1- FERRARA METTE IL DITONE NELLA PIAGA: “SCALFARI CE L’HA APPARENTEMENTE CON LA COINQUILINA MICROMEGA (GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO SPA), MA PARE PIUTTOSTO UNA CHIARA LETTERA INDIRIZZATA A NUORA PERCHÉ SUOCERA CAPISCA: NEL CASO, IL FONDATORE SCRIVE A FLORES D’ARCAIS PER FARSI INTENDERE DAL DIRETTORE/SUCCESSORE EZIO MAURO, CHE SULLE PAGINE DI ‘’REPUBBLICA’’ DA MESI PERMETTE SCORRIBANDE TRA IL MORALISMO E IL GIUSTIZIALISMO CHE INDISPONGONO IL QUIRINALE” 2- E DEL RESTO, SCALFARI STESSO, DOMENICA SCORSA, METTENDO SOTTO ACCUSA “ALCUNI GIORNALI E GIORNALISTI E UOMINI POLITICI”, RICHIAMAVA ESPRESSAMENTE UN PAIO D’INTERVISTE DEI MAGISTRATI PALERMITANI A ‘’REPUBBLICA’’. E CONCLUDEVA: “RESTA IN PIEDI E MI ADDOLORA CHE ALCUNE PERSONE ALLE QUALI SONO LEGATO DA PROFONDA AMICIZIA E STIMA ABBIANO…”. ED È DUBBIO CHE TANTA SOFFERTA STIMA E TANTA EVOCATA AMICIZIA SCALFARIANA SIANO RISERVATE A ‘’MICROMEGA’’ O A TRAVAGLIO

1 - MICROMEGA E LE CITAZIONI...
Lettera di Paolo Flores d'Arcais direttore di MicroMega a "la Repubblica"

Ieri, in questa rubrica, Eugenio Scalfari ha diffidato MicroMega dall'utilizzare in florilegio brani di suoi articoli o dichiarazioni. MicroMega ha più volte utilizzato citazioni, anche molto più lunghe, di numerosi autori, in conformità alle vigenti leggi sul diritto d'autore e alla convenzione di Berna, uniformandosi anche a un parere legale dello studio "Ripa di Meana e associati" chiesto nel 2008 dal Gruppo Espresso a nome di MicroMega, testata del Gruppo. Alle disposizioni vigenti MicroMega continuerà a conformarsi anche in futuro.

2 - IL PIZZINO DI SCALFARI (CON DEDICA A MAURO)...
Da "il Foglio"

Ha fatto bene Marco Travaglio, sulla prima pagina del Fatto, e sotto la titolazione "Codex Scalfarianus", a dare la "massima solidarietà ai colleghi di Repubblica": ne avevano decisamente bisogno. E non aveva ancora visto tutto. Nel mirino dell'accompagnatore vocale di Battiato il lungo editoriale domenicale di Eugenio Scalfari: purtroppo, nella fretta di arrivare almeno quarantott'ore dopo, si è perso il breve straordinario "pizzino" che il Fondatore, con feroce understatement, proprio ieri ha affidato alla rubrica delle lettere del suo giornale, tra finanzieri che rivendicano con orgoglio il loro lavoro e missive sul diritto allo studio.

Scalfari ce l'ha apparentemente con la coinquilina MicroMega (Gruppo Editoriale L'Espresso spa, via Cristoforo Colombo 149), che ha pubblicato, senza preventiva autorizzazione, un "breve brano tratto da un mio scritto". Avvocatesca la conclusione, sprezzante il tono: "Diffido pertanto la direzione di MicroMega di utilizzare miei scritti senza avermene preventivamente chiesto il permesso, permesso che - lo dico fin d'ora - non sarà mai comunque concesso".

Pare piuttosto una chiara lettera indirizzata a nuora perché suocera capisca: nel caso, il Fondatore scrive a MicroMega per farsi intendere dal Direttore/Successore Ezio Mauro, che sulle pagine di Repubblica da mesi permette scorribande tra il moralismo e il giustizialismo - impreziosite dalle suggestive evocazioni del professor Zagrebelsky - che forse non poco indispongono il Quirinale e certo moltissimo irritano il Fondatore.

