tortora chi l'ha visto tv del dolore

SBRANATI DALLA TV DEL DOLORE - DA ENZO TORTORA AL SERVIZIO DI “CHI L'HA VISTO?” SULL’OMICIDIO NOEMI: DAVANTI AI FATTI DI CRONACA PIÙ VIOLENTI L'INFORMAZIONE TORNA A INTERROGARSI SULL’USO DELLE IMMAGINI: TESTIMONIANZA DI VERITA’ O VOYEURISMO INSISTITO? – PIROSO RICORDA QUANDO TORTORA SCRISSE ALLA COMPAGNA: “NON MI PARLARE DEL GIORNALISMO ITALIANO. È MERDA PURA”

 

Antonello Piroso per La Verità

Enzo Tortora-in-manetteEnzo Tortora-in-manette

 

Il sonno della ragione genera mostri. La sua paraculaggine genera programmi tv, giornali, siti internet e social network in cui le mostruosità vengono esibite. Sempre in nome della completezza dell' informazione, non sia mai. Perché the show must go on, per un punto di share, una copia, un click sul computer in più.

 

A Chi l' ha visto?, per partire dall' ultimo caso, l' inviata a casa dei genitori di Lucio, l' assassino di Noemi Durini, ha così comunicato loro la duplice, ferale notizia.

Giornalista: «Hanno ritrovato la ragazza».

Il padre: «Bene, sono contento!».

Giornalista: «Morta».

La madre: «Nooo!»

Giornalista: «Sì, morta. E Lucio ha confessato».

 

chi l'ha vistochi l'ha visto

Il tutto - lo shock, le urla belluine - ripreso dalla troupe e puntualmente mandato in onda. Alle critiche, comprese quelle dei sindacati dei giornalisti, Fnsi e Usigrai, la redazione ha replicato che le immagini della reazione della coppia «non sono state tagliate dal servizio per completezza di informazione (e ti pareva) visto che nel pomeriggio si è appreso che la Procura aveva indagato il padre per concorso in occultamento di cadavere».

 

So what?, chioserebbero gli inglesi, cioè: e quindi? Questo legittima il voyeurismo insistito, tanto più della Rai in quanto «servizio pubblico», il guardonismo mimetizzato sotto la farisaica coperta della deontologia, in nome del comodo alibi della testimonianza di verità?

Un' immagine vale più di mille parole, si ripete come mantra.

Certo: se serve a far uscire la notizia dai confini dell' ambiguità.

 

Così, il filmato dell' omicidio di John Fitzgerald Kennedy, girato da un privato cittadino, Abraham Zapruder, con una cinepresa da 8 millimetri, non andava mostrato per compiacimento, ma perché evidenziava che la teoria dello sparatore Lee Harvey Oswald come lupo solitario era un depistaggio.

Piermario-MorosiniPiermario-Morosini

 

In tempi più recenti, quelli del G8 di Genova del 2001, mostrare la foto della pistola in mano al carabiniere Mario Placanica puntata verso Carlo Giuliani (che tra le mani aveva un estintore), dava tutt' altro sapore alla semplice notizia di «un morto negli scontri» e del «manifestante colpito da una pietra».

 

E bisogna rendere merito a Enrico Mentana di averla fatta vedere la sera stessa al Tg5, non preoccupandosi del cui prodest? e infischiandosene delle eventuali reazioni del suo editore e del presidente del consiglio, che sarebbe finito sul banco degli imputati per la disastrosa gestione dell' ordine pubblico (per la cronaca, si trattava della stessa persona, Silvio Berlusconi appena tornato a Palazzo Chigi).

 

enzo tortora a portobelloenzo tortora a portobello

Nel maggio 2005, quando fu diffuso il video della decapitazione dell' americano Nicholas Berg per mano dei terroristi di Al Zarqawi, Giuliano Ferrara si mise in testa di farlo trasmettere integralmente a Ottoemezzo su La7.

 

Lee Harvey Oswald mugshot Lee Harvey Oswald mugshot

Ci fu un, diciamo così, vivace confronto tra l' Elefantino e Tamara Gregoretti, all' epoca vicedirettore del Tg, e alla fine Ferrara addivenne a più miti consigli e non se ne fece nulla, pur rimanendo lui convinto che la ripugnanza e l' efferatezza di quel tipo di esecuzioni andassero mostrate senza filtri, per far capire la compiuta natura dei fondamentalisti islamici (che a onor del vero non hanno inventato nulla: io sentii parlare per la prima volta di decapitazioni, che non fossero quelle con la ghigliottina della rivoluzione francese, quando la camorra fece ritrovare la testa del criminologo Aldo Semerari appoggiata sul sedile della sua auto nell' aprile 1982).

