sgarbi feltri

IL SENSO DI PAPA’ SGARBI PER L’AMORE - VITTORIO FELTRI IN LODE DEL MEMOIR DI GIUSEPPE SGARBI SULLA MOGLIE SCOMPARSA - "QUESTO SIGNORE MI HA TRASCINATO IN UN SOGNO O NELLA REALTÀ? MI HA INTRODOTTO IN UNA FAVOLA PER BAMBINI ANZIANI PER SFUGGIRE DA TROPPA REALTÀ, O È QUESTO AMORE DA VECCHI LA REALTÀ ANCHE DELLA GIOVINEZZA?"

Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

 

FELTRIFELTRI

Grazie a un anziano farmacista, quasi centenario, un uomo che ancora non conosco, ma lo desidero, ho ritrovato insieme nostalgia e buonumore. Non so quanto dura, ma stamattina la frusta del dovere ha vinto più facilmente l' ostilità del mio piede destro alla necessità di scendere dal letto.

 

Non essendo un critico letterario, e tanto meno un filosofo come Eugenio Scalfari, mi limito a trascrivere la mia esperienza.

 

Scivolato sul divano con un libro in mano, ero partito (con la testa e con un dito di whisky) per dimenticare. Il nome sulla copertina era quello lì: Sgarbi. Ammiro Vittorio, mi sono lasciato sedurre dall' idea di ritrovare in suo padre Giuseppe, autore di quel volume presentato come memoir, il presentimento della geniale, frenetica follia del figlio, e così disperdermi in essa, nella montagna di quadri e vasetti di farmacista, quale è la professione che a Ro Ferrarese praticarono i genitori del chiomuto talento.

GIUSEPPE E VITTORIO SGARBIGIUSEPPE E VITTORIO SGARBI

 

L' idea era quella. Farmi trascinare da una prosa misurata al milligrammo, come c' è da aspettarsi da uno speziale, in posti inesistenti e però poetici sedendomi sul naviglio a vela di un vecchio e delle sue memorie di vedovo. Via, al diavolo questo mondo desolato, sigillarsi in un' altra epoca, dove scorre il grande fiume, sempre immobile, sempre uguale.

 

Converrete: dopo il brivido del referendum, guardare la politica di oggi, come mi tocca fare per mestiere, spinge verso l' uscita di sicurezza: la fuga. I soliti capigruppo e capibanda pattinano sul ghiaccio come trichechi, l' unica speranza è che la lastra si spezzi, ma resiste. E tutti - me compreso - a raccontarne i ghirigori, su carta, su video. Deprimente. Da spararsi. Infatti i giornali si stanno suicidando raccontando queste moine da lombrichi.

 

GIUSEPPE SGARBI COVERGIUSEPPE SGARBI COVER

Via, sparire. Lontani dalla noia dei riti funerari fatti passare per serietà, con quell' andare e venire quirinalizio di iene e talpe vestite a festa.

Ed ecco l' inaspettato. Quel libro ha funzionato come una macchina magica. La scrittura, è solo la scrittura ad essere un incanto?

 

Oppure essa è bella perché somiglia alla realtà che vuole raccontare?Se vale la prima ipotesi, dico grazie, è stato un bel giro di giostra, da cui poi però bisogna scendere, e cominciare a rompersi le scatole nel traffico e con i soliti guai. Nel secondo caso, si fa largo un interrogativo che spazza via la tetraggine. Fa pensare che qualcosa allora esiste di oltre e di altro, rispetto alla noia e al già visto.

 

Ho paura a usare la parola, temo si dissolva nel palpito assurdo delle cazzate quotidiane, ma non si può fare a meno di riconoscerlo quando passa: amore. Non si sa definirlo, ma l' ho proprio visto. È venuta su, questa parola che non era solo una parola, nella notte, dalle pagine di quel volumetto, e, giuro, non era un fantasma. Esiste. Non è stata una voce del vocabolario pronunciata da un ragazzino o ripetuta in qualche bugiardo amplesso.

 

RINA CAVALLINI GIUSEPPE SGARBIRINA CAVALLINI GIUSEPPE SGARBI

Siccome ritengo voi lettori degli amici, al punto da regalarmi il proprio tempo e un euro e mezzo per leggermi, vi invito a ripetere il mio cammino: esistono luoghi dove respirare, almeno per qualche momento, e ritrovare il lieve senso o non senso della vita. Vengo al punto, al punto e virgola, ai due punti.

 

Il libro, scritto da un uomo di 96 anni, è dedicato non alle imprese gloriose di statista, che non è stato, e neppure al vedersi fiorire davanti un geniaccio come Vittorio o una perla come la figlia Elisabetta.

