1- MA LO SA IL CONDANNATO (A UN ANNO E TRE MESI) DELLA VALLE COSA VUOL DIRE METTERSI CONTRO GUIDO ROSSI, IL PIÙ POTENTE (EUFEMISMO) AVVOCATO DEL BELPAESE? 2-ROSSI MICA È UN ALTRO GERONZI ORMAI STRACOTTO DA POTER PUGNALARE ALLA SCHIENA (FU IL CESARONE A COOPTARLO COME CONSIGLIERE INDIPENDENTE NELLE GENERALI) 3- LO SCARPARO IMPALLINATO DALLA GIUSTIZIA SIBILA ALL’EX COMMISSARIO FIGC: " SPIEGHI COSA È SUCCESSO SU CALCIOPOLI. HA IL DOVERE DI RICOSTRUIRE I FATTI PUBBLICAMENTE" 4- IL PROF INCAZZATISSIMO: "GIÀ TUTTO SPIEGATO DAI TRIBUNALI. PARLANO LE SENTENZE" 5- TRA I DUE LITIGANTI, SBUCA IL GRANDE PUZZONE DI CALCIOPOLI, LUCIANONE MOGGI: “DOPO IL FLOP DEL TAVOLO DELLA PACE ORGANIZZERÒ IL TAVOLO DELLA VERITÀ. NESSUN TAVOLO POTRÀ RIMUOVERE GLI STRASCICHI DI CALCIOPOLI SENZA CHE SIA FATTA VERA GIUSTIZIA E SENZA CHE SIA REVOCATO LO SCUDETTO 2006 ALL’INTER”

1 - IL FALCO DELLA VALLE CONTRO GUIDO ROSSI
Fulvio Bianchi per "la Repubblica"

Il giorno dopo il fallimento del tavolo della pace, ecco che i veleni di Calciopoli tornano prepotentemente a galla. Diego Della Valle, patron della Fiorentina, sicuramente fra i protagonisti più vivaci mercoledì al Coni, attacca l´ex commissario Figc, Guido Rossi. «Deve spiegare cosa è realmente accaduto, assumendosi le proprie responsabilità». Pronta la replica del Professore, seccatissimo, che ricorda le sentenze già emesse:

«Adempio volentieri all´invito di Della Valle. Calciopoli è in ambito sportivo quanto accertato dalla giustizia federale e dal Coni; in ambito penale quanto deciso dalla magistratura penale; in ambito amministrativo quanto pronunciato dalla giustizia amministrativa. Il rispetto nelle istituzioni e nel loro corretto operare, mi esimono da ulteriori commenti. La mia personale esperienza è comunque stata in ogni caso dettagliatamente illustrata in parlamento e al presidente del Coni, Gianni Petrucci».

Il processo sportivo ha sancito la responsabilità di Andrea e Diego Della Valle (condannati a 1 anno e un mese di sospensione l´uno e 8 mesi l´altro) e della Fiorentina (che nel 2007 perse la Champions League e partì da -15 in campionato); mentre quello penale ha visto la condanna di entrambi i Della Valle a un anno e tre mesi di carcere.

E proprio Diego Della Valle, al tavolo Coni, era stato in prima fila per respingere il documento scaturito dal lungo vertice perché si aspettava una presa di posizione netta contro l´intero percorso di Calciopoli e soprattutto contro quelle che lui considera «condanne-farsa» del 2006, con il coinvolgimento del suo club. Più conciliante invece la posizione di Andrea Agnelli e Massimo Moratti nel sottoscrivere il testo "soft" studiato a lungo e preparato da Petrucci e Pagnozzi, tanto che ieri, a Torino, il n.1 del Coni ha avuto parole di forte elogio nei confronti del presidente bianconero.

Ma Della Valle è stato intransigente, così come ribadito ieri: «Ringrazio Petrucci, ma la condivisa volontà di tutti nel voler pacificare gli animi deve prima passare attraverso una analisi chiara e onesta di quanto a suo tempo accaduto. Serve che i protagonisti di allora facciano pubblicamente chiarezza. Per quanto mi riguarda è Guido Rossi primo tra tutti che deve pubblicamente spiegare che cosa è realmente accaduto allora assumendosi le proprie responsabilità.

È lui che ha il dovere di ricostruire i fatti e darne spiegazione pubblica a tutti quelli che vogliono conoscere la verità». Registrata la replica di Rossi, non resta che darsi appuntamento alla prossima puntata del tormentone Calciopoli. Che è prevista per febbraio, quando il tribunale di Napoli depositerà le motivazioni della sua decisione. Nell´attesa, un altro rinvio a giudizio per Moggi: «Diffamò Facchetti».

2 - DOPO IL FLOP DEL TAVOLO DELLA PACE ORGANIZZERÒ IL TAVOLO DELLA VERITÀ
Luciano Moggi per "Libero"

Ci sembra abbastanza evidente, e ce ne dispiace, che Petrucci abbia fallito in questo "tavolo della pace": chiare appaiono le speranze mal risposte e anche gli errori fatti. Il sì al tavolo da parte di Agnelli e Moratti doveva essere preso per tale o poco più, non certo come remissione di posizioni precostituite.