Così, paradossalmente, la reale intenzione del "pizzino" scalfariano viene rivelata - con ventiquattr'ore d'anticipo, dopo il ritardo di quarantotto sull'editoriale di domenica - proprio dallo scritto travagliesco: che in Repubblica indica (e a Repubblica dà sportivamente merito: "Fu la prima a pubblicare...") la fonte degli scoop sulle intercettazioni delle conversazioni tra Mancino e il Colle.

E del resto, Scalfari stesso, domenica scorsa, mettendo sotto accusa "alcuni giornali e giornalisti e uomini politici", richiamava espressamente un paio d'interviste dei magistrati palermitani a Repubblica. E concludeva: "Resta in piedi e mi addolora che alcune persone alle quali sono legato da profonda amicizia e stima abbiano...". Ed è dubbio che tanta sofferta stima e tanta evocata amicizia scalfariana siano riservate a MicroMega o a Travaglio.

3 - SCALFARI CONTRO FLORES "NON USARE I MIEI PEZZI"...
Jacopo Iacoboni per "la Stampa"

Non è usuale vedere la firma di Eugenio Scalfari nella pagina delle lettere di Repubblica, il fondatore che scrive una missiva indirizzata - senza nominarlo - a Paolo Flores d'Arcais, reo di aver pubblicato «in modo improprio» alcuni suoi articoli su Micromega.

Nell'ultimo fascicolo su stato-mafia, la rivista - scrive Scalfari - «ha pubblicato un breve brano tratto da un mio scritto, che non ha nulla a che vedere con quel dibattito e la cui pubblicazione non mi è stata né richiesta né tanto meno da me autorizzata». La conclusione è tagliente: «Diffido la direzione di Micromega di utilizzare i miei scritti senza avermene preventivamente chiesto il permesso; permesso che - lo dico fin da ora - non sarà mai comunque concesso».

La querelle è vertiginosa, sintomo di una divisione che supera il giornalismo e investe l'Italia che abbiamo davanti. Due sinistre si danno battaglia da giorni a proposito dell'inchiesta palermitana sulla trattativa stato-mafia. Tra polemiche, accuse, rotture di antichi legami. Come scrive proprio Flores alla Spinelli, nel numero che ha suscitato l'ira funesta di Scalfari, «cara Barbara c'è un mondo di impegno civile permanente che mi verrebbe da chiamare il "nostro mondo" (...) che sulle telefonate tra Mancino e il Quirinale si è profondamente diviso. Con anatemi pubblici che in privato hanno raggiunto l'insulto». Una divisione latente nel Gruppo Espresso, che edita sia il quotidiano sia Micromega.

È il 18 giugno quando esce la notizia delle intercettazioni tra Nicola Mancino e D'Ambrosio. Nei giorni successivi su Repubblica si leggono i pezzi dei cronisti e degli inviati in Sicilia, i commenti di Franco Cordero, ma anche Scalfari sceglie di tornare in più di una occasione sulla materia. Lo fa l'ultima volta domenica, a ridosso dei funerali di D'Ambrosio, nell'editoriale: «Che D'Ambrosio sia stato aggredito da una campagna di insinuazioni per le sue telefonate con Nicola Mancino non c'è dubbio alcuno (...) è certo che quelle insinuazioni e quelle vere e proprie accuse lo avevano profondamente ferito».

Pochi giorni prima Micromega, con un titolo sintomatico ("Un presidente al di sopra di ogni sospetto"), si apriva con un carteggio tra Flores e Spinelli, intitolato retoricamente "Arcana imperii o Palazzo di Vetro?". A seguire, una collezione di brevi testi scritti in diverse occasioni da difensori strenui del Colle, nella quale Scalfari finisce in una lista assieme a Renato Schifani, Giuliano Ferrara, Paolo Cirino Pomicino (ma anche Bersani, Casini, Veltroni).

Ieri Flores ha scelto di non replicargli, ma lo ha fatto Micromega con un comunicato in cui si ricorda che le leggi sul diritto d'autore e la convenzione di Berna hanno già consentito in passato alla rivista di pubblicare numerose citazioni, «anche più lunghe» di quella scalfariana; e, soprattutto, che la rivista si è avvalsa di un «parere legale dello studio "Ripa di Meana e associati", chiesto nel 2008 dal Gruppo Espresso a nome di Micromega, testata del Gruppo». Come a dire: anche noi siamo la sinistra, non avete l'esclusiva. La chiosa è altrettanto battagliera: a queste disposizioni Micromega «continuerà a conformarsi anche in futuro».

 

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