SMARTPHONE E BUOI DEI PAESI TUOI: IN CINA APPLE PERDE TERRENO CONTRO LA LOCALE XIAOMI

Paola Jadeluca per "Affari&Finanza-La Repubblica"

Ha sorpassato Apple in Cina e ora si accinge a preparare l'assalto al mercato occidentale. Lei Jun, fondatore e Ceo di Xiaomi, il marchio di cellulari più venduto nel Dragone, scommette su Hugo Barra, ex Ceo di Google, per creare un brand globale.

Dice di non voler più sentirsi paragonare a Steve Jobs, di sentirsi addirittura offeso. Ma alla presentazione dell'ultimo cellulare si è presentato ancora una volta in maglietta nera e jeans su un palco, come usava fare il fondatore di Apple, con le gigantografie dell'hongmi, "riso rosso", un telefonino ultrapiatto rosso fiammante, ma anche straordinariamente simile a un iPhone.

Stavolta ad affiancarlo c'era Hugo Barra, già vicepresidente di Google, che a ottobre lavorerà con Lei Jun nella sede di Pechino. Di fatto negli ultimi tempi Lei Jun ha sempre dichiarato di sentirsi più simile a società come Google e Amazon, piuttosto che alla Apple. O, ancora meglio, di voler fare una sintesi di tutte e tre. Non ha tutti i torti: il mercato sta cambiando velocemente, Nokia ha dovuto vendere a Microsoft, Microsoft lancia il suo tablet in una ottica di verticalizzazione integrata.

Insomma, tutto è in movimento. Ma intanto la società di Lei Jun, o meglio dire il suo brand, è diventato famoso proprio perché i telefonini targati Xiaomi, lanciati nel 2011, hanno superato in Cina per vendite gli iPhone. Per capire l'importanza di questo sorpasso bisognerebbe trovarsi in uno degli store Apple di Pechino o Shanghai o delle altre città quando parte la vendita dei nuovi modelli, code fuori, folle di giovani e meno giovani impazienti del nuovo acquisto. Il fascino del marchio occidentale è fortissimo.

Ma intanto anche l'hongmi è andato a ruba: in 90 secondi 100.000 pezzi venduti e sono partiti 7,45 milioni di ordini pre-vendita. E finora le vendite sono state tutte fatte esclusivamente online. La ragione di tanto successo sta in due concetti: cheap & chic, basso costo ma alta qualità. "Riso rosso" costa infatti circa 100 dollari, contro i 600/700 dell'iPhone e i 500/600 circa del Samsung Galaxy. Un prezzo accessibile anche alla nuova classe media cinese, quella che sta facendo grande il mercato. Il sorpasso su Apple prova che la strategia è giusta.

«Xiaomi ha saputo fare leva con successo sui social network», commenta Kevin der Arslanian, analista di China market reserach. Spiega Der Arslanian: «Ha capito i desideri dei consumatori e personalizzato i suoi device offrendo un cellulare accessibile ma con un brand autorevole e apprezzato. Di conseguenza è anche in una posizione migliore degli altri cellulari a basso costo per avere successo all'estero, perché non ha fatto leva solo sul prezzo basso ma ha creato un brand divertente e trendy. Su questa strada sarà più abile ad avere successo all'estero di altri brand cinesi». Di brand emergenti e sfide future China market research si occupa da anni.

La società è stata fondata da Shaun Rein, giovane e brillante consulente, autore di un libro diventato un best seller: The End of Cheap China: Economic and Cultural Trends that will Disrupt the World'. I trend economici e culturali che disturberanno il mondo hanno già segnato molte strade: prima l'elettronica, con Lenovo ormai diventato un brand globale.

Haier nell'industria degli elettrodomestici, prima nelle classifiche mondiali. Huawei nelle infrastrutture per le telecomunicazioni ma anche nei cellulari. Zte, altro marchio di cellulari. Sulle passerelle fashion di Parigi, Londra e anche Milano sono approdati stilisti e griffe cinesi, emblema di un cambiamento radicale nel gusto estetico. Xiaomi è la terza generazione di brand, quelli che hanno saputo vestire con stile le tecnologie, unendo il fashion all'hi-tech. Come ha fatto Apple, appunto. Il fashion hi-tech è uno dei settori in più forte crescita tra i prodotti di altagamma.

Nel mondo come in Cina. Xiaomi ha dalla sua una marcia in più, oltre ai prezzi bassi: la crescente popolarità dei brand cinesi tra gli stessi cinesi, oggi animati dalla voglia di veder affermati i valori culturali del proprio paese. in "Brandz top 50 della Cina", il valore delle azioni dei 50 brand più valutati è cresciuto tra il 2010 e il 2012 del 5,85, mentre gli stock nel Msci index delle azioni cinesi ha perso il 5,6%.

I brand cinesi, ribadisce lo studio di Brandz, il più grande database di equity del mondo, stanno crescendo rapidamente di reputazione in ogni tipologia di prodotto. Ma in particolare nelle tecnologie. L'incremento maggiore di valore nel 2013 rispetto al 2012 lo hanno fatto registrare proprio le tecnologie, con una crescita del 35%.

C'erano folle entusiaste al road show di Xiaomi. Hanno assistito anche alla presentazione la Tv Xiaomi, una Smart Tv, la tv che si connette a Internet, e che Lei Jun ha pensato in particolare per i giovani tra i 20 e i 30 anni. Generazione emergente di consumatori, che superata la voglia di imitare gli occidentali, vogliono recuperare in modo moderno le loro tradizioni. Un occhio ai nomi, al brand: xiaomi, piccolo riso, ovvero miglio, hong mi, sempre con il carattere che indica riso, ma anche cibo, il cibo dei poveri, uno dei simboli forti della Cina.

Anche il primo store, aperto in questi giorni a Pechino, è su questa linea: le tv sono esposte in un soggiorno arredato come quello di un appartamento tipico della classe media. Adesso la nuova sfida è esportare il valore di questo brand. Se ne dovrà occupare Hugo Barra, nominato responsabile del business internazionale. Ma Barra non è venuto a fare scuola di occidentalità. Tutto il contrario: ha dichiarato che imparerà il cinese e che vuole capire tutto della cultura e della strategia di Xiamoi. Poi, penserà a come tradurla per gli stranieri.

 

XIAOMI XIAOMI XIAOMI XIAOMI XIAOMI XIAOMI

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)