 

È semplicemente la raccolta delle frasi, dei dialoghi, degli sguardi che gli ha detto lungo la loro storia di vita insieme la ragazza corteggiata, poi fidanzata, infine moglie, e poi scomparsa. Non dice mai morta, di Caterina Cavallini, detta Rina. Non esiste la morte, solo che è partita, ed è un dolore, ma è più forte l' amore. Rina amata, sempre amata, ancora amata da lui; e lei che amava, ama e amerà anche se non occupa più quel posto, quella poltrona in cucina, vicino al televisore, da cui se n' è andata via troppo presto. Ma ritrovata qui, anche da me, nelle 118 pagine di un libro meraviglioso. Giuseppe Sgarbi,

 

SGARBISGARBI

Lei mi parla ancora, Skira, ? 14. La mia domanda è questa, e resterà anche in voi: questo signore mi ha trascinato in un sogno o nella realtà? Mi ha introdotto in una bolla magica, in una favola per bambini anziani, come diventiamo inesorabilmente tutti, per sfuggire da troppa realtà, o è questo amore da vecchi la realtà anche della giovinezza?

 

Non c' è una trama. Ma c' è questa poltrona vuota. Lo sguardo di Giuseppe, detto da lei Nino, dalla poltrona si sposta e si attacca a ogni cosa, e in ciascuna parla Rina; non c' è il ricordo, ma il presente della memoria.

 

Si erano conosciuti all' università. Due esseri diversissimi. Lui silenzioso, immobile, salvo balzare sulla sella della bicicletta Olympia come un destriero; Rina invece confusa con il fuoco degli esperimenti chimici e il lampo degli occhi. Sempre viaggiatrice, irrequieta, scalpitante. Li hanno uniti non l' identità ma le differenze. Ma le differenze cosa fa sì che non siano muri ma facciano di due una cosa sola? E qui siamo a quella parola che qui si palpa come fosse materia viva e insieme sfugge come la luce. Che cos' è?

 

Veramente è la prova che non moriremo e che vi risiede la sola possibile felicità?

GIUSEPPE SGARBIGIUSEPPE SGARBI

Io non lo so. Proprio non lo so.

Di certo si respira una pace irrequieta, una serenità che è il contrario della noia, una fiducia nel futuro perché esso somiglierà alla memoria di un amore sperimentato sul serio. «Il Paradiso se esiste ha certamente due occhi così».

 

Scrive Giuseppe Sgarbi a Rina, «girasole rivolto alla luce», in una pagina che riporto intera: «Molte delle persone che oggi sono passate da qui mi hanno chiesto quale sia stato il segreto di un amore così lungo. A dire la verità, loro parlavano di matrimonio. Hai fatto caso che nessuno usa più la parola amore? Secondo me è più paura che pudore.

 

D' altronde il pudore è morto da un pezzo, mentre la paura non è mai stata così viva. Forse è proprio la scomparsa del pudore che le ha fatto alzare la testa. È la felicità che fa paura. Forse perché ci sembra troppo breve. Sappiamo presto che passerà e temiamo che il dolore ci lascerà. Il dolore, invece, lo temiamo meno. Sembra un paradosso, ma è così. Perché lui non ci delude mai, dal momento che da lui non ci aspettiamo mai nulla di buono. Sia come sia. Credo che il diritto a usare la parola amore ce lo siamo guadagnato sul campo. Non lo pensi anche tu? E poi: di cosa dovrei avere paura, ormai? Di raggiungerti?

 

GIUSEPPE SGARBI CON MOGLIE RINA E I FIGLIGIUSEPPE SGARBI CON MOGLIE RINA E I FIGLI

Beh? E quale sarebbe il danno? "Il segreto è uno solo", ho risposto, "avere senza possedere". C' è solo un modo per non rischiare di perdere qualcosa o qualcuno che amiamo: non possederlo. Mi guardavano facendo di sì con la testa, ma si vedeva che non capivano.

 

Non capivano che tu e io, Caterina, non ci siamo persi perché non ci siamo mai posseduti. Per noi, amarsi ha sempre voluto dire essere, non avere. Essere l' uno per l' altra: non l' uno dell' altra». Poi però si contraddice meravigliosamente: «Mi hai amato di un amore grande. Talmente grande che, solo a pensarci, mi gira la testa... Ora vorrei provare a dormire. Se non ti dispiace, mi addormenterei qui, sulla tua poltrona. Lei sì che rimarrà sempre tua. E anche io».

 

Non ho nessuna voglia di tornare a descrivere salamelecchi e inganni, ma mi faccio forza. C' è qualcosa di più importante al mondo che ci permette di sopportare tutto questo. Ma ho letto oppure ho sognato?

FELTRI SGARBIFELTRI SGARBI

 

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