Il resto è stato tutto molto confuso: l'elenco dei partecipanti, chi doveva esserci ma non c'era, chi non si sapeva perché ci fosse, allo stesso tempo le rassicurazioni che chi doveva sapere sapeva, con l'idea, fattasi largo tra molti, che il capo del Coni avesse forse un asso nella manica.

E ragionando proprio sui dubbi, qualcuno si era convinto che non si sarebbe affatto parlato dello scudetto 2006, poi l'indiscrezione clamorosa (e fallace): Agnelli, a seguito di pressioni ricevute all'interno del club, avrebbe fatto un passo indietro rispetto alle posizioni radicali di partenza. Ciò che ne è venuto fuori sgombra il campo da queste supposizioni, esalta il temperamento di Agnelli, rimuove le inquietudini del popolo bianconero, dimostra che Petrucci ha portato avanti il tentativo senza avere nessuna carta valida in mano. Il che significa che il presidente del Coni non ha pesato adeguatamente gli strascichi di Calciopoli, che nessun tavolo potrà rimuovere senza che sia fatta vera giustizia e senza che sia revocato lo scudetto 2006 all' Inter.

Tutto inizia nel 2006 Ricordiamo i termini della questione: nel 2006 tra processi farsa, intercettazioni sparite o dirette in un'unica direzione, il commissario della Figc Guido Rossi interpreta a suo uso il parere di "saggi" da lui nominati e trasferisce all'Inter lo scudetto di quell'anno, senza preoccuparsi del conflitto d'interessi che nasceva dalla carica di componente del Cda che aveva ricoperto all'interno del club nerazzurro; giustificando quel regalo con presunti valori etici che l'Inter avrebbe avuto, e c'era già invece una condanna per il club e un suo dirigente per falsificazione dei documenti di Recoba.

Sono passati degli anni ed è occorso un improbo lavoro prima che la verità venisse alla luce, mettendo allo scoperto, con le intercettazioni ritrovate, i comportamenti tenuti dalla dirigenza dell'Inter, da Facchetti e Moratti, punibili per illecito sportivo, mai addebitato alla Juve, per la quale dovette essere inventato addirittura un illecito strutturale.

La configurazione di questi illeciti è stata fatta dal Procuratore Palazzi al termine di un'in - chiesta sulle nuove fonti di prova ma non si è potuto procedere ai rinvii a giudizio per prescrizione. Intanto in quei giorni il presidente della Figc Abete aveva detto che «l'etica non va in prescrizione», suggerendo a Moratti di rinunciarvi, ricavandone quasi sberleffi. La Juve allora si muove, chiede che lo scudetto 2006 venga revocato, e a quel punto si scopre che tutti sono incompetenti.

Ora è il caso di parlare chiaro: se l'etica non va in prescrizione e lo scudetto 2006 è nella bacheca dell'Inter solo per prescrizione, è evidente che non può rimanerci per cui Abete, invece di inventarsi nuovi gradi di giudizio, avrebbe dovuto assumere un semplice provvedimento conseguenziale. Non succede invece niente, Petrucci non fa un passo e Moratti con tono sarcastico ci mette del suo, quello scudetto non lo restituirà mai.

Chi ci sta? In conclusione Petrucci fallisce un po' per sopravvalutazione del suo ruolo, sicuramente per colpe non sue ma di Abete e di Moratti, il primo colpevole di non aver adottato una semplice revoca avallando anzi un modo di procedere del tutto abnorme da parte della Figc, il secondo perché avendo capito il gioco, non ha voluto restituire uno scudetto che non gli appartiene, né sul campo, nè fuori, perché dovunque la collochiamo, l'eti - ca non abita in casa nerazzurra.

Abete definisce la Figc «un organo super partes» e poi sproloquia di «coscienza a posto», e di «buona fede e trasparenza». Se la trasparenza è il sotterfugio usato per adottare e poi nascondere la radiazione già comminata e poi cancellata a Preziosi, Abete dovrà misurarsi proprio con quella coscienza che ritiene a posto.

Non è un palazzo di vetro la Federcalcio, va avanti per decisioni di cui forse si vergogna, tanto che le nasconde. Visto e sentito quanto successo con il "tavolo della Pace", noi ne proponiamo un altro, "Quello della Verità" al quale far sedere i Sig.GuidoRossi, Franco Baldini, Giancarlo Abete, Auricchio e Narducci da una parte, il sig. Moggi Luciano dall'altra assieme alle tante intercettazioni che sono state rinvenute nonostante... Attendiamo conferma delle adesioni per fissare data e ora.

 

DIEGO DELLA VALLE E FRATELLO ANDREA lapr guido rossi 11petrucci foto mezzelani gmt lapr massimo moratti 03giacinto facchetti GIANCARLO ABETE DIEGO DELLA VALLE E LUIGI ABETE - copyright PizziAGNELLI - MOGGI super pagnozzi foto mezzelani gmt franco baldini02 lap

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?