 

Ferrara comunque le immagini le recuperò poi come foto per il Foglio da lui medesimo diretto.

Jack Ruby spara a OswaldJack Ruby spara a Oswald

Ottobre 2005. A Matrix su Canale 5 viene ritrasmessa la sequenza in cui l' allenatore di calcio Franco Scoglio muore d' infarto in diretta tv mentre è seduto nello studio dell' emittente Primocanale di Genova.

 

Siccome mi sfuggiva quale fosse il «di più» della scelta, rispetto al crudo fatto evidente di per sè, nella copertina del Tg di La7 mi domandai: «Perchè far rivedere un uomo che muore? Cosa aggiunge rispetto alla notizia del decesso?» (Enrico Mentana non la prese benissimo, ma mi concesse il beneficio dell' attenuante perché secondo lui lo avevo attaccato alla ricerca di visibilità, essendo io da un mese arrivato alla vicedirezione del Tg. Mah...).

 

nutinuti

Passano invano alcuni anni, e nel 2011, nello show di Canale 5 Stasera che sera, condotto da Barbara D' Urso (in prima serata, chiuderà ingloriosamente alla seconda puntata), si pensa bene di intervistare Francesco Nuti. L' attore e regista compare in collegamento, seduto su una sedia a rotelle, minato nel corpo e nello spirito e non in grado di parlare. «La pagina più indecente di tv del nuovo millennio», secondo la critica. Farà eco Carlo Verdone: «Se lo potevano risparmiare. Magari più avanti, e noi tutti lo speriamo, Francesco potrà tornare a essere un interlocutore. Ma in quel momento non lo era. Quando feci il film Perdiamoci di vista più d' un conduttore mi rimproverò per la mia critica, ritenuta esagerata, alla tv del dolore. Ho precorso i tempi, visto che "il nuovo film di Nuti", chiamiamolo così, trasmesso da Canale 5, è andato 100 volte oltre».

VERDONE PERDIAMOCI DI VISTAVERDONE PERDIAMOCI DI VISTA

 

Quanto alla carta stampata, nel 2002 l' ufficio del Garante per la privacy censurò l' iniziativa del settimanale Panorama di pubblicare, financo in copertina, foto grondanti sangue della camera da letto del delitto di Cogne.

 

SCOGLIOSCOGLIO

E prima di arrivare ai giorni nostri - con la scelta di trattare la notizia dello stupro di Rimini con termini aberranti, che non possono essere giustificati (come ha fatto il Corriere della sera) mettendo l' occhiello «Le carte», un escamotage che «dà la possibilità di fare tutto», come ha ben argomentato Annalena Benini sul Foglio - non riesco a dimenticare con quale foto nel 2012 il quotidiano Il Tempo corredò in prima pagina la notizia della morte in campo per crisi cardiaca del calciatore Piermario Morosini. Il direttore dell' epoca Mario Sechi optò per il fermoimmagine peggiore: Morosini a terra, a favore di teleobiettivo, gli occhi fuori dalle orbite, rantolante con la lingua tra i denti.

CARLO GIULIANI E MARIO PLACANICACARLO GIULIANI E MARIO PLACANICA

 

Anche in questo caso non mancarono le accuse di mancanza di pietas, da cui Sechi si difese argomentando che quello non era «un» scatto, ma «lo» scatto per eccellenza, e pertanto andava pubblicato con esemplare evidenza.

 

Dal palco dell' auditorium di Roma, dove raccontavo il calvario di Enzo Tortora (con «la foto della vergogna», lui trascinato in manette da due carabinieri, per degradarne l' immagine e l' umanità, in una passerella per la gioia di fotografi e telecamere), mi domandai se Sechi sarebbe stato altrettanto soddisfatto di vedere offerta così, con quel risalto, la foto di un suo parente agonizzante.

 

enzo tortora  enzo tortora

Della patologia di questo tipo di giornalismo, senza voler impancarsi a custodi dell' etica professionale, dovremmo tutti farci carico. È una deriva antropofaga, che divora la dignità delle persone, e di cui Tortora aveva sentito i morsi sulla propria pelle. Come scrisse alla compagna Francesca Scopelliti, avendone ben donde: «Non mi parlare della Rai, della stampa, del giornalismo italiano. È merda pura». Amen.

enzo tortora enzo tortora enzo tortora 3enzo tortora 3ENZO TORTORA - LETTERA A FRANCESCAENZO TORTORA - LETTERA A FRANCESCA

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