carlo verdone un sacco bello

UN SACCO VERDONE! DAL 27 APRILE, PER TRE GIORNI, TORNA IN SALA “UN SACCO BELLO” IN VERSIONE RESTAURATA DALLA CINETECA DI BOLOGNA - “ERA UNA COMMEDIA PICCOLA MA RIVOLUZIONARIA. IL SUCCESSO? NON LO IMMAGINAVO PER NIENTE. ALLA PRIMA PROIEZIONE PER I CRITICI, SERGIO LEONE MI VEDE NERVOSO, STRINGE IL PUGNO E DICE: "IO 'STO FILM LO TENGO COSÌ. STAI IN BUONE MANI" – "MARIO BREGA? ERO A CASA DI LEONE QUANDO ENTRÒ CON LE CASSETTE DI FRUTTA, LAVORAVA ANCORA AI MERCATI GENERALI DI OSTIENSE. LO SENTII PARLARE E DISSI: "QUESTO È IL PADRE PERFETTO DEL FIGLIO DEI FIORI" – "TROISI? UNA VOLTA ANDAI A CASA SUA E TROVAI MARADONA CHE ASPETTAVA IL CAFFÈ. MI INCHINAI QUASI PER ISTINTO. E DIEGO MI DISSE CHE…” – VIDEO

 

 

Arianna Finos per “la Repubblica” - Estratti

 

CARLO VERDONE UN SACCO BELLO 3

Il cinema è ancora Un sacco bello. Il film d'esordio di Carlo Verdone torna in 150 sale il 27, 28 e 29 aprile in versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, RTI e Mediaset Infinity. 

 

Era il 1980. Rivederlo oggi? 

«Mi ha colpito. Era una commedia piccola, ma molto rivoluzionaria. 

(...)

 

Qui c'erano maschi sperduti, fragili, spesso disarmati davanti a donne più forti. Il femminismo degli anni Settanta aveva rovesciato i rapporti e sentivo che lì c'era qualcosa da raccontare.

 

E c'era l'ultima immagine di una Roma che aveva ancora un tessuto sociale: la gente che si parlava dalle finestre, il ferramenta, il vetraio, il silenzio dell'estate interrotto dalle cicale, qualche motorino smarmittante.  Oggi senti solo i trolley, i pullman, la folla. Quella Roma la posso riavere solo in quel film». 

 

Ne immaginava il successo? 

CARLO VERDONE UN SACCO BELLO 45

«Per niente. Alla prima proiezione alla Medusa per i critici, Sergio Leone mi vede nervoso, stringe il pugno e dice: "Io 'sto film lo tengo così. Stai in buone mani". Che fortuna avere accanto un gigante come lui, che mi ha dato fiducia». 

 

Leone scelse anche Marisol. 

«Io stavo male, avevo una flebite seria. Leone andò a Barcellona, tornò con tre fotografie. Io ne indicai una e dissi: "È questa". Era Veronica Miriel. Lui: "Facciamola venire. Sbrigati a guarire". Lei capì il personaggio, materna verso il povero Leo. L'ultimo giorno di riprese mi dice: "Portami in Piazza Navona". Davanti alla fontana si alza la maglietta, si toglie i pantaloni, resta in mutande e si butta nell'acqua. Si raduna la folla, io urlo: "Esci, arrivano i vigili". Lei: "Roma è meravigliosa". Esce, si rimette la t-shirt bagnata e trasparente, fuggiamo in Lambretta inseguiti dai coattoni in scooter». 

 

E Mario Brega "comunista così", coi pugni alzati? 

«Nei film di Leone menava e basta, non diceva battute. Sono a casa di Sergio quando entra Brega con le cassette di frutta, lavorava ancora ai mercati generali di Ostiense. Lo sento parlare e dico: "Questo è il padre perfetto del figlio dei fiori".  Leone è perplesso, facciamo un provino e Mario, quando capisce che farà il film, mi abbraccia così forte che mi stritola». 

 

E poi Don Alfio, il professore, il cugino Anselmo, tutti fatti da lei. 

«Oggi col digitale è facile, ma io usai una Mitchell, oscurando una parte dell'obiettivo: dovevi essere perfetto nei tempi dei monologhi». 

CARLO VERDONE UN SACCO BELLO 5

 

Che fine hanno fatto l'ingenuo Leo, il bullo Enzo, l'hippie Ruggero? 

«Non hanno combinato granché.  Leo non s'è mai innamorato, il bambino di Dio si è ritirato in campagna, il bullo è ancora più solo, a millantare storie come i ragazzi che incontravo al bar di via dei Pettinari». 

 

Il ricordo più tragicomico del set? 

«Non avevamo nemmeno la roulotte. Mi cambiavo per strada vicino all'Anagrafe, con tremila persone che passavano, la troupe che mi faceva schermo con una tenda e due giacche. Non c'era un bar per fare pipì, e riecco la tenda: non riuscivo e loro, per stimolarmi, "pss pss". Ero disperato e quelli mi dicevano: "È il tuo primo film, devi faticare". Lo girammo in cinque settimane e due giorni. In quegli anni avevo una forza bestiale». 

 

carlo verdone con i figli giulia e paolo

Mai pensato "non ce la faccio"? 

«Mai. L'unica cosa che mi minò fu quando invitai di nascosto la mia futura moglie Gianna a vedere il film. Non rise mai. Alla fine le chiesi: "Che mi dici?". E lei: "Bisogna vedere il pubblico come lo prende".  Entrai in un'ansia tremenda». 

 

 

 

(...)

 

Con Troisi eravate amici. Ricordi? 

«Tanti. Una volta lo trascinai al cinema. Era spaventato dalla gente: scivolò in sala all'angolo, cercando di nascondersi come davanti a una folla oceanica, quando c'erano dieci persone. A un certo punto urlai: "C'è Troisi in sala!". Tutti a chiedere autografi, lui si allarma, ce ne andiamo. Un'altra volta vado a casa sua, apro la porta e mi trovo Maradona seduto, che aspettava il caffè. Mi inchinai quasi per istinto.  E Maradona mi disse che aveva visto un mio film e si era divertito». 

 

carlo verdone un sacco bello

Molte sale sono sold out. Come spiega "Un sacco bello" a un ventenne che va a vederlo? 

«Gli dico che dentro c'è Roma, ci sono personaggi solitari, verità e sincerità, il taccuino di un regista. E che vedrà di sicuro qualcosa che conosce già, anche se non ci aveva mai fatto caso. Perché tutto quello che c'è in Un sacco bello, in un modo o nell'altro, l'abbiamo visto tutti.  Solo che spesso siamo distratti e non ci fermiamo sui dettagli». 

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