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FEDEZ SFANCULA JOVANOTTI E VECCHIONI D'ITALIA - DA SALVINI ALLA MADONNA COL VOLTO DI BARBARA D’URSO, IL RAPPER CONTRO TUTTI: “BLASFEMO? PER ME LO È DI PIÙ VEDERE UN ROLEX AL POLSO DI CHI DEVE RAPPRESENTARE CRISTO”

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Andrea Laffranchi per il “Corriere della Sera”

 

L’Italia secondo Fedez. Il concerto del rapper non è fatto solo di canzoni. Nel Pop-hoolista Tour che sabato e domenica ha portato 26 mila persone al Forum di Assago, Fedez ci ha messo tante parole. Quelle delle rime taglienti dei brani e anche quelle di monologhi altrettanto affilati (firmati con Matteo Grandi) che giocano sulle definizioni di termini come populismo, coerenza, meritocrazia, amore e conformismo.

 

«Il mio è uno spettacolo lento. Sfioro il teatro canzone, faccio un concept show», raccontava Federico dietro le quinte.  Palco a 360 gradi piazzato in mezzo alla platea e con un podio tutto per lui. Si parte con un video in cui Fedez interpreta un politico di una fantomatica Repubblica delle Banane che fa promesse irrealizzabili (come investire nella ricerca delle frasi di Tiziano Ferro nei Baci Perugina per toglierle dal mercato dei diabetici innamorati).

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Sarà anche fantomatica ma assomiglia, nelle idee del rapper, all’Italia di oggi. Ed ecco su uno schermo le dichiarazioni contro Fedez di Gasparri, Salvini e altri. Il rapper, col suo appoggio esplicito ai 5 Stelle, ha fatto discutere la politica. «Non ho paura di essere strumentalizzato. Anzi forse sono io che strumentalizzo la politica. Comunque ringrazio i detrattori: nonostante il successo non sono diventato come loro», diceva poco prima del debutto. 
 

In quasi due ore ci sono tutte le sue hit, ci sono Noemi, Francesca Michielin e Lorenzo Fragola che duettano, e ad accompagnarlo nel racconto la voce di Francesco Pannofino e i video del fumettista underground Dr. Pira. L’Italia «dove vince il cognome e non il merito» è illustrata dalle foto delle dinastie che hanno prodotto figli (o nipoti) di: Facchinetti, De Sica, Mattarella, Bossi, Mussolini… 
 

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Fedez rivendica l’incoerenza dell’artista, cita Caravaggio e si fa difendere da Francesco De Gregori: «Io guardo solo l’autenticità degli artisti — dice il cantautore in un filmato —. Chi si concentra sulla coerenza spicciola spesso è invidioso». Con De Gregori è amicizia cross-genere e cross-generazionale: «Ci sentiamo spesso. È uno che segue tutti gli aspetti del suo lavoro e in questo ci assomigliamo». Il conformismo è illustrato da una battuta fulminante: «Amate gli One Direction? Vi piace Gasparri? Anche ai gatti piace leccarsi le parti intime».

 

E poi frecciate per Povia e Il Volo. Ci sono trovate a effetto. Un travestimento da assorbente macchiato per parlare di pubblicità (caduta di gusto o provocazione trash?), un dipinto della Madonna con il volto di Barbara D’Urso protettrice della tv del dolore o l’enorme orologio con un Gesù in croce a fare da lancette che lancia «Cardinal Chic». «Blasfemo? Per me lo è di più vedere un Rolex al polso di chi dovrebbe rappresentare Cristo». 
 

In platea ci sono molti bambini. Che magari manco sanno chi è Nicole Minetti o ignorano la vicenda Eternit (temi di altri passaggi) o che non colgono l’ironia di «Alfonso Signorini (eroe nazionale)». «Ho un pubblico di adolescenti. Non cerco i 40enni: il pubblico di Vasco è già di Vasco. E se è vero che questo non è uno spettacolo per chi ha 11 anni, va bene che ci siano anche i bambini: tutti i grandi artisti sono partiti come teen idol», spiegava. Viene da pensare al percorso di Jovanotti.

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Stessa determinazione e stessa forza comunicativa. Con il Pop-hoolista Tour, Fedez alza l’asticella dei concerti hip hop in Italia. Ma si chiama fuori dal genere: «Non mi interessano le categorie. I rapper che parlano di quanto sono duri e puri lo fanno perché non hanno altro da dire». 

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