da "Resistere non serve a niente" di Walter Siti, uno scambio di battute tra il narratore e Tommaso, il protagonista, al loro primo incontro.

"Tu per esempio, come hai fatto a diventare così ricco?»
«Ebbene lo confesso, sono un feroce bankster...».

«Non c'entra niente la famiglia? visto che ti chiami Aricò, pensavo...».

«Hi hi, a ricco', no, non è un diminutivo per "riccone"... credo che il cognome sia siciliano, ma ce ne sono anche a Venezia e mio padre s'è trasferito a Roma da Jesolo».

«Dunque è tutta farina del tuo sacco?».

«Me la cavo benino, non posso lamentarmi... gestisco un hedge fund che ha una sede a Milano e una a Roma... non so se ci hai sentito nominare, il fondo "Persona"... alla fine dell'anno puoi guadagnare molto se ti trovi dalla parte giusta della scommessa» .

«Non ho idea, il denaro l'ho sempre solo fantasmato... ho sempre pensato datemi tanti soldi e alla mia felicità ci penso io».

«Stupendo... è un'idea da poveri... anche la Gabry dice così... in realtà il bello dei soldi è non usarli... o considerarli come quelli del monopoli».

